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Il bilancio al tempo di Alemanno


06 ago

Cinque domande al consigliere comunale del Partito Democratico, Paolo Masini.

di Massimiliano Coccia, per “Le Ragioni”

Il bilancio è la carta d’identità di un Comune e a Roma è da mesi ormai terreno di scontro tra il PDL e il PD. Da una parte l’Armata Brancaleone del Sindaco Alemanno arranca confusa e dall’altra l’opposizione che cerca una via tra l’essere di lotta e di governo. Il risultato è un bilancio fatto di tagli e di lacrime per Roma.
Una Capitale che sembra svuotata del suo futuro e sembra non aver nulla a che vedere con la capitale di un tempo che fungeva da locomotiva del Paese nello sviluppo sociale e culturale. 
Ma Alemanno e la sua Giunta che si apprestano a mettere le mani in tasca ai romani, dove taglieranno? E soprattutto che futuro avrà Roma?
Ne abbiamo parlato con Paolo Masini, consigliere comunale del PD a Roma.

Quali sono le caratteristiche del bilancio in corso di approvazione varato dalla Giunta Alemanno?

Purtroppo la caratteristica principale è quella di varare una serie infinita di aumenti senza offrire miglioramento di servizi e soprattutto senza un piano di rilancio per la città di investimenti strutturali, soprattutto in un momento in cui sia le famiglie che le imprese sono investite da un periodo di forte crisi. Aumentano nidi, refezione scolastica, Co.sa.p (la tassa sul suolo pubblico, ndr), Tari (rifiuti, ndr) in maniera vertiginosa. Un vero salasso per le famiglie romane, che vedranno aumentare anche le piccole cose quotidiane dalle fotocopie rilasciate dagli uffici, ai matrimoni, ai musei. Non c’e’ servizio lasciato inalterato e soprattutto come nel caso simbolico dei nidi diminuisce l’offerta con meno orari e meno posti. Tra l’altro un bilancio che arriva in ritardo clamoroso e che sta mettendo in ginocchio i Municipi che hanno dovuto lavorare con fondi risibili. Municipi che a dispetto dei proclami sul decentramento vedono mortificare il proprio ruolo nei territori.

Da mesi la scuola è sotto attacco incrociato dell’amministrazione locale e del Ministero dell’Istruzione, come cambieranno le tariffe degli asili nido e quali sono state le proposte alternative del PD in consiglio comunale?

L’accoppiata Gelmini-Marsilio sta avendo effetti pesantissimi sulla città. Sono state 216 classi del tempo pieno richieste dai romani alle quali il MIUR aveva dato parere negativo. Solo grazie al lavoro del Pd e dei coordinamenti dei genitori insieme ai dirigenti e al resto dell’opposizione nei giorni scorsi siamo riusciti a recuperare e confermare le 68 classi già avviate l’anno passato.

Sui nidi ci saranno aumenti molto incisivi fino al 50% soprattutto sulle fasce medie, tanto da far ritirare l’iscrizione a molti genitori impossibilitati a pagare le nuove rette.

Il Pd ha chiesto il ritiro delle due delibere nidi e refezione scolastica proponendo di trovare i 9 milioni di euro decurtandoli dalle consulenze sulle quali sono stati messi a bilancio 20 milioni di euro e da altri capitoli di bilancio gonfiati a dismisura rispetto alla reale necessità.

Alemanno appena insediato ha lamentato un buco in bilancio ereditato dalle scorse amministrazioni, come stanno le cose sulla situazione debitoria del Comune?

Così come per la sicurezza anche il buco in bilancio si è rivelato un boomerang per il Sindaco. Infatti ormai è noto a tutti che il disavanzo era legato a mutui relativi alla metropolitana e debiti pregressi dagli anni ‘60 come ammesso dallo stesso Alemanno in uno degli ultimi consigli. La situazione ora è critica come per tutti i comuni italiani soprattutto dopo le scelte del governo di togliere denaro fresco alle amministrazioni locali come l’Ici. A valutare le spese allegre sostenute in questi due anni dal Gabinetto del Sindaco non sembra esserci una situazione di particolare disagio.

E’ vero, secondo indiscrezioni, che pur essendo un bilancio di tagli, il budget per gli emendamenti di ogni singolo consigliere è raddoppiato rispetto allo scorso anno?

