Nel caldo tropicale di Roma vago in bella compagnia per i lindi e nuovi Musei e mi imbatto nella mostra di Tullio Pericoli, “Lineamenti. Volto e paesaggio”. Una mostra di cui forse si poteva fare a meno, non per il valore artistico indiscusso di Pericoli, ma per la fragilità del suo allestimento e della sua vicenda compositiva, che basandosi sui ritratti intensi dell’artista a personaggi come Pasolini, Beckett, Scalfari, Saviano, unisce i paesaggi, che non rappresentano l’acme artistico del maestro Pericoli, il tutto è immerso nell’Ara Pacis, sede algida non adatta ad ospitare questa mostra, che poteva dire molto di più se fosse stata corredata dei tanti ritratti o bozzetti dell’autore o dalle bellissime incisioni visibili in vendita all’entrata.
Deluso ma non troppo dalla mostra di Pericoli, mi dirigo verso il Macro di Testaccio, incuriosito da Bernardo Siciliano e le sua “Nude City”, una bellissima raccolta di nudi di grandi dimensioni dove la femminilità dei soggetti si sprigiona dalla tela e avvolge lo spettatore, che si perde tra i lineamenti di una donna troppe volte amata o di una giovane avvolta come a rannicchiarsi nelle sue coperte. Siciliano con maestria e rigore traccia lineamenti umani e lineamenti urbani che quasi si fondono e creano un’unica nudità. Le città sono nude perché visibili, la vita è nuda perché vera. Siciliano sembra aver appreso la lezione dei classici e averla reinterpretata in un misto di realismo e meraviglia che accoglie e persuade.
Anche qui l’unico neo rimane l’allestimento, infatti nella nuovissima sede espositiva della Pelanda, voluta dal Sindaco Veltroni e inaugurata dal Sindaco Alemanno, metà sala riguardante i panorami delle città è al buio, facendo perdere di senso e significato il legame simbolico con i nudi.
Il custode ignaro mi dice che da “oltre due settimane” la struttura versa in parte nelle tenebre poiché i tecnici di Zetéma, la società che gestisce i Musei a Roma, non si sono fatti vedere per cambiare l’illuminazione. Una defezione enorme assolutamente non degna di una città come Roma, che tuttavia lentamente come un gambero torna indietro.
Uscendo dalla Pelanda penso che “l’essenziale è invisibile agli occhi” e una mostra come quella di Siciliano supera anche ostacoli importanti, ma fino a quando la bravura e la bellezza riusciranno a colmare le negligenze della burocrazia?
Seguire i Mondiali a Roma è impresa ardua. Avevo scelto il Fifa Fan Fest ma mi sono ritrovato alla Festa dell’Unità.
I presagi sul Fifa Fan Fest non erano i migliori, appena arrivato mi trovo infatti Alemanno che gira per gli stand accompagnato da una fiumana di gente. Decido quindi che assisterò solo ad un tempo della partita in quel posto, penso non posso ritrovarmi a festeggiare il Mondiale con Alemanno.
Tra le due squadre il primo tempo scorre statico tranne che per un meraviglioso colpo in pieno petto di Jong ai danni di Piquet, sembra infatti che colpire in pieno petto l’avversario sia una pratica usuale delle finali. Jong come Zidane quindi, con la differenza che l’arbitro lo grazia e gli concede solo il giallo.
Nonostante una partita macchinosa che ci ha fatto rimpiangere la finale per il terzo e quarto posto giocata sabato, la Spagna detta bene i tempi del gioco e mette in crisi un’Olanda molto catenacciara che non sa sfruttare al meglio le occasioni.
Mentre la partita scorre ho anche modo di notare che il servizio di sicurezza del Fifa Fan Fest si accanisce contro un povero senza dimora che guardava la partita tenendo in mano un guanto e una busta della spesa.
Roma ai tempi di Alemanno: vietato entrare nei salotti buoni con il vestito sporco.
L’arbitro che nel frattempo ha ammonito alla rinfusa decreta la fine del primo tempo ed io trovo giuste alleanze per seguire altrove la partita.
E mentre a Roma impazza il caldo mi rifugio alla Festa dell’Unità di Roma, dove silenziosi si attende la vittoria della socialdemocratica Spagna. E mentre anche il secondo tempo scorre con qualche emozione, Sneijder che si fa parare un tiro incredibile da Casillas.
