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	<title>Massimiliano Coccia &#187; Roma</title>
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		<title>Recensione di Francesco di Majo &#8211; L&#8217;Opinione (23.Giugno.2011)</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Jun 2011 21:39:52 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.massimilianococcia.com/wp-content/uploads/2011/06/Immagine-1.png"></a><a href="http://www.massimilianococcia.com/wp-content/uploads/2011/06/Immagine-1.png"><img class="aligncenter size-full wp-image-667" title="Immagine 1" src="http://www.massimilianococcia.com/wp-content/uploads/2011/06/Immagine-1.png" alt="" width="422" height="653" /></a></p>
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		<title>M.Coccia, Non parlate al conducente (recensione)</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Jun 2011 13:02:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>massimiliano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Fragile la poesia. Fragili le parole. E i sentimenti umani? Potenti, eppure fragili anche loro. Le parole di Massimiliano Coccia, si tingono di poesia e raccontano la storia personale che si tramuta in storia contemporanea. Poesia sola, che, denudata di tutti gli orpelli, spinge direttamente sul cuore e lo fa offrendoci la possibilità di fermarci [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>
<p><img src="http://www.martemagazine.it/images/stories/magazine/recensioni/libro/MassimilianoCoccia.jpg" alt="MassimilianoCoccia" width="200" height="278" />Fragile la poesia. Fragili le parole. E i sentimenti umani? Potenti, eppure fragili anche loro. Le parole di <strong>Massimiliano Coccia</strong>, si tingono di poesia e raccontano la storia personale che si tramuta in storia contemporanea.</p>
</div>
<p>Poesia  sola, che, denudata di tutti gli orpelli, spinge direttamente sul cuore  e lo fa offrendoci la possibilità di fermarci un attimo in mezzo al  caos di suoni e immagini, difetto del mondo moderno.<br />
La poesia è  parola nuda, scarna, e Coccia, quasi novello narratore ermetista,  ricorda vagamente il tentativo di inizio secolo scorso di ridurre  all’osso le parole per ritrovare l’essenza prima di un concetto, poi di  un’emozione. Tra Montale e Luzi, Coccia cerca il silenzio nel rumore di  fondo del vivere quotidiano, così da mettere a nudo l’anima, passando  prima per il corpo, nudo, alla ricerca di una nudità che è un atto di  coraggio.<br />
Rendiamo il senso alle parole, sembra essere la bandiera di questo <strong><em>Non parlate al conducente</em></strong>,  edito dalla Giulio Perrone Editore e gli argomenti di base di tutta la  conversazione segreta con il lettore sono quelli universali dell’amore,  dell’impotenza contro la Storia, dell’abbandono, eppure dice Coccia in  apertura: “<em>Non esistono poesie/ dell’abbandono,/ esistono versi/ che celano/ un’assenza</em>. […] <em>Esistono poeti/ che vivono oscillando/ tra la parola/ e il silenzio,/ tra un sorriso/ ed un’offesa,/ tra il detto e il non detto</em>”. Sono poeti del silenzio e del dolore, poeti che “<em>sono morti/ tutti quanti,/ chi per noia/ chi per amore,/ chi di vergogna, /chi ucciso/ chi suicidato</em>”.<br />
E’ il racconto della distanza e del mettersi a nudo, quella nudità che è  celebrazione dell’anima e vuoto, senza vergogna, senza distanza, senza  intenzione, in un percorso a due che è garanzia di non poter  dimenticare, ma di vivere e sentire la vita scorrere nelle parole, anche  in quelle che hanno come Destino quello di diventare altre parole.<br />
Un gioco all’incontro nell’abisso profondo dell’anima, oltre il rumore della realtà, questa raccolta di poesie di <strong>Massimiliano Coccia</strong>, per riflettere un attimo su tutto ciò che può esserci passato inosservato o inascoltato, e per ritrovare quelle “<em>piccole scaglie di esistenza che proprio perché così piccole diventano fondamentali</em>”.</p>
<p><strong>Massimiliano Coccia, <em>Non parlate al conducente</em>, Giulio Perrone, pag. 85, € 11</strong></p>
<p><em>Edyth Cristofaro</em></p>
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		<title>&#8220;Non parlate al conducente&#8221; &#8211; Intervista &#8220;Le Ragioni&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 09 May 2011 08:51:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>massimiliano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Tomaso Greco Massimiliano Coccia è un giovane scrittore e giornalista, che ha al suo attivo diverse pubblicazioni che con rigore e precisione hanno raccontato vicende pubbliche del nostro Paese e temi interiori complessi. Torna in libreria con “Non parlate al conducente” (Perrone editore), una raccolta di poesie, che entra nell’anima di molti luoghi, di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Tomaso Greco</p>
<p><a href="http://www.leragioni.it/wp-content/uploads/2011/04/coccia.jpg"><img title="coccia" src="http://www.leragioni.it/wp-content/uploads/2011/04/coccia-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a> Massimiliano Coccia è un giovane scrittore e giornalista, che ha al suo attivo diverse pubblicazioni che con rigore e precisione hanno raccontato vicende pubbliche del nostro Paese e temi interiori complessi. Torna in libreria con “Non parlate al conducente” (Perrone editore), una raccolta di poesie, che entra nell’anima di molti luoghi, di molte città e di molti ambienti storici diversi.<br />
