Posts Tagged ‘Spagna’

Perdere un occhio nella notte dei mondiali. Intervista a Nicola Tanno


06 set

di Massimiliano Coccia per leragioni.it

Intervista a Nicola Tanno, 24 anni, studente. “È molto dura. Tento di avere un approccio estremamente positivo e di non cadere in depressione ma è molto difficile svegliarsi la mattina sapendo che manca un occhio. Tieni conto che sono stato colpito e operato anche alla testa e la cosa è stata vissuta molto duramente da tutti”

Come scriveva Calvino “la vita d’una persona consiste in un insieme d’avvenimenti di cui l’ultimo potrebbe anche cambiare il senso di tutto l’insieme” e l’ultimo evento capitato nella vita di Nicola Tanno, giovane studente molisano che vive a Barcellona, ne ha certamente modificato il percorso, ma non l’insieme. Camminare e festeggiare a Barcellona il mondiale appena vinto dalla Spagna gli è costato un occhio, perché la pratica delle pallottole di gomma che vagano e amputano le vite è una prassi assodata in tantissimi Paesi che a guardarli da fuori sembrano più civili del nostro.  Perdere un occhio è una cosa tremenda, perderlo mentre si è in strada per filmare persone che gioiscono fa partire una spirale di pensieri e idee. Se la palla di Snejder fosse entrata, se l’Olanda avesse fatto piangere di dolore la Spagna anziché di gioia, se un ritardo, se un invito improvviso avesse distolto dall’esultanza, se quel poliziotto avesse sparato in aria, se la violenza nelle piazze non lasciasse ancora drammaticamente il passo a centinaia di notizie che annotiamo. Ma la storia non si fa con i se e con le spirali, ma con i fatti, fatti che Nicola ci racconta in questa intervista.

Nella notte tra l’11 e il 12 Luglio mentre eri in strada a Barcellona a filmare la vittoria della Spagna ai Mondiali, sei stato centrato ad un occhio da un proiettile di gomma sparato dai Mossos d’Esquadra, il corpo autonomo della polizia catalana. Che contesto c’era nella piazza dove ti trovavi e cosa è successo esattamente?

Dopo la conclusione della finale mi sono diretto a Plaça Espanya per fare qualche ripresa con la mia videocamera. Volevo partecipare alla festa degli spagnoli e poi raccontare tutto sul mio blog Diario Catalano e ho trovato un ambiente di festa, simile a quello che si respirò in Italia quattro anni fa. Sono stato per un ora a fare riprese nella totale tranquillità, attorno a me c’era solo gente di tutte le età che celebrava la vittoria della Spagna. Dopo un’ora circa ho visto arrivare veloci sul lato opposto della piazza in cui mi trovavo le camionette dei Mossos. All’inizio non ho prestato molta attenzione a loro ma dopo pochi minuti mi sono reso conto che stavano cacciando dalla piazza il migliaio di tifosi che la occupavano pacificamente. La tensione è cominciata a salire poichè ho iniziato a sentire degli spari finchè mi sono trovato nel mezzo di una ammucchiata di persone che correva terrorizzata per uscire dalla piazza e dietro di me continuavo a sentire questo rumore di spari. Ho dovuto correre per allontanarmi da Plaça Espanya, dietro di me c’erano i Mossos che sgomberavano la piazza. Mi sono messo su una via laterale e i Mossos, intanto, hanno chiuso la piazza a tutti. Per un po’ mi sono riparato di fronte ad un portone di un palazzo con altre persone in attesa che la situzione si stabilizzasse. Io non sapevo minimamente per quale ragione tutti i tifosi spagnoli fossero stati cacciati giacché non ho visto nessun atto di violenza. A questo punto stavo già a 300 metri da Plaça Espanya e avevo già deciso che sarei tornato a casa ma avevo visto un bar, il Mas Frankfurt, e mi ci stavo avvicinando. Il bar era pieno di gente, con dei tavolini e delle sedie esterne al locale tutte occupate. Eravamo lontani dalla piazza e la gente mi sembrava molto più tranquilla; il fatto, poi, che il bar fosse pieno mi ha fatto pensare che il pericolo fosse finito. Ricordo che il mio ultimo pensiero mentre mi incamminavo verso il locale fu riguardo alla scelta di cosa consumare. Al bar non ci sono arrivato: mi sono sentito saltare in aria e per qualche secondo fu come se fossi rimasto sospeso in aria. Attorno a me non sentivo niente, poi mi sono sentito cadere a terra, ascoltavo la gente che urlava, mi sono toccato l’occhio e ho capito subito che mi avevano sparato.