I tempi supplementari vedono una Spagna decisa all’attacco che si vuole prendere la partita e al 118’ minuto del secondo tempo supplementare Iniesta, il giocatore che non ti aspetti sigla un gol bellissimo che porta la Spagna sul tetto più alto del mondo.
Lacrime e abbracci e la Spagna è Campione del Mondo per la prima volta nella sua storia.
E alla Festa dell’Unità trovano il modo per far arrabbiare gli spagnoli accorsi spegnendo la partita mentre Casillas alza la Coppa del Mondo.
La Spagna ha vinto, lo aveva detto il polpo Paul e lo speravo anche io, che dismessi i panni del cronista, penso di aver visto una finale bruttina, forse normale, ma sono felice per la Spagna, un Paese che finalmente sta uscendo da una lunga transizione democratica. E’ un Paese che ama la vita, cosa che non facciamo più noi, è un Paese che vota con coscienza critica, cosa che noi non facciamo da tempo. Non vorrei scadere nel facile luogo comune del giornalista italiano di sinistra felice perché un Paese rosso abbia vinto, ma vorrei solo far notare che un popolo felice è un popolo che riesce meglio in tanti campi della propria vita sociale e pubblica.
La Spagna ha meritato questa Coppa per i tanti sorrisi negati da Franco, per le tante menzogne di Aznar e per l’impegno che ci ha messo sul campo. E’ un Paese attraversato dal vento, un Paese complesso ma che sceglie.
Mentre Casillas alzava la Coppa del Mondo pensavo che anche noi dovremmo tornare a scegliere e non ad essere scelti, dovremmo tornare ad essere felici e a convocare in Nazionale i giocatori migliori che abbiamo come Cassano, Totti, Del Piero, Balotelli e via dicendo.
Perché lo scegliere la fantasia genera sempre felicità. O almeno ci prova.
Primavalle 1973. Un commando terroristico appartenente a Potere Operaio appicca il fuoco nella casa della famiglia di Mario Mattei, segretario della sezione dell’MSI del quartiere.
Stefano e Virgilio Mattei di 10 e 22 anni muoiono tra le fiamme.
Primavalle 2010. Un bambino gioca a pallone, il pallone rimbalza contro un muro.
Un ragazzo poco più che ventenne ricerca tra libri e ritagli di giornale per capire la storia della sua città.
Tra un pallone calciato su un muro e una domanda, nasce l’incontro con Giampaolo Mattei, che racconta di quel 16 Aprile del 1973. Le parole diventano un fiume, che pervaso da ritmo e colore, attraversa la storia recente della città e ci restituisce le vite di Stefano e Virgilio e le proietta nel futuro. “Una notte a Primavalle” è un viaggio nella memoria recente del nostro Paese, che porta a scoprire una terra di nessuno, un limbo, dove rimangono appese vite, storie e volti.
Recensione di “Quando cade l’acrobata entrano i clown -Heysel, l’ultima partita” di Walter Veltroni (Einaudi)
“Bella, come un giorno di maggio.Bella, come questa notte con le finestre aperte. Bella, come te, che dormi nuda e sembri una bambina”, sussurra un uomo alla donna che ama, mentre scruta silenzioso il cielo ripensando a dieci anni di matrimonio in cui l’unica bugia è costituita da un viaggio. Un viaggio a Bruxelles per seguire la finale di Coppa dei Campioni tra Juventus e Liverpool, perché nel 1985 la Champions League si chiamava così, senza strane pronunce, era la Coppa dei migliori, dei campioni veri in campo e fuori come Gaetano Scirea e Agostino Di Bartolomei.
Attorno a questo nodo concettuale intriso di amore e memoria si snoda “Quando cade l’acrobata entrano i clown” il primo monologo per il teatro scritto da Walter Veltroni che ha il pregio di raccontare in maniera limpida ed onesta la compenetrazione che la storia ha sulle nostre vite, le tante notti italiane passate con lo sguardo da un’altra parte e i ricordi fissi a quello che abbiamo vissuto. La tragedia di Heysel dove morirono 39 persone e ne rimasero ferite 600, smette così di essere un qualcosa di lontano ed entra nel vissuto di una collettività, il ricordo personale allontana le sabbie mobili della morte e restituisce tramite la dolcezza di un monologo tutto quello che si può perdere e non riavere dalla storia. Quell’uomo che racconta nella notte assume quindi una dimensione collettiva molto forte ed ecco perché le pagine di Veltroni non sono un normale esercizio di teatro di narrazione o di monologo, ma diventano una sorta di romanzo popolare. Quante volte anche nei nostri letti prima di addormentarci non abbiamo guardato la donna che abbiamo accanto e trovando nella bellezza del corpo una sorta di amnistia generale per i torti, le bugie, i traumi della vita e della storia, ci siamo aperti in quel limbo comunicativo che è la nostra coscienza, raccontando al mondo intero tutto quello di cui abbiamo paura. “Quando cade l’acrobata entrano i clown” in poche pagine racchiude tutto questo. Amore. Storia. Memoria. Passione. Attendiamo solo di vederlo rappresentato.