<strong>Massimiliano, un libro di poesia nel 2011. Perché?</strong></p>
<p>Ribalto la domanda e ti chiedo perché non farlo?<br />
Perché non provare di tanto in tanto a ribaltare questi assiomi del mercato, della letteratura e del pensiero dominante? In Italia c’è sempre stata una grande tradizione poetica, poi è arrivata l’editoria a pagamento e ha distrutto tutte le scale meritocratiche che il pubblico, la critica e la società creava.  Inoltre il tempo che viviamo ci porta così distante dalla riflessione, dall’analisi dei sentimenti che la poesia sembra soccombere sotto il peso del nulla, un nulla progettato a tavolino.</p>
<p><strong>Quindi potremmo dire che queste poesie sono il tuo antidoto al nulla?</strong></p>
<p>Mi sembra pretenzioso, diciamo che combattono il nulla. Esistono. Vivono. Già è qualcosa.</p>
<p><strong>Nel tuo libro la riflessione su argomenti più intimi, si apre e diventa riflessione su argomenti che riguardano tutti, non trapela mai pessimismo però, come mai?</strong></p>
<p>L’ottimismo e il pessimismo sono due categorie abbastanza nette che secondo me non esistono. Io sono una persona, un cittadino, uno scrittore fiducioso, fiducioso che si possa trovare un modo per cambiare le cose. La fiducia non è aspettativa passiva di cambiamento per me ma motore di ricerca e di innovazione.<span id="more-617"></span></p>
<p><strong>Tra le poesie mi ha colpito molto “I poeti sono morti”, che quasi apre come una premessa il libro…</strong><strong><br />
</strong><br />
Potrebbe sembrare una provocazione ma non è così perché penso veramente che per la società i poeti sono morti, per quella società di cui parlavamo prima ovviamente. Se già Montale si domandava nel ’75 se era ancora possibile la poesia pensa oggi cosa di domanderebbe un Nobel di quel calibro.</p>
<p><strong>In questo clima di profondo degrado, come riesce un giovane autore a portare avanti la propria proposta letteraria e culturale?</strong></p>
<p>Combatte. Lotta. Afferma con forza nel quotidiano i principi per cui è animato. Facendo cultura oggi a Roma mi trovo davanti tante porte chiuse, ma non è di quelle porte aperte che l’arte e la poesia hanno bisogno per sopravvivere, basta solo il coraggio di osare e di rischiare.</p>
<p><strong>Chiudiamo con una domanda sul titolo e sulle aspettative su questo libro. </strong><strong><br />
</strong><strong>Perché “Non parlate al conducente” e cosa ti aspetti da questa nuova avventura?</strong></p>
<p>“Non parlate al conducente” è un titolo ironico che sdogana molto l’idea che la poesia debba essere qualcosa per addetti ai lavori, è un titolo semplice, immediato che ha ampi rimandi con il quotidiano. Da questo libro mi aspetto che cammini per tante strade diverse, che valichi anche gli stanchi confini nazionali, che si riunisca con i posti dove sono nate le parole che lo compongono, che viva di respiri ampi e di tante menti che lo facciamo diventare qualcosa di importante.</p>
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		<title>Presentazione &#8220;Non parlate al conducente&#8221; &#8211; 14 Aprile &#8211; ore 18.00 &#8211; Casa delle Letterature</title>
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		<pubDate>Sat, 02 Apr 2011 21:32:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>massimiliano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“Non parlate al conducente” non è il classico libro di poesia, non troverete versi buoni per ogni occasione ma parole cresciute per le strade della città, visioni oniriche e letterarie, storie che si macchiano di peccati originali. “Non parlate al conducente” è una dichiarazione d’amore nei confronti della poesia e della scrittura, ci sono storie [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.massimilianococcia.com/wp-content/uploads/2011/04/Immagine-3.png"><img class="size-full wp-image-605 aligncenter" title="Immagine 3" src="http://www.massimilianococcia.com/wp-content/uploads/2011/04/Immagine-3.png" alt="" width="430" height="681" /></a></p>
<p style="text-align: center;">“Non parlate al conducente” non è il classico libro di poesia, non troverete versi buoni per ogni occasione ma parole cresciute per le strade della città, visioni oniriche e letterarie, storie che si macchiano di peccati originali. “Non parlate al conducente” è una dichiarazione d’amore nei confronti della poesia e della scrittura, ci sono storie narrate con rime e anafore, sguardi che sfuggono, sentimenti che permangono, posti lontani del mondo che diventano incredibilmente vicini. Quest’antologia poetica è un manuale di viaggio verso tutti quei luoghi che fuggono alla visione quotidiana delle cose.<br />
&#8212;-<br />
“Scrivere e leggere le poesie è una sorta di palestra, una delle più faticose. E’ una lotta contro un nemico imbattibile. In questo mondo pieno di armi di distrazione di massa, andare a mani nude, noi stessi nudi, è un atto di coraggio” (dalla prefazione di Roan Johnson).<br />