Che reazione ha avuto la gente agli attacchi dei Mossos?

Sul momento la gente era sconcertata e molto impaurita giacchè nessuno ha capito quale sia stato la ragione che ha spinto i Mossos ha sparare e a cacciare le persone dalla Plaça. Tieni conto che io non sono stato l’unico ferito di quella serata: un ragazzo di nome Danny Perez è stato colpito alla gamba da una di queste palle di gomma e ha sporto denuncia. Nei giorni successivi ho ricevuto tantissima solidarietà da parte di tanti cittadini barcellonesi, i quali sono perfettamente coscienti della pericolosità dei Mossos d’Esquadra. Non è infatti la prima volta che questo gruppo commette danni di questo genere: lo scorso anno, da quanto ho appreso dai giornali catalani, ben tre ragazzi hanno perso un occhio per via di queste pallottole. Purtroppo il fatto che i Mossos siano una polizia diretta dalla Generalitat catalana fa sì che si qualcuno ponga la questione nei termini sbagliati. Infatti alcuni hanno visto nella violenza dei Mossos un atto commesso dai catalani contro i tifosi spagnoli il giorno dopo la grande manifestazione catalanista del 10 luglio mentre alcuni catalani difendono a prescindere i Mossos. Sono entrambe posizioni sbagliate ma, fortunatamente, assolutamente minoritarie. La gente di Barcelona si è indignata a prescindere dal colore della divisa e mi ha aiutato in molti modi.

Il Governo Italiano ti è stato vicino in questa situazione? E’ arrivato dalla Farnesina un interessamento di sorta o una richiesta di spiegazioni da parte del Governo spagnolo?

La mia famiglia ha contattato il Consolato italiano appena dopo l’accaduto e c’è stato un incontro. In questa occasione ciò che ha fatto il Consolato è stato consigliarci un avvocato e organizzare un appuntamento con lui, ma alla fine abbiamo scelto di optare per un altro. Non ti nego che nelle prime settimane la mia famiglia ha sentito la mancanza del Consolato, anche semplicemente come appoggio morale. In questi casi per mia madre, mio padre e le mie sorelle che erano tutti in fortissima angoscia qua a Barcelona, anche qualche telefonata da parte delle istituzioni –anche solo per garantire che si sarebbero impegnati a fondo per aiutarci- sarebbero state utili. Successivamente, a circa un mese dall’incidente c’è stato un altro incontro, questa volta richiesto dal Console, che ha assicurato il pieno appoggio nel monitorare che la nostra denuncia non venga dimenticata tra le carte del Tribunale. Per quanto riguarda la Farnesina so che c’è stata un’interrogazione da parte di alcuni parlamentari di PD in cui si chiede al Ministro l’invio alle autorità spagnole di una richiesta di spiegazioni ma per il momento ancora non vi è stata risposta. Mi è stato consigliato concentrarmi su ciò che i Mossos dichiareranno in sede processuale ma personalmente credo che sarebbe utile anche sapere quale sia la versione della polizia sui fatti avvenuti il 12 luglio e se hanno aperto un’indagine interna. Spero che verrà inviata una richiesta da parte delle autorità italiane in tal senso.

Com’è ricominciata la tua vita adesso?

È molto dura. Tento di avere un approccio estremamente positivo e di non cadere in depressione ma è molto difficile svegliarsi la mattina sapendo che manca un occhio. Bisogna stare molto più attenti a mille cose, cambia la prospettiva, le distanze e devo abituarmi a questa nuova realtà. Ciò che è più difficile e più importante è soprattutto dare forza alla mia famiglia e in particolare ai miei genitori che ora vivono qui con me a Barcellona. Tieni conto che sono stato colpito e operato anche alla testa e la cosa è stata vissuta molto duramente da tutti. Ora ho ricominciato il corso di catalano che sono stato forzatamente costretto a lasciare e tra poco comincerò il master in gestione dell’immigrazione che avevo in programma da tempo. Tento di avere una vita normale. Insomma, è dura ma di certo non ho mai pensato di abbandonare questa città e i progetti che avevo, questo sì che significherebbe darla vinta a chi mi ha fatto male.

I metodi violenti delle forze dell’ordine sembrano equivalersi in tutta Europa, partendo dal tuo caso come giudichi la situazione a Barcellona ?