Il 25 Aprile a Roma è accaduta una cosa molto triste e si materializzata una frattura ampia tra associazioni partigiane, partiti, sindaci e centri sociali e sinistra estrema. Al centro del contendere, a mio avviso non c’è solo la questione Polverini, con relativa contestazione, lancio di uova, fumogeni e via dicendo, ma vi è una questione culturalmente più annosa: ovvero la costruzione di un’alternativa. I delinquenti che sono andati ad un corteo con petardi, fumogeni, uova, ortaggi e chissà quanto altro ancora, non meritano menzione, perché dovrebbero iniziare ad appartenere alla preistoria politica del nostro Paese, dalle loro facce passate in rassegna sui giornali si scorge una vena di disperazione, univoca disperazione per una vita cullata in un conflitto politico e umano forte, dove di volta in volta non è necessario risolvere ma contestare, contestare tutto e tutti, con qualsiasi mezzo. Sono gli stessi che scrivono 10,100,1000 Nassyria o che allo stesso corteo del 25 Aprile, scandiscono slogan a favore della strage di Acca Larentia o che offendono la Brigata Ebraica. Loro al pari di chi nega la Shoa, le Leggi Razziali, di chi dice che “solo uno stronzo può pensare che il fascismo sia stato il male assoluto” andrebbero isolati in maniera netta e categorica, gli andrebbero revocati finanziamenti su base locale e nazionale e andrebbero fatti cadere in totale i tanti paraventi e coperture politiche che hanno e continuano ad avere. Questo serve per creare un centrosinistra realmente nuovo, questo serve a creare un’alternativa di governo credibile ai vari Alemanno e Polverini, che vivono nella più totale incoerenza politica, facendo sponda tra Casa Pound e l’Anpi e proprio di questa incoerenza dovremmo informare i cittadini, gli elettori, proprio di questa incoerenza dovremmo far vanto dettando un percorso preciso e determinato nelle regole e nel rispetto dei dettami costituzionali. Il 25 Aprile deve essere la grande festa della Costituzione, in cui ci sono diritti e doveri per tutti, la stessa Carta che il Governo calpesta giornalmente, la stessa Carta che noi, non dobbiamo calpestare negando la parola a un Presidente democraticamente eletto dai cittadini del Lazio. Impedire di parlare è un fatto grave perché lì dove c’è parola c’è vita, dove c’è dialogo non c’è violenza. La Polverini forse avrebbe detto delle cose sballate, forse qualcuno sarebbe potuto salire sul palco con articoli e manifesti in cui i suoi alleati vanno a braccetto con personaggi indecenti, certamente quello sarebbe stato più forte del rumore assordante del lancio di oggetti. Sono arrabbiato perché al 25 Aprile sono legato in maniera inscindibile, da un ricordo emozionale e intimo, perché il 25 Aprile 1995 era un giorno di sole, Berlusconi da un anno aveva vinto le sue prime elezioni e portato per mano da mio nonno per la prima volta conobbi quella meravigliosa comunità di persone che erano i partigiani, i reduci dei campi di sterminio e in quella mattinata di sole decisi che quella memoria non andava dispersa e quella mattina da un senso a tante giornate. Vedere Massimo Rendina impaurito dalle urla, dai petardi, dai fumogeni, mi ha fatto male perché quella smorfia di dolore che ho visto l’altro pomeriggio l’ho vista tante volte ultimamente su visi rigati dal tempo di Piero Terracina, di Adolfo Perugia, di Giulio Spallone, lacrime e smorfie che chissà quante volte hanno versato nella loro vita. Per questo occorre cambiare passo, ritrovare identità e forza, isolare i delinquenti ed esigere coerenza. Perché amiamo questo Paese e non vogliamo altre lacrime in giornate di sole.