&#8212;-</p>
<p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.massimilianococcia.com%2F2011%2F04%2F02%2Fpresentazione-non-parlate-al-conducente-14-aprile-ore-18-00-casa-delle-letterature%2F&amp;title=Presentazione%20%26%238220%3BNon%20parlate%20al%20conducente%26%238221%3B%20%26%238211%3B%2014%20Aprile%20%26%238211%3B%20ore%2018.00%20%26%238211%3B%20Casa%20delle%20Letterature" id="wpa2a_8"><img src="http://www.massimilianococcia.com/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>&#8220;Lavorare sicuramente&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Mar 2011 21:59:28 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Al Cinema Fandango in via Tiepolo, 13 (zona Flaminio), lunedì 21 marzo alle ore 18.00, si terrà l&#8217;incontro &#8220;Lavorare sicuramente&#8221; organizzato dai Giovani Democratici Parioli-Flaminio, che vedrà la partecipazione tra gli altri di Antonio Boccuzzi. Sarà letto da Edoardo Pesce, il mio racconto, &#8220;D&#8217;amore si vive, perché di lavoro si muore&#8221;, uscito qualche mese fa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.massimilianococcia.com/wp-content/uploads/2011/03/gdboccuzzi.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-601" title="gdboccuzzi" src="http://www.massimilianococcia.com/wp-content/uploads/2011/03/gdboccuzzi.jpg" alt="" width="595" height="842" /></a></p>
<p>Al Cinema Fandango in via Tiepolo, 13 (zona Flaminio), lunedì 21 marzo alle ore 18.00, si terrà l&#8217;incontro<br />
&#8220;Lavorare sicuramente&#8221; organizzato dai Giovani Democratici Parioli-Flaminio, che vedrà la<br />
partecipazione tra gli altri di Antonio Boccuzzi. Sarà letto da Edoardo Pesce, il mio racconto, &#8220;D&#8217;amore<br />
si vive, perché di lavoro si muore&#8221;, uscito qualche mese fa su &#8220;The Week&#8221;.<br />
Vi aspetto per vivere insieme una serata di impegno e di cultura.<br />
Massimiliano Coccia</p>
<p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.massimilianococcia.com%2F2011%2F03%2F18%2Flavorare-sicuramente%2F&amp;title=%26%238220%3BLavorare%20sicuramente%26%238221%3B" id="wpa2a_10"><img src="http://www.massimilianococcia.com/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>La bellezza della linea: incontro con la pittura di Sandro Trotti</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Mar 2011 21:30:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>massimiliano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Di Massimiliano Coccia e Martina Donati (per Flanerì &#8211; www.flaneri.com ) La cifra stilistica di Alessandro Trotti è articolata e composta da varie fasi che spaziano dall’astrattismo, con la creazione dei “crates”, simbolismo che vede l’unione di punti, linee geometriche e piani, fino ad arrivare ai nudi. L’arte di Trotti è un’arte in cammino che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.massimilianococcia.com/wp-content/uploads/2011/03/IMG_0085.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-592" title="IMG_0085" src="http://www.massimilianococcia.com/wp-content/uploads/2011/03/IMG_0085-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a>Di Massimiliano Coccia e Martina Donati<br />
(per Flanerì &#8211; www.flaneri.com ) </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>La cifra stilistica di Alessandro Trotti è articolata e composta da varie fasi che spaziano dall’astrattismo, con la creazione dei “crates”, simbolismo che vede l’unione di punti, linee geometriche e piani, fino ad arrivare ai nudi. L’arte di Trotti è un’arte in cammino che cresce e vive in molti luoghi, dall’intimità del suo studio, alle vedute di Roma fino ad arrivare ai suoi viaggi in Cina, dove in questi giorni inizierà un percorso trimestrale di insegnamento presso l’Università del Canton. Trotti è un artista semplice, ma non semplicista, vive di problematicità irrisolte e di voglia di rappresentare il presente  e la memoria con il magma materico dei suoi quadri, che come il magma lavico, è simbolo di ciò che in passato è stata la sua arte. Abbiamo incontrato Sandro Trotti, nella sua casa adibita a studio, negli ultimi giorni della sua permanenza romana.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Sandro Trotti, com’è cominciato il suo percorso nell’arte e nella pittura?<br />
<span style="font-weight: normal;">Ho sempre disegnato fin da quando ero bambino, i miei amici quando passavano mi trovavano intento a disegnare, a dipingere. Mia madre quando qualcuno chiedeva di me diceva sempre: “Sandro è su a “rognecare, sta à dipinge, sta à fa i pupazzi”. I miei professori poi dopo le scuole medie dissero a mio padre che avevo molto talento, talento che andava coltivato e perciò consigliarono di iscrivermi al Liceo Artistico, ma lui rispose: “A me serve un altro muratore”, visto che anche i miei fratelli erano muratori e  in casa servivano altre due braccia. Ho provato per una settimana a farlo e dopo ho detto: “io questo non lo farò mai”. A 15 anni sono venuto a Roma, con tante difficoltà ma con in testa un’idea molto chiara: non avrei mai fatto il muratore, anche se questo significava disubbidire a mio padre. Questo episodio lo raccontai anche quando esposi al Museo Nazionale di Cina e colpì molto la platea perché in Cina disubbidire al padre è una cosa molto grave, però continuai dicendo: “che se mio padre fosse qui sarebbe certamente soddisfatto di me, uscirebbe dalla tomba, mi verrebbe ad abbracciare e perdonerebbe la mia disubbidienza”. Quando dipingo penso spesso che i pittori hanno tanti nemici e i nemici sono i quadri sbagliati che si fanno, e ogni volta che riguardo i miei quadri sbagliati penso a mio padre e al fatto che forse era meglio se avessi intrapreso la carriera di muratore.</span></strong></p>