La politica sta vivendo un momento particolare. Più si distanzia dalla politica intesa come servizio e più diventa altro. In questo momento non so risponderle nello specifico  alla domanda ma rispetto a questo sono note le mie battaglie. La cosa che mi auguro è che  su ogni centesimo della collettività ci sia una attenta azione di verifica e di controllo affinché ogni iniziativa realizzata abbia  una   ricaduta reale  e concreta nella vita della città. Credo che la politica intesa come servizio  debba partire dalle spese sostenute da un candidato  in campagna elettorale fino al suo atteggiamento quotidiano in aula consiliare. Su questo insieme alle sue competenze e alla propria capacità amministrativa e politica va giudicato

Nella vita dell’Aula com’è cambiata la discussione del bilancio tra la giunta Veltroni e quella Alemanno?

Devo dire che il livello della discussione è purtroppo sceso di molto in questi due anni. Il rispetto dell’Aula, quella laica sacralità dei luoghi delle istituzioni era cosa di tutti i giorni. L’attaccamento alla città e la tensione morale di chi ha amministrato in quel periodo la città facevano il resto. In questi giorni si stanno facendo i lavori di ristrutturazione dell’Aula Giulio Cesare, spero che al ritorno in quella bellissima sala ci sia un cambio di passo anche per non lasciare alibi a chi crede che Roma non debba avere uno status particolare.

Presentazione del libro “Lo sbirro – vita e indagini di Umberto Improta”


24 mag

Quando cade l’acrobata, entrano i clown


30 apr

di Massimiliano Coccia (www.leragioni.it)

Recensione di “Quando  cade l’acrobata entrano i clown -Heysel, l’ultima partita” di Walter Veltroni (Einaudi)

“Bella, come un giorno di maggio.Bella, come questa notte con le finestre aperte. Bella, come te, che dormi nuda e sembri una bambina”, sussurra un uomo alla donna che ama, mentre scruta silenzioso il cielo ripensando a dieci anni di matrimonio in cui l’unica bugia è costituita da un viaggio. Un viaggio a Bruxelles per seguire la finale di Coppa dei Campioni tra Juventus e Liverpool, perché nel 1985 la Champions League si chiamava così, senza strane pronunce, era la Coppa dei migliori, dei campioni veri in campo e fuori come Gaetano Scirea e Agostino Di Bartolomei.

Attorno a questo nodo concettuale intriso di amore e memoria si snoda “Quando  cade l’acrobata entrano i clown” il primo monologo per il teatro scritto da Walter Veltroni che ha il pregio di raccontare in maniera limpida ed onesta la compenetrazione che  la storia ha sulle nostre vite, le tante notti italiane passate con lo sguardo da un’altra parte e i ricordi fissi a quello che abbiamo vissuto. 
La tragedia di Heysel dove morirono 39 persone e ne rimasero ferite 600, smette così di essere un qualcosa di lontano ed entra nel vissuto di una collettività, il ricordo personale allontana le sabbie mobili della morte e restituisce tramite la dolcezza di un monologo tutto quello che si può perdere e non riavere dalla storia. 
Quell’uomo che racconta nella notte assume quindi una dimensione collettiva molto forte ed ecco perché le pagine di Veltroni non sono un normale esercizio di teatro di narrazione o di monologo, ma diventano una sorta di romanzo popolare. Quante volte anche nei nostri letti prima di addormentarci non abbiamo guardato la donna che abbiamo accanto e trovando nella bellezza del corpo una sorta di amnistia generale per i torti, le bugie, i traumi della vita e della storia, ci siamo aperti in quel limbo comunicativo che è la nostra coscienza, raccontando al mondo intero tutto quello di cui abbiamo paura. 
“Quando cade l’acrobata entrano i clown” in poche pagine racchiude tutto questo. Amore. Storia. Memoria. Passione. 
Attendiamo solo di vederlo rappresentato.


Le domeniche di silenzio e di memoria.


25 mar

Recensione di “Sia folgorante la fine” di Carla Verbano, con la collaborazione di Alessandro Capponi.
di Massimiliano Coccia (da Leragioni.it)

“Oggi è domenica. C’è così tanto silenzio, mi fa male, non mi ci abituo”, scrive Carla Verbano. Questa potrebbe essere la sintesi di “Sia folgorante la fine”, il libro che la mamma di Valerio ha scritto con Alessandro Capponi, perché questo libro sembra scritto proprio in quelle domeniche che le vittime del terrorismo conosco bene, dove tutto diventa enorme perché il dolore non ha neanche le attenuanti generiche dettate dal caos della città.