Sono le nuove staffette partigiane. Erano giovani ed ebbri di passione negli anni eroici della Resistenza. Ci sono giovani e con una forte passione civile anche oggi che i “vecchi” valorosi che combatterono il nazifascismo si assottigliano di numero per legge naturale. E loro sono pronti a raccoglierne il testimone per portare avanti, in tempo di pace, nuove battaglie. E’ così che la gloriosa Anpi si rigenera con ragazzi e ragazze che vi hanno aderito fin dalla più giovane età. Sono studenti, scrittori, insegnanti, attivi politicamente anche se alcuni preferiscono aderire solo all’Anpi piuttosto che avere in tasca la tessera di un qualsiasi partito. Silvia Pettini, 25 anni, ne aveva 21 quando nel 2006 decise di aderire all’Anpi. Oggi è segretaria della sezione “Martiri de La Storta” (60 iscritti), a ricordare il massacro commesso il 4 giugno 1944 dai nazisti in fuga da Roma in cui furono uccisi 12 italiani. «Nessuno in famiglia ha mai fatto politica – racconta Silvia, che insegna italiano agli studenti stranieri dell’Istituto tecnico industriale “Giovanni XXIII” di Tor Sapienza – Ho scelto io di impegnarmi in nome dell’antifascismo, perché i partiti hanno perso la memoria storica. Quando l’Anpi, 4 anni fa, ha modificato lo statuto aprendo di fatto le porte a chiunque sottoscriva di essere antifascista, mi sono detta che dovevo aderire per combattere rigurgiti di razzismo e xenofobia». Cosa significa sentirsi “partigiani” nel 2010? «Essere al fianco dei più deboli ed emarginati, extracomunitari e omosessuali – prosegue Silvia, che con gli anziani dell’Anpi organizza incontri nelle scuole medie romane – La Costituzione? Un baluardo della nostra democrazia, va modificata perché è cambiata anche la società, ma giù le mani dai princìpi fondamentali». Ha le idee chiare anche Nicolò Monti, 18 anni, iscritto all’Anpi dal 2007, studente del liceo scientifico Azzarita, una famiglia comunista alle spalle e un bisnonno rinchiuso a Regina Coeli 20 giorni dai gerarchi fascisti: «Per me tutto è cominciato leggendo i libri di storia, mi sono appassionato alle gesta di questi uomini. Alemanno? Ha ragione quando dice che il 25 aprile non è solo di una parte politica. Per la Resistenza combatterono anche partigiani bianchi, liberali, azionisti, cattolici e repubblicani. Ma proprio perché è il sindaco di tutta la città dovrebbe dichiararsi antifascista e prendere le distanze da Casa Pound e da altre associazioni…». Infine Massimiliano Coccia, 24 anni, scrittore e segretario della sezione “Enzo Biagi” di Testaccio (80 iscritti): «L’aver avuto un nonno deportato ha incoraggiato a soli 20 anni il mio ingresso nell’Anpi, che non ho mai vissuto come un luogo di anziani, anzi. Sentivo il bisogno di dare nuova linfa a questa famiglia, di fare la sentinella in difesa della Costituzione, di valori come libertà di espressione, democrazia e dialogo fra culture. Il fascismo? Non è più quello di 70 anni fa ma è tornato e fa paura».
Giustizia e verità per le vittime degli anni di piombo. Il monito arriva dal sindaco Gianni Alemanno che insieme al ministro della Gioventù Giorgia Meloni ieri mattina ha deposto due corone nel cortile della casa di Primavalle dove il 16 aprile 1973 morirono Stefano e Virgilio Mattei, 10 e 22 anni, figli del segretario locale della sezione del Msi. Sono passati 37 anni, ma molti abitanti del quartiere ricordano ancora l’immagine dei due bambini morti carbonizzati sul balcone, nel rogo appiccato dagli estremisti di sinistra. E non dimenticano lo strazio dei loro genitori, Mario e Ammamaria, che riuscirono a riabbracciare solo quattro dei sei figli.
«Essere qui oggi – spiega il primo cittadino – ha una duplice importanza. Da un lato c’è il discorso della memoria. Bisogna ricordare che cosa è successo negli anni di piombo soprattutto oggi, che c’è un clima di nuova tensione tra destra e sinistra nelle scuole. Dall’altro, c’è il discorso legato alla giustizia: come abbiamo sottolineato andando dal ministro Alfano insieme con l’ex sindaco Veltroni e a tutti i familiari, quasi tutti gli omicidi commessi negli anni ’70-’80 a Roma sono rimasti impuniti».