<p><strong>“Nella pittura non si può fare tutto: bisogna fare l’essenziale” cos’è l’essenziale per lei?<br />
</strong>L’essenziale è tutto l’opposto di quello che farebbe un falsario. Il falsario crea il quadro un po’ meglio di quello che fa il pittore, ci mette quel tantino di accattivante per piacere. Un pittore non fa le cose per farle piacere, un pittore fa l’essenziale, se è necessario un occhio solo fa un occhio solo.</p>
<p><strong>Osservando le sue opere, ho notato, che i suoi colori, le scale tonali, le linee, le forme, parlano la lingua della memoria, sono intrise della bellezza del “dopo”, dell’osservazione distante. Quanto è importante la conservazione della memoria nella sua opera?<br />
</strong>Quando si lavora per tanti anni si attraversano anche molte fasi, molti periodi: ho avuto la fase astratta, quando facevo gli assi cartesiani, i “crates”, però poi andando avanti si esauriscono le idee. Alle volte penso che è il quadro che fa il pittore e non viceversa perché esistono anche dei quadri che vengono fatti perché è il quadro che ti trasporta. Nel mio ritorno al figurativo c’è questa memoria che tu dici, questo ricordo di questo magma materico, queste smagliature, questi strappi, queste incertezze, che mi portavo dietro e che metti in armonia con una nuova visione, anche con gli elementi di contaminazione. Personalmente tornai al figurativo con i nudi bianchi, chiusi con i “crates” intorno al 1970 . Avevo azzerato il colore, avevo recuperato la purezza. Oggi ho aggiunto nuovamente il colore, le smagliature dei “crates”. Il pittore è libero di andare e tornare. Penso che se un pittore vale 7 o vale 8, non cambia il suo valore se dipinge in un modo piuttosto che in un altro. Un pittore vero non sa mai come si fa un quadro, ogni volta che ha davanti una tela bianca non sa mai cosa farci.</p>
<p><span id="more-591"></span><br />
<strong>Ha insegnato per molti anni all’Accademia di Belle Arti di Roma, cosa è rimasto nel suo bagaglio di questa esperienza e cosa porta con se per i molti posti del mondo che visita?<br />
</strong>L’Accademia di Belle Arti è una delle officine più giovani, più belle, piene di fantasia, una scuola libera, creativa. L’unico difetto è che si lavora poco. Questa storia burocratica che esiste solo in Italia, che ad un certo punto della giornata i bidelli chiudono a chiave le aule, aule già piccole collocate in un palazzo solo. E’ difficile attaccare la malattia del lavoro in un’Accademia! L’articolo 1 della Costituzione dice che “l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro” e lì si lavora poco!</p>
<p><strong>Cosa pensa dell’arte contemporanea?<br />
</strong>Anche se un pittore lo chiudi e non la fai uscire di casa, arriva quello che succede nel mondo, perché il pittore ha una specie di fluido, sente tutto. Come Pessoa, ad esempio, che se ne stava rinchiuso in un ufficio postale tutto il giorno a fare pacchi eppure con la mente viaggiava in tutto il mondo e ci regalava degli scritti meravigliosi. Per questo per me il pittore è sempre contemporaneo. La problematica odierna è che esiste uno squilibrio tra la padronanza del critico-manager rispetto all’artista. Oggi l’artista è subordinato e sconosciuto, è conosciuto il critico-manager, che a sua volta si serve degli artigiani per divulgare il suo credo filosofico. Il pittore vero è emarginato totalmente. L’arte contemporanea è difficile distinguerla perché non si distingue più il valore, perché l’opera d’arte è una cosa e il mercato è un&#8217;altra. Oggi si ragiona in termini economici. Tra poco purtroppo sapremmo il prezzo di tutto, ma il valore di niente. I valori oggi sono contrabbandati.<br />
<strong>Come viene vissuta l’arte in Cina?</strong></p>
<p>In Cina c’è molto entusiasmo, cosa che noi abbiamo perso. Se ad esempio c’è una mostra al Museo Nazionale d’arte ci sono pullman, treni e centinaia di migliaia di persone in movimento per vedere, per essere partecipi. C’è fame. C’è appetito culturale.<br />
In Italia lo fanno solo per le Fiere, che sono delle installazioni mostruose, dove la riflessione sul quadro è annullata. Penso che molti pittori fanno i pittori perché sono disoccupati, ma manca una tradizione forte.<br />