Non voglio esprimere giudizi complessi su cose che so poco (giacché vivo qua solo da Maggio) ma dirò solo quello che so con certezza: dal 1990 in Spagna 23 persone hanno perso un occhio per colpa di queste maledette palle di gomma. Mi pare una cifra abbastanza chiara per dire che dovrebbero essere proibite. Inoltre già lo scorso anno i Mossos si sono resi responsabili di atti di violenza molto discutibili come quelli commessi in occasione dello sgombero dell’Università occupata dagli studenti con una modalità simile a quella commessa nella scuola Diaz a Genova nel 2001 e in occasione delle celebrazioni dei tifosi del Barcellona dopo le vittorie del 2009. Questi ultimi casi dimostrano che il problema dei Mossos non è la loro catalanità e che le loro vittime non sono solo i tifosi spagnoli; il problema dei Mossos è che colpiscono in maniera sproporzionata e utilizzando armi pericolose. Inoltre, credo anche che ci sia un problema di come vengano scelti gli uomini a cui viene affidata la sicurezza dei cittadini. Onestamente, per fare un esempio, colui che mi ha sparato non credo che sia una persona capace di gestire un arma.

Cronaca di una vittoria.


12 lug

di Massimiliano Coccia – Le Ragioni.it

Seguire i Mondiali a Roma è impresa ardua. Avevo scelto il Fifa Fan Fest ma mi sono ritrovato alla Festa dell’Unità.
I presagi sul Fifa Fan Fest non erano i migliori, appena arrivato mi trovo infatti Alemanno che gira per gli stand accompagnato da una fiumana di gente. Decido quindi che assisterò solo ad un tempo della partita in quel posto, penso non posso ritrovarmi a festeggiare il Mondiale con Alemanno.
Tra le due squadre il primo tempo scorre statico tranne che per un meraviglioso colpo in pieno petto di Jong ai danni di Piquet, sembra infatti che colpire in pieno petto l’avversario sia una pratica usuale delle finali. Jong come Zidane quindi, con la differenza che l’arbitro lo grazia e gli concede solo il giallo.
Nonostante una partita macchinosa che ci ha fatto rimpiangere la finale per il terzo e quarto posto giocata sabato, la Spagna detta bene i tempi del gioco e mette in crisi un’Olanda molto catenacciara che non sa sfruttare al meglio le occasioni.
Mentre la partita scorre ho anche modo di notare che il servizio di sicurezza del Fifa Fan Fest si accanisce contro un povero senza dimora che guardava la partita tenendo in mano un guanto e una busta della spesa.
Roma ai tempi di Alemanno: vietato entrare nei salotti buoni con il vestito sporco.
L’arbitro che nel frattempo ha ammonito alla rinfusa decreta la fine del primo tempo ed io trovo giuste alleanze per seguire altrove la partita.
E mentre a Roma impazza il caldo mi rifugio alla Festa dell’Unità di Roma, dove silenziosi si attende la vittoria della socialdemocratica Spagna. E mentre anche il secondo tempo scorre con qualche emozione, Sneijder che si fa parare un tiro incredibile da Casillas.
I tempi supplementari vedono una Spagna decisa all’attacco che si vuole prendere la partita e al 118’ minuto del secondo tempo supplementare Iniesta, il giocatore che non ti aspetti sigla un gol bellissimo che porta la Spagna sul tetto più alto del mondo.
Lacrime e abbracci e la Spagna è Campione del Mondo per la prima volta nella sua storia.
E alla Festa dell’Unità trovano il modo per far arrabbiare gli spagnoli accorsi spegnendo la partita mentre Casillas alza la Coppa del Mondo.
La Spagna ha vinto, lo aveva detto il polpo Paul e lo speravo anche io, che dismessi i panni del cronista, penso di aver visto una finale bruttina, forse normale, ma sono felice per la Spagna, un Paese che finalmente sta uscendo da una lunga transizione democratica. E’ un Paese che ama la vita, cosa che non facciamo più noi, è un Paese che vota con coscienza critica, cosa che noi non facciamo da tempo. Non vorrei scadere nel facile luogo comune del giornalista italiano di sinistra felice perché un Paese rosso abbia vinto, ma vorrei solo far notare che un popolo felice è un popolo che riesce meglio in tanti campi della propria vita sociale e pubblica.
La Spagna ha meritato questa Coppa per i tanti sorrisi negati da Franco, per le tante menzogne di Aznar e per l’impegno che ci ha messo sul campo. E’ un Paese attraversato dal vento, un Paese complesso ma che sceglie.
Mentre Casillas alzava la Coppa del Mondo pensavo che anche noi dovremmo tornare a scegliere e non ad essere scelti, dovremmo tornare ad essere felici e a convocare in Nazionale i giocatori migliori che abbiamo come Cassano, Totti, Del Piero, Balotelli e via dicendo.
Perché lo scegliere la fantasia genera sempre felicità. O almeno ci prova.

Massimiliano Coccia

Scrittore in Roma