Lo scandalo è legato al fatto che spesso gli assassini si conoscono, come nel caso Mattei, ma sono stati condannati con sentenze miti e non assicurati alla giustizia. «Per il rogo di Primavalle c’è stata un’oggettiva inerzia, soprattutto nel primo processo e una copertura giornalistica da parte della sinistra, anche quella ufficiale, che fece di tutto per evitare che i tre imputati fossero condannati – prosegue Alemanno -. Basta guardare le pagine di quegli anni: la tesi era che si trattava di una faida interna all’estrema destra. Il ministro della Giustizia sta lavorando sul caso e attendiamo di essere riconvocati per fare il punto della situazione».
Alla Casa del Cinema il primo cittadino ha assistito alla proiezioni del documentario di Massimiliano Coccia «Una notte a Primavalle». Trenta minuti durante i quali le voci dei protagonisti e di molti politici hanno rievocato quei tragici momenti. In sala anche il fratello delle vittime, Gianpaolo Mattei, che all’epoca aveva 3 anni, l’assessore alla Cultura Umberto Croppi e il vice presidente della commissione scuola Paolo Masini del Pd. «Gianpaolo Mattei ha messo il suo dolore a disposizione di Roma – dichiara quest’ultimo – mi auguro che il film sia diffuso anche nei circoli del Pd e se ne parli perché non possiamo continuare a nasconderci».
«Questo è un grande giorno – commenta Gianpaolo Mattei, al termine della proiezione – anche se porto il lutto da 37 anni oggi posso parlare a tanti ragazzi. I carnefici non sono vittime, sono assassini e animali ancora oggi, ma non perché sono di sinistra: l’odio politico non può essere parte della cultura del paese. Se però i tre responsabili fossero stati subito condannati, Nikis Mantakas sarebbe ancora vivo». Federico Guidi e Marco Visconti, consiglieri Pdl in Campidoglio, rilanciano il progetto di intitolare alle due vittime il parco di via Battistini o una strada adiacente. Una richiesta avanzata già nel 2003 dal XIX municipio, ma bocciata dall’allora amministrazione comunale. Il sindaco, infine, chiede alla sinistra e alla destra un esame di coscienza profondo sugli anni di piombo. «Non possiamo affrontare 19 casi come se fossero separati – conclude Alemanno -. Sebbene diluita, è stata una strage e Roma, come Bologna, con essa non può chiudere. Serve una nuova indagine giudiziaria congiunta e con un unico pool».
L’appello di Alemanno: «Una consulta
per la verità sugli anni di piombo»
«Chi uccide resta un bastardo» ha detto il sindaco alla presentazione del documentario sui fratelli Mattei
La corona di fiori in memoria dei fratelli Mattei, depositata dal sindaco Alemano e il ministro Meloni (Foto Eidon)
ROMA - «Una consulta cittadina sugli anni di piombo per ottenere giustizia, verità per le persone morte tra gli anni ’70 e ’80 di destra e di sinistra e per fare in modo che nel futuro non si possano creare più le stesse dinamiche di quegli anni». È quanto ha annunciato dal sindaco di Roma Gianni Alemanno durante la presentazione del documentario «Una notte a Primavalle» presso la Casa del cinema a Villa Borghese.
TUTTI COINVOLTI - «Un tentativo che deve coinvolgere tutti» ha proseguito il sindaco «dagli Alemanno, ai Veltroni, ai Serra, ai Verini, ai Masini alle famiglie, senza cercare contrasti ma cercando di capire più in profondità». «Bisogna fare un passo indietro per fare emergere tutte le verità, perchè se Roma non è capace di fare luce e giustizia si rischia che il veleno faccia nascere nuovamente delle malepiante che possono ritornare in forma peggiorata». E poi va oltre: «Chi uccide resta un bastardo». «Continueremo a sollecitare il ministro della Giustizia per creare un contesto in cui i protagonisti ragionino sui fatti – ha continuato Alemanno – che non sia però “un volemose tutti bene”». L’incontro con il ministro della Giustizia Alfano è stato sollecitato dalla signora Verbano, la mamma di Valerio, il ragazzo ucciso sotto gli occhi dei genitori. «Non dobbiamo dare tregua ad Alfano perchè continui a lavorare – ha concluso il primo cittadino – perchè non si può considerare risolta una strage seppure diluita di 19 casi».