<strong>Lei nasce nelle Marche, sul Monte Urano, poi viene a Roma, poi parte di nuovo, la sua pittura ha una patria oppure è la prima cittadina di un Paese nuovo?</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Penso che il retaggio della tua terra di provenienza te lo porti dietro, è come un bagaglio e le cose che ti trovi intorno ti formano, dopo è necessario andare in città, perché la città rappresenta la trincea, dove si combatte una battaglia di idee. La mia trincea è stata Roma. Certi retaggi, certe idee si sublimano, ma fanno sempre parte dell’io di un’artista. Ad esempio quando non avevo le modelle, perché nelle Marche erano difficili da trovare, dipingevo le vacche, le stesse vacche che con le loro mammelle potevano essere capovolte e arrivare a creare le cupole di Roma. C’è una cifra stilistica che ti perseguita che forse è anche una salvezza. Per esempio quando dipingevo molto i gerani, vedevo che la forma dei gerani era  la forma del cuore, che a sua volta è la forma del seno, del sedere, un pittore, non dipinge semplicemente un fiore, ma il fiore che rappresenta in quel momento è la propria cifra spaziale.  Lo stesso esempio si può fare per il nudo: le colline marchigiane per me hanno la stessa dolcezza del nudo femminile. La realtà è fatta di linee curve e di linee rette che messe in un rapporto armonico creano attenzione espressiva e la donna ha in sé questo rapporto armonico. La donna è più democratica dell’uomo per via di questo rapporto armonico, l’uomo è più dittatoriale con i suoi muscoli triangolari.</p>
<p><strong>Il suo occhio si è sempre spinto ad osservare le città e suoi confini, come vede cambiare le metropoli e come le descriverebbe oggi?</strong></p>
<p>Roma è una città che conserva molte forme erotiche. A me interessa sempre il rapporto “eros e tanatos” e le cupole di Roma sono erotiche, l’impero romano ha inventato la linea curva, che è una linea erotica, da qui le forme bellissime delle basiliche. Poi ci fu il primo abuso edilizio : l’altare della Patria, che ha fatto Sacconi, un marchigiano di Montalto, un abuso che trovo molto bello. Infatti quando dipingo Roma cancello tutti gli abusi edilizi intorno, lascio solo le cupole e l’Altare della Patria che è la prima architettura abusiva di Roma rispetto alla curve dell’Impero, però l’Altare della Patria fa risplendere il grigio perla delle cupole e passando tanto tempo sul Gianicolo ,vedevo che Roma sembrava una città morta, una città araba morta, poi ad un certo punto del tramonto, Roma diventava improvvisamente una città barocca, con questo Altare che faceva risplendere le cupole, facendole divenire di madreperla. Anche nelle Venezie che io faccio, evidenzio la presenza delle gondole nere, perché la gondola serviva per trasportare i morti, quindi :”il tanatos”. E poi cancello anche nelle venezie l’abusivismo. Quando si dipinge alla fine ci si lascia guidare, poi dopo ti chiedi perché hai dipinto quella determinata cosa e in un secondo momento ti chiedi il “perché” andando ad ideologizzare.</p>
<p><strong>Nell’arco della sua lunga carriera è stato a contatto con tanti pittori, artisti, scrittori, che ricordi conserva e che aneddoti ama ricordare con piacere?</strong></p>
<p>Tutti gli artisti erano molto colti ed intensi. Ad esempio una volta in un dibattito organizzato da Paolo Portoghesi a Palazzo Taverna dal titolo: “La pittura moderna sta bene nelle case moderne oppure anche nelle case antiche?”, quandò parlo Giulio Turcato, con il suo accento veneto, disse: “Fiol caro, non ci frega niente, comprate i quadri, metteteli dove volete. Sono stato a Londra e ho visto i neri”. Poi ce ne sono tante, mi ricordo che Ennio Flaiano discuteva con Monachesi al caffè Canova, ad un certo punto Monachesi gli disse: “ma perché non vieni con noi a sinistra, non diventi del PCI?” e Flaiano rispose: “Mi piacerebbe, ma sono troppo povero per essere comunista”.<br />
<strong>Alla vigilia della sua partenza per la Cina, l’ennesima, cosa si auspica di trovare al suo ritorno? </strong></p>
<p>Mi auguro di ritrovare Berlusconi se no qui è un macello! (ride fragorosamente, ndr).<br />
Qui è proprio difficile fare le cose, innestare ogni processo di riforma , c’è sempre qualcuno a cui non va bene qualcosa. La gente qui non vuole niente. Sono tutti concordi nel dire di mandare a casa Berlusconi, ma io vorrei sapere cosa si vuole oltre a questo. Che progetti ci sono? Non vedo vie d’uscite. Quando torni che fai?<br />
Anche perché poi politicamente siamo messi male, l’unico che stimo molto è Matteo Renzi, Sindaco di Firenze che ha detto: “non mi importa quello che Berlusconi fa di notte, ma quello che non fa di giorno.” Renzi è uno di sinistra ma con le idee giovani, vere, non si può insistere sempre sulle stesse cose, occorre come Renzi avere delle idee diverse di Paese, di città, non si può dire solo quello che non vogliamo fare. Non stiamo messi bene, quindi trovare un auspicio è difficile. E’ difficile rispondere a questa domanda.</p>
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		<title>“Un premio come un impegno”</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Mar 2011 00:30:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>massimiliano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[articolo di Massimiliano Coccia (per Flanerì) Si è conclusa la prima edizione del Premio “MONTEVERDE PASOLINI” – “Le ragioni dei sogni, le visioni della realtà &#8211; Premio per la cultura, le arti, l&#8217;informazione e il sociale” svoltasi al Teatro Vascello il 5 Marzo, anniversario della nascita dell’intellettuale e poeta bolognese. Nei giorni immediatamente precedenti all’evento, [...]]]></description>
