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Posts Tagged ‘le ragioni’

“Non parlate al conducente” – Intervista “Le Ragioni”

lunedì, maggio 9th, 2011

di Tomaso Greco

Massimiliano Coccia è un giovane scrittore e giornalista, che ha al suo attivo diverse pubblicazioni che con rigore e precisione hanno raccontato vicende pubbliche del nostro Paese e temi interiori complessi. Torna in libreria con “Non parlate al conducente” (Perrone editore), una raccolta di poesie, che entra nell’anima di molti luoghi, di molte città e di molti ambienti storici diversi.
Massimiliano, un libro di poesia nel 2011. Perché?

Ribalto la domanda e ti chiedo perché non farlo?
Perché non provare di tanto in tanto a ribaltare questi assiomi del mercato, della letteratura e del pensiero dominante? In Italia c’è sempre stata una grande tradizione poetica, poi è arrivata l’editoria a pagamento e ha distrutto tutte le scale meritocratiche che il pubblico, la critica e la società creava.  Inoltre il tempo che viviamo ci porta così distante dalla riflessione, dall’analisi dei sentimenti che la poesia sembra soccombere sotto il peso del nulla, un nulla progettato a tavolino.

Quindi potremmo dire che queste poesie sono il tuo antidoto al nulla?

Mi sembra pretenzioso, diciamo che combattono il nulla. Esistono. Vivono. Già è qualcosa.

Nel tuo libro la riflessione su argomenti più intimi, si apre e diventa riflessione su argomenti che riguardano tutti, non trapela mai pessimismo però, come mai?

L’ottimismo e il pessimismo sono due categorie abbastanza nette che secondo me non esistono. Io sono una persona, un cittadino, uno scrittore fiducioso, fiducioso che si possa trovare un modo per cambiare le cose. La fiducia non è aspettativa passiva di cambiamento per me ma motore di ricerca e di innovazione. (continua…)

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Prove riuscite di bellezza. Intervista a Roan Johnson.

giovedì, settembre 2nd, 2010

“Prove di felicità a Roma Est” è il primo romanzo di Roan Johnson, scrittore pisano, con nome, cognome e radici anglosassoni. E’ un libro maturo e leggero, dolce, gioioso, dove le vite dei personaggi scorrono in maniera veloce, la velocità futurista della gioventù, la velocità bulimica delle metropoli, la velocità di uno sguardo o della penna che scrive sul foglio. Lorenzo Baldacci è il protagonista, un giovane toscano che scende nella Capitale per dare senso alla sua vita tra il diplomificio, Samira, la ragazza che ama tutti e alla fine non ama nessuno, il vecchio professore che gli fa ripetizioni e il suo lavoro di portapizze che lo porta a perdersi tra le pieghe della città. Tutto è normale, sullo sfondo c’è Roma, una città e salata, come i baci e il corpo di Samira, che contamina Lorenzo di un amore diverso, non convenzionale, un sentimento nuovo che gli apre mente e pensieri. Il libro ha una struttura narrativa agile ed è ben strutturato, nulla è banale e nulla è macchiettistico. Roma è descritta e vissuta profondamente e non si manifestano quei crolli strutturali propri di certa letteratura giovanile, dove la storia è poco importante e ad assurgere importanza è il luogo comune.
Roan Johnson fa scelte coraggiose e non strizza l’occhio a nessuno. Questo libro rientra nella mia personale categoria di libri necessari, ovvero quei libri che si aprono all’esterno perché c’è un impellente necessità del narratore, necessità interiore sempre meno rintracciabile nel panorama culturale italiano.

Abbiamo fatto qualche domanda a Roan Johnson, autore del libro e sceneggiatore.

Per te come per Lorenzo Baldacci, Roma è la città che ti ha accolto, che rapporto vivi con questa metropoli così strana?

Con Roma posso dire di avere una vera e propria storia d’amore. Una di quelle storie passionali, struggenti, pieni di litigate e scenate di gelosia. Insomma una storia d’amore complicata. Se dovessi mettere su Facebook il mio stato sentimentale con Roma dovrei mettere it’s complicated. E’ stata una storia d’amore complicata fin dall’inizio perchè lei mi ha snobbato. Non mi ha considerato per un paio di anni. Era troppo grande, ricca e importante per me. E quindi non me la dava. Non che le facessi una grande corte, anzi la snobbavo anche io, ad essere sinceri. Tornavo sempre dal mio primo grande e irraggiungibile amore che è Pisa. Pensavo che tutto quel che mi chiedeva Roma non valesse la pena. Mi sembrava che fosse piena di sè, incasinata, bella come una statua e quindi neanche troppo sexy. E lei mi lasciava andare, perchè lo sapeva che non mi sarei allontanato troppo. E infatti sono sempre tornato da lei.E a forza di questo annusarsi e schivarsi, dopo tre, quattro anni, ho iniziato a capirla, a vedere alcuni lati che teneva nascosti, e cioè che era scafata, greve ma anche colta, santa e papalina ma anche puttana, e soprattutto era piena di vita. Pullulava di vita. Aveva vissuto più di me e avrebbe vissuto sempre più di me. E lì è scoppiato l’amore. Mi ha fatto sentire grande in mezzo a le sue grandi vie, in mezzo ai suoi monumenti e gioielli, ai suoi seni materni e sensuali. Giravo estasiato per le sue vie e pensavo: sono l’uomo giusto al posto giusto, l’uomo giusto con la donna giusta. Ed è durata per un bel po’ questa sensazione. Poi, invece, piano piano, i dubbi sono riaffiorati, il suo abbraccio da sensuale è diventato soffocante. Ho capito il suo gioco: mi aveva sedotto, mi aveva detto che sarei potuto andare via quando volevo e non era vero. Mi aveva fatto credere di essere libero e mi aveva rinchiuso. Era puttana sì ma più per soldi che per passione. Era piena di vita sì ma era anche una vita caotica, nervosa, piena di lamenti e di rancori. Ecco, ora siamo due fidanzati di lungo corso. Io so che non farò mai figli con lei. Lei sa che non la abbandonerò mai. Litighiamo in continuazione, e rifacciamo pace appena ci allontaniamo di quel tanto così. (continua…)

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