IL DOCUFILM SUI FRATELLI MATTEI - Alla presenza del sindaco di Roma, Gianni Alemanno, dell’assessore capitolino alla cultura, Umberto Croppi, del consigliere comunale del Pd, Masini, di Gian Paolo Mattei e degli autori, è stato proiettato in anteprima, presso la casa del cinema, il docufilm «una notte a Primavalle» che racconta la storia dell’uccisione dei fratelli Mattei avvenuta il 16 aprile del 1973. Davanti ad alcuni studenti delle scuole medie della capitale, «Una notte a Primavalle» ha visto tra gli altri protagonisti l’ex sindaco di Roma, Walter Veltroni, e il primo cittadino Gianni Alemanno. «Questo per me – afferma Mattei – è un grande giorno anche se porto il lutto da 37 anni. I carnefici non sono vittime ma assassini ed animali ancora oggi». L’assessore Croppi, parlando dell’antica amicizia che lo lega alla famiglia Mattei, e a proposito di un titolo di giornale uscito all’indomani dell’omicidio di Stefano e Virgilio, afferma che oggi non esistono le condizioni perché si arrivi a quegli episodi perché c’era un clima politico e culturale per cui atti simili venivano giustificati in qualche modo anche da esponenti politici più moderati. Per il consigliere del Pd, Paolo Masini, «Il docufilm spero giri anche nei circoli del Partito Democratico perché non si può continuare a nascondersi. Un grazie va a Gian Paolo Mattei perché ha messo a disposizione il suo dolore per la città». Alemanno in un passaggio del suo intervento ha ringraziato lo stesso consigliere Masini perché «grazie ad un suo emendamento è stato possibile realizzare questo docufilm». «Una notte a Primavalle» è stato realizzato da Massimiliano Coccia e Andrea Rusic e da Canecane Produzioni. Erano presenti infine anche Achille Serra e Walter Verini, tra gli altri.
Redazione online 16 aprile 2010(ultima modifica: 17 aprile 2010)
Associazioni partigiane e antifasciste: “L’incoerenza danneggia la memoria”
“Oggi per Roma è una giornata di dolorosa memoria e tutte le istituzioni hanno il dovere di ricordare il barbaro eccidio delle Fosse Ardeatine insieme ai familiari delle vittime, alle associazioni, ai cittadini.
Tra le autorità presenti stamattina alla cerimonia anche candidati alle regionali, tra i quali però alcuni privi di qualsiasi titolo ad assistere dal palco d’onore. Spicca tra questi la candidata del centrodestra alla presidenza della Regione Lazio, Renata Polverini, che, se voleva partecipare alla manifestazione di oggi, avrebbe dovuto prendere posto tra la gente comune, da semplice cittadina, visto che attualmente non ricopre alcun incarico istituzionale. La sua presenza appare particolarmente inopportuna. Come conciliare le sue visite a Casa Pound e allo stadio, tra gli stessi tifosi che innalzarono striscioni contro l’Olocausto, la sua mancata presa di distanza rispetto ai calendari mussoliniani di Celori, l’accoglienza con il saluto romano dei suoi sostenitori de La Destra con la commemorazione di oggi alle Fosse Ardeatine? – dichiarano Massimo Rendina (ANPI), Maria Grazia Lancellotti e Giulio Spallone (ANPPIA), Adolfo Perugia (Associazione Miriam Novitch), Carla Di Veroli (ANED) – Per fortuna però esiste una Roma che non dimentica e rappresentanti istituzionali da sempre vicini alla storia e alla memoria di questa città e per questo li ringraziamo. Non abbiamo bisogno di passerelle, non abbiamo bisogno di chi usa la memoria in maniera strumentale, questa città e i parenti delle vittime delle tante stragi nazifasciste chiedono coerenza, verità e giustizia, miglior monito per non dimenticare”
In molti scrivono su dove possono trovare “Polvere e luce”, e come promesso ecco una lista di librerie dove il libro è presente. Grazie a tutti per l’attenzione e buona lettura!
Mondadori:
Mondadori Duomo
(Piazza del Duomo, 1 – 20121 Milano)
Mondadori Marghera
(Via Marghera, 28 – 20149 Milano)
Mondadori Parco Leonardo
(Via Portuense, 2000 Km 21 – 00054 Fiumicino (RM)
Mondadori Cola di Rienzo
(Piazza Cola di Rienzo, 81/83 – 00192 Roma)
Mondadori Appia
(Via Appia Nuova, 130 – 00183 Roma)
Mondadori Lunghezza
(Via Collatina, 858 – 00155 Lunghezza (RM)
Mondadori Corso
(Via del Corso, 472 – 00186 Roma)