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<h1><strong><a href="http://www.massimilianococcia.com/wp-content/uploads/2011/03/174689_150636271662764_7737022_s-100x140.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-578" title="174689_150636271662764_7737022_s-100x140" src="http://www.massimilianococcia.com/wp-content/uploads/2011/03/174689_150636271662764_7737022_s-100x140.jpg" alt="" width="100" height="140" /></a>articolo di Massimiliano Coccia (per Flanerì)</strong></h1>
<p>Si è conclusa la prima edizione del Premio “MONTEVERDE PASOLINI” – “Le ragioni dei sogni, le visioni della realtà &#8211; Premio per la cultura, le arti, l&#8217;informazione e il sociale” svoltasi al Teatro Vascello il 5 Marzo, anniversario della nascita dell’intellettuale e poeta bolognese. Nei giorni immediatamente precedenti all’evento, mi sono spesso chiesto “il perché” di questo premio, se stessimo facendo la cosa giusta o se non saremmo caduti anche noi nella retorica celebrativa della brava gente che si oppone alla cattiva gente, in un momento convulso per tutto il Paese.</p>
<p>Ho cercato di darmi una risposta e la risposta invece è arrivata da sola, mentre in tv passavano “Il più crudele dei giorni”, il film che racconta di Ilaria Alpi e Mirian Hrovatin, improvvisamente ho pensato che il Premio fosse qualcosa di urgente e di necessario, qualcosa che ci unisca, che non ci faccia sentire soli nelle nostre diverse missioni quotidiane. Così come Ilaria Alpi leggeva nei drammatici giorni somali Pasolini, cercando vita e verità in quelle parole scritta qualche decennio prima, in tanti tra i premiati ho pensato che incarnassero proprio quella volontà, quella voglia di arrivare alla verità senza chiedere niente in cambio, quella voglia urgente di incarnare un altro modo di fare le cose.</p>
<p>Dopo la premiazione penso che sia proprio questo il dato ultimo che rende tutti noi felici e soddisfatti delle oltre 500 persone vere che in una mattinata di marzo hanno riempito un teatro, delle parole dei tanti premiati dagli ideatori del calcio sociale ad Antonio Rezza, passando per Aureliano Amadei e Ottavia Monicelli, fino ad arrivare a Riccardo Iacona, Massimo Rendina e Sofia Sabatino.<span id="more-577"></span><br />
Ci sono state storie e parole vere sabato mattina, un piccolo patrimonio in questi tempi difficili, ci sono state emozioni sane e vive, prive di retorica,  c’è stata l’emozione non di ricordare Mario Monicelli, ma di continuarlo a viverlo, tramite i suoi film, le sue parole. Un teatro pieno che ha idealmente abbracciato le donne e gli uomini e i ragazzi dei Paesi in rivolta nel Mediterraneo, che ha si è cullata alle parole scritte da Pasolini e lette da Stefania Ventura e Barbara Baldaccini oppure nell’incredibile memoria di Silvio Parrello che conserva tutto il patrimonio letterario di Pasolini.<br />
Un premio che è come un impegno, un impegno per tutte le cose che verranno, un impegno non solo per i premiati ma per tutti noi, che abbiamo il diritto di provare a cambiare le cose con una semplice rivoluzione. Quella della parola e dell’impegno.</p>
</div>
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		<title>&#8220;Pensieri in arte&#8221; dal 4 al 6 Marzo 2011</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Feb 2011 10:37:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>massimiliano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Cultura:”Pensieri in arte” nel nome della poesia. Dal 4 al 6 Marzo alla Quantum Leap Gallery di Roma Torna l’appuntamento con “Pensieri in arte” la prima mostra che unisce scrittori e artisti. Il tema della quarta edizione è una domanda: “E’ ancora possibile la poesia?” “Pensieri in arte” nasce dalla volontà della pittrice Martina Donati [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.massimilianococcia.com/wp-content/uploads/2011/02/LOCANDINA-copy.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-568" title="LOCANDINA copy" src="http://www.massimilianococcia.com/wp-content/uploads/2011/02/LOCANDINA-copy-212x300.jpg" alt="" width="212" height="300" /></a></p>
<p><strong><em>Cultura:”Pensieri in arte” nel nome della poesia.<br />
</em></strong><strong><em>Dal 4 al 6 Marzo alla Quantum Leap Gallery di Roma</em></strong></p>
<p>Torna l’appuntamento con “Pensieri in arte” la prima mostra che unisce scrittori e artisti. Il tema della quarta edizione è una domanda: “E’ ancora possibile la poesia?”</p>
<p>“Pensieri in arte” nasce dalla volontà della pittrice Martina Donati e dello scrittore Massimiliano Coccia  che hanno imperniato il loro percorso artistico nella fusione tra letteratura e arte, un percorso che quest’anno coinvolgerà trentadue artisti.<br />
La mostra si svolgerà dal 4 al 6 Marzo nel cuore del Rione Monti presso la “Quantum Leap Gallery” in via Urbana, 122.</p>
<p>La serata inaugurale, moderata dalla giornalista Laura Bastianetto, è prevista per il 4 Marzo alle ore 18.30 e vedrà la presenza degli attori Vinicio Marchioni ed Edoardo Pesce, che leggeranno i versi che hanno ispirato gli artisti figurativi nella composizione delle loro opere.</p>