“Sia folgorante la fine” ci racconta di quel 22 febbraio del 1980, quando tre giovani armati e coperti da passamontagna entrarono in casa Verbano, a Monte Sacro, in via Monte Bianco, dicendo di essere amici di Valerio; armati con pistole e silenziatori, entrano nell’appartamento e immobilizzano Carla e Sardo Verbano. Valerio non è ancora tornato e Carla, come spesso racconta, spera che a Valerio capiti un piccolo incidente che gli permetta di non rientrare.
Ma circa un’ora dopo l’irruzione, Valerio rientra a casa e i tre giovani lo assalgono , nella colluttazione Valerio riesce anche disarmarne uno e mentre cerca di scappare verso il terrazzo della casa ma viene raggiunto da un colpo di pistola alla schiena, che gli perforerà l’intestino. Valerio non ce la farà e morirà nell’ambulanza. Si susseguiranno rivendicazioni, alcune assurde, dichiarazioni di pentiti. Certa sembra la natura dell’omicidio, Valerio stava raccogliendo tantissime informazioni sull’estrema destra romana e in particolar modo sui Nuclei Armati Rivoluzionari. Dopo trent’anni, dichiarazioni dei pentiti e con scambi incrociati di accuse, non abbiamo ancora un colpevole per la morte di Valerio.

Ma Carla nel libro ci racconta di Valerio, non solo del suo omicidio, ma ci restituisce il Valerio ragazzo che “faceva sega” a scuola, che parlava con il papà, che ascoltava musica. Quel Valerio così uguale e diverso al tempo stesso a centinaia di ragazzi degli anni ’70 che popolano la storia recente del nostro Paese. Valerio è una ferita aperta nella città, che sanguina ancora, che chiede ancora giustizia. E allora sembra di sentirla nell’orecchio Carla che ti racconta del suo dolore, sottovoce, delle sue giornate passate tra la voglia di verità e il restare al mondo perché dal mondo occorre esigere tutto, anche quello che nessuno vuole dire. E poi quella porta maledetta dove dietro ci sono i volti che uccideranno Valerio, quelle pause per far prendere respiro ad un cuore che in 84 anni ha battuto veloce troppe, tante volte.
Si respira l’aria di una casa sospesa nel tempo di uno sparo, ma si respira anche e soprattutto amore, amore per Valerio, amore per Sardo, il marito, conosciuto lungo una passeggiata sul Tevere, quando sul Tevere ci si poteva ancora innamorare senza essere fagocitati dalle bancarelle. E poi c’è la ricostruzione di quello che è stato, dell’omicidio di Valerio, fatto di nomi, mandanti, rivendicazioni che fanno male come un nuovo omicidio, la solitudine in cui le istituzioni hanno lasciato la famiglia Verbano, dal mancato saluto di Pertini alle Fosse Ardeatine rimasto come un groppo in gola ancora oggi al solo pensiero.
Carla ancora oggi cerca i mandanti e gli esecutori dell’omicidio del suo Valerio, che scriveva un dossier sulla destra eversiva romana, un dossier scomparso che potrebbe suggerire molte cose su quegli anni .
“Sia folgorante la fine” non è un libro celebrativo di un’epoca, è un libro che racconta con maestria narrativa e giornalistica una delle pagine più tristi della storia di Roma, non è una pubblicazione militante, di militante c’è la vita di Valerio che basta a rendere le pagine un inno agli ideali. Le righe sono dense di passione e di voglia di giustizia e verità, sono una lunga ballata che dovrebbe entrare nei libri di scuola per spiegare ai ragazzi di oggi, che si atteggiano a rivoluzionari da salotto, che la violenza porta solo ad altra violenza.
“Sia folgorante la fine” non è solo un libro su Valerio Verbano, ma è la storia di una famiglia come tante, una famiglia a cui nessuno a chiesto scusa.
Il volume è stato realizzato insieme ad Alessandro Capponi, un giovane e bravo giornalista de “Il Corriere della Sera”, che con la sua penna, accompagna in maniera energica e delicata, i fatti e la storia, senza mai ostruire il flusso di coscienza di Carla Verbano.
Il pregio di questo libro non è solo la scorrevolezza, ma anche e soprattutto l’essere un affresco totale su un epoca e su una generazione; tra le pagine infatti si incontrano nomi e fatti, che non rimangono mai lettera morta ma compongono un tassello del tutto.
“Sia folgorante la fine” è un libro importante, un libro necessario, uno di quei libri che rendono vero l’esercizio a volte asfittico della memoria.

“Sia folgorante la fine” sperando che il pool di magistrati che il Ministro Alfano ha promesso sugli anni di piombo ci dica la verità sulla morte di Valerio e dei tanti ragazzi caduti sotto il piombo di una stagione che ci appare lontana nel ricordo, ma che invade e pervade la nostra assurda contemporaneità.

Massimiliano Coccia

Scrittore in Roma