<p>Ecco i  partecipanti: <em>Manuela Faella,Sabrina Ortolani, Roan Johnson,Andrea Di Lorenzo, Alessio Trerotoli, Matteo Ramundo, Simone Ghelli, Maura Genovese,Massimiliano Coccia,Martina Donati, Matteo Chiavarone ,Valentina Nesci, Andrea Coffami , Cosimo Brunetti,Luca Piccolino,Mario Marra, Alex Pietrogiacomi, Veronica Longo, Gianluca Liguori, Gianluca Riccio,Lorenzo Amurri, Daniela Mastrangelo, Cinzia Bomoll, Michele D&#8217;Aloisio,Flavio Marigliani,Giuseppe Barillaro.Bianca Penna,Monica Neri, Benedetta De Marco, Adele Ceraudo.</em><br />
La mostra è dedicata alla poetessa Alda Merini, ritratta in una tela della pittrice Giorgia Marzi.</p>
<p><strong><em>“Pensieri in arte”</em></strong></p>
<p><strong><em>Dal 4 al 6 Marzo 2011<br />
Quantum Leap Gallery<br />
Via Urbana, 122<br />
Roma </em></strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Orari: </strong></p>
<p><strong>4 Marzo: 18.30 – 22.00</strong></p>
<p><strong>5-6 Marzo: 11.30-22.00 </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Per info e contatti:<br />
pensierinarte.wordpress.com </strong></p>
<p><strong><em><span style="color: #000000;">expostampa@gmail.com </span></p>
<p></em></strong></p>
<p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.massimilianococcia.com%2F2011%2F02%2F18%2Fpensieri-in-arte-dal-4-al-6-marzo-2011%2F&amp;title=%26%238220%3BPensieri%20in%20arte%26%238221%3B%20dal%204%20al%206%20Marzo%202011" id="wpa2a_16"><img src="http://www.massimilianococcia.com/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>In un tratto corpo e bellezza.</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Feb 2011 09:02:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>massimiliano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Massimiliano Coccia (per www.flaneri.com) L’arte contemporanea si sa è terreno impervio, ci si può imbattere nel nulla più totale o in cose che hanno veramente poco in comune con l’arte, rappresentazioni che relativizzano il concetto di corpo, di spazio, di materia. Esiste però tutta un’altra leva di giovani artisti, meno clamorosa, meno pubblicitaria che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.massimilianococcia.com/wp-content/uploads/2011/02/AdeleCeraudo.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-563" title="AdeleCeraudo" src="http://www.massimilianococcia.com/wp-content/uploads/2011/02/AdeleCeraudo-210x300.jpg" alt="" width="210" height="300" /></a></p>
<p>di Massimiliano Coccia (per www.flaneri.com)</p>
<p>L’arte contemporanea si sa è terreno impervio, ci si può imbattere nel nulla più totale o in cose che hanno veramente poco in comune con l’arte, rappresentazioni che relativizzano il concetto di corpo, di spazio, di materia. Esiste però tutta un’altra leva di giovani artisti, meno clamorosa, meno pubblicitaria che fa della sua arte un piccolo esempio, un mix tra innovazione e sperimentazione. Tra questi c’è Adele Ceraudo, cosentina trapiantata a Roma, che ha inaugurato a dicembre una bella mostra nella Quantum Leap Gallery al Rione Monti che durerà fino al 17 Febbraio. L’esposizione è composta da sedici opere in tutto, otto disegni a penna bic e otto quadri elaborati a partire dai disegni.</p>
<p>La ricerca di Adele, passa per il corpo, per il nudo, per le forme fisiche, sinuose e costanti, tutte tratteggiate con un sottile e preciso soffio di penna biro. Le opere avvolgono silenziosamente lo spettatore, che viene trascinato con forza in una dimensione intima, dove l’artista esplora territori sconosciuti anche a se stessa, rivelando particolari e geometriche introspezioni.C’è un percorso profondo in queste forme, che solo alle volte sfiorano la rappresentazione dei volti.Sono opere preziose quelle della Ceraudo, che hanno alle spalle un lavoro molto lungo dove il medium della fotografia si unisce al disegno e viceversa creando una sintesi alta tra tecnologia e manualità. Sarebbe troppo facile inscrivere l’artista nella cerchia dei disegnatori, perché il lavoro che svolge dopo aver disegnato è molto lungo; sceglie un particolare del corpo e lo amplifica, lo esaspera, trasportandolo sulla tela, facendo diventare un elemento nuovo nell’anatomia complessa del genere umano e poi con smalti e pitture, lo trasforma in opera d’arte contemporanea.<br />
Adele Ceraudo sembra aver compreso che nella giungla contemporanea occorre trovare un punto di sintesi tra i vari aspetti dell’arte per creare un modello nuovo e innovativo, che travalichi le convenzioni e le mode estemporanee dettate dal mercato, dove si abbia sempre ben saldo il rigore intellettuale e la bellezza, che lei riesce a mantenere ben salda alle proprie opere con la leggerezza e la semplicità di un tratto.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Adele Ceraudo &#8211; Particolare Rivelato</strong></p>
<p><strong>Quantum Leap Gallery<br />
Via Urbana, 122<br />
Fino al 18 Febbraio 2011<br />
Orari: 11.30-20.00</strong></p>
<p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.massimilianococcia.com%2F2011%2F02%2F14%2Fin-un-tratto-corpo-e-bellezza%2F&amp;title=In%20un%20tratto%20corpo%20e%20bellezza." id="wpa2a_18"><img src="http://www.massimilianococcia.com/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>“Paz e Pert”. E l’Italia che fu.</title>
		<link>http://www.massimilianococcia.com/2011/02/09/%e2%80%9cpaz-e-pert%e2%80%9d-e-l%e2%80%99italia-che-fu/</link>
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		<pubDate>Wed, 09 Feb 2011 08:47:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>massimiliano</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Andrea Pazienza]]></category>
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		<category><![CDATA[nicola zingaretti]]></category>
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		<description><![CDATA[articolo di Massimiliano Coccia (per Flanerì &#8211; www.flaneri.com) Gli anni ’80 me li ricordo di sfuggita perché ci sono nato proprio nel mezzo, ricordo pomeriggi e mattine passate tra la mia stanza e il corridoio. Ho in mente una luce finta, simile a quella dei vecchi filmati in super 8, una luce troppo gialla per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4><a href="http://www.massimilianococcia.com/wp-content/uploads/2011/02/Paz-e-Pert-Sandro-Pertini-Andrea-Pazienza.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-559" title="Paz-e-Pert-Sandro-Pertini-Andrea-Pazienza" src="http://www.massimilianococcia.com/wp-content/uploads/2011/02/Paz-e-Pert-Sandro-Pertini-Andrea-Pazienza-245x300.jpg" alt="" width="245" height="300" /></a>articolo di Massimiliano Coccia (per Flanerì &#8211; www.flaneri.com)</h4>
<p>Gli anni ’80 me li ricordo di sfuggita perché ci sono nato proprio nel mezzo, ricordo pomeriggi e mattine passate tra la mia stanza e il corridoio. Ho in mente una luce finta, simile a quella dei vecchi filmati in super 8, una luce troppo gialla per essere vera. I Mondiali di Spagna erano finiti da un po’, lo scudetto della Roma era ormai passato e rimanevano solamente i rimpianti per la Coppa dei Campioni persa ai rigori. Mentre io imparavo a camminare e a parlare, c’erano due personaggi singolari che passeggiavano sulle vie della storia del nostro Paese: Sandro Pertini e Andrea Pazienza. Il primo fu Presidente della Repubblica e il secondo è stato la mente più originale e irriverente della satira italiana. Cosa li accomunava? Difficile dirlo, forse lo stesso sentimento d’amore per le cose, la semplicità di vivere in un Paese complesso come l’Italia e la stima reciproca. Pertini era un uomo spigoloso, ruvido, che aveva ben chiaro cosa significassero l’onestà, il coraggio, l’amore, un uomo che non si mai risparmiato per l’Italia. Andrea Pazienza “conteneva una moltitudine” ,vedeva il mondo con la passione e il disincanto di un bambino e proprio con il candore di un bambino che creò il personaggio di “Pert” un partigiano che gironzolando per l’Italia insieme a Paz si imbatteva in avventure, battaglie, esplosioni, mostri, nazisti. Un partigiano dal cuore di bambino Pert, che rimbrotta continuamente Paz, reo di compiere degli errori strategici enormi. C’è un rapporto tenero e bellissimo tra i due “pupazzetti” che sembrano un nonno e un nipote alle prese con una guerra dura, ma che quella durezza sanno declinarla in positività.</p>
<p><span id="more-558"></span>Il percorso espositivo ha una sezione documentaria molto importante, sono infatti presenti fotografie, scritti autografi di Pertini, l’urna dell’elezione per la presidenza della Repubblica, le tantissime lettere che avversari e compagni nel corso degli anni inviarono. Si scopre quindi un Pertini inedito, vicino alla sua povera Italia, dilaniata in quegli anni dal terrorismo e dal malaffare, dalle morti in piazza e dalla crisi economica, un Italia che era ancora una comunità unita, che si ritrovava compatta intorno alle gioie, come le vittorie italiane al Mundial o al dolore, come per la morte del piccolo Alfredo a Vermicino.</p>
<p>Riscoprire Pertini è un tuffo al cuore, è una ventata di ossigeno in un momento storico delicato dove l’etica pubblica è abbandonata a se stessa e dove stentiamo tutti a trovare un modo per impegnarci in un deserto ideale molto esteso.</p>
<p>“Paz e Pert” ci saluta con un video dove Pazienza prova uno spot promozionale per “Tango” l’allora inserto satirico de L’Unità, qui ci regala molti sorrisi con le sue ipotesi di strisce assurde, davanti ad uno Staino silente ed incredulo, che non far altro che annuire e sorridere perché Pazienza lo incalza, lo stupisce, lo stende con la parola, il ritmo, la gestualità che sembra quella di un attore consumato.</p>
<p>Roberto Benigni, grande amico di Pazienza disse che “non c&#8217;era mai poeticume nelle sue opere; era sempre duro, ma duro come lo può essere un bambino. Vedeva tutte le cose come le si vedono per la prima volta. Il suo tratto nel disegno era stravagante, un caos rigorosissimo”. La durezza e la purezza dei bambini,  le stesse emozioni che animavano lo sguardo di Sandro Pertini.</p>
<p>“Paz e Pert” insomma è una mostra da non perdere.</p>
<p><strong>Palazzo Incontro</strong> &#8211; Roma, via dei Prefetti 22.</p>
<p>Orari della mostra: 10-19. Lunedì chiuso  Chiuso il 25 dicembre 2010 e 1° gennaio 2011.</p>
<p>Biglietto: Intero 6€, ridotto 4€.</p>
<p>Informazioni e prenotazioni: 06 32810.</p>
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