Recensione di “Sia folgorante la fine” di Carla Verbano, con la collaborazione di Alessandro Capponi.
di Massimiliano Coccia (da Leragioni.it)
“Oggi è domenica. C’è così tanto silenzio, mi fa male, non mi ci abituo”, scrive Carla Verbano. Questa potrebbe essere la sintesi di “Sia folgorante la fine”, il libro che la mamma di Valerio ha scritto con Alessandro Capponi, perché questo libro sembra scritto proprio in quelle domeniche che le vittime del terrorismo conosco bene, dove tutto diventa enorme perché il dolore non ha neanche le attenuanti generiche dettate dal caos della città.
“Sia folgorante la fine” ci racconta di quel 22 febbraio del 1980, quando tre giovani armati e coperti da passamontagna entrarono in casa Verbano, a Monte Sacro, in via Monte Bianco, dicendo di essere amici di Valerio; armati con pistole e silenziatori, entrano nell’appartamento e immobilizzano Carla e Sardo Verbano. Valerio non è ancora tornato e Carla, come spesso racconta, spera che a Valerio capiti un piccolo incidente che gli permetta di non rientrare.
Ma circa un’ora dopo l’irruzione, Valerio rientra a casa e i tre giovani lo assalgono , nella colluttazione Valerio riesce anche disarmarne uno e mentre cerca di scappare verso il terrazzo della casa ma viene raggiunto da un colpo di pistola alla schiena, che gli perforerà l’intestino. Valerio non ce la farà e morirà nell’ambulanza. Si susseguiranno rivendicazioni, alcune assurde, dichiarazioni di pentiti. Certa sembra la natura dell’omicidio, Valerio stava raccogliendo tantissime informazioni sull’estrema destra romana e in particolar modo sui Nuclei Armati Rivoluzionari. Dopo trent’anni, dichiarazioni dei pentiti e con scambi incrociati di accuse, non abbiamo ancora un colpevole per la morte di Valerio.
Ma Carla nel libro ci racconta di Valerio, non solo del suo omicidio, ma ci restituisce il Valerio ragazzo che “faceva sega” a scuola, che parlava con il papà, che ascoltava musica. Quel Valerio così uguale e diverso al tempo stesso a centinaia di ragazzi degli anni ’70 che popolano la storia recente del nostro Paese. Valerio è una ferita aperta nella città, che sanguina ancora, che chiede ancora giustizia. E allora sembra di sentirla nell’orecchio Carla che ti racconta del suo dolore, sottovoce, delle sue giornate passate tra la voglia di verità e il restare al mondo perché dal mondo occorre esigere tutto, anche quello che nessuno vuole dire. E poi quella porta maledetta dove dietro ci sono i volti che uccideranno Valerio, quelle pause per far prendere respiro ad un cuore che in 84 anni ha battuto veloce troppe, tante volte.
Si respira l’aria di una casa sospesa nel tempo di uno sparo, ma si respira anche e soprattutto amore, amore per Valerio, amore per Sardo, il marito, conosciuto lungo una passeggiata sul Tevere, quando sul Tevere ci si poteva ancora innamorare senza essere fagocitati dalle bancarelle. E poi c’è la ricostruzione di quello che è stato, dell’omicidio di Valerio, fatto di nomi, mandanti, rivendicazioni che fanno male come un nuovo omicidio, la solitudine in cui le istituzioni hanno lasciato la famiglia Verbano, dal mancato saluto di Pertini alle Fosse Ardeatine rimasto come un groppo in gola ancora oggi al solo pensiero.
Carla ancora oggi cerca i mandanti e gli esecutori dell’omicidio del suo Valerio, che scriveva un dossier sulla destra eversiva romana, un dossier scomparso che potrebbe suggerire molte cose su quegli anni .
“Sia folgorante la fine” non è un libro celebrativo di un’epoca, è un libro che racconta con maestria narrativa e giornalistica una delle pagine più tristi della storia di Roma, non è una pubblicazione militante, di militante c’è la vita di Valerio che basta a rendere le pagine un inno agli ideali. Le righe sono dense di passione e di voglia di giustizia e verità, sono una lunga ballata che dovrebbe entrare nei libri di scuola per spiegare ai ragazzi di oggi, che si atteggiano a rivoluzionari da salotto, che la violenza porta solo ad altra violenza.
“Sia folgorante la fine” non è solo un libro su Valerio Verbano, ma è la storia di una famiglia come tante, una famiglia a cui nessuno a chiesto scusa.
Il volume è stato realizzato insieme ad Alessandro Capponi, un giovane e bravo giornalista de “Il Corriere della Sera”, che con la sua penna, accompagna in maniera energica e delicata, i fatti e la storia, senza mai ostruire il flusso di coscienza di Carla Verbano.
Il pregio di questo libro non è solo la scorrevolezza, ma anche e soprattutto l’essere un affresco totale su un epoca e su una generazione; tra le pagine infatti si incontrano nomi e fatti, che non rimangono mai lettera morta ma compongono un tassello del tutto.
“Sia folgorante la fine” è un libro importante, un libro necessario, uno di quei libri che rendono vero l’esercizio a volte asfittico della memoria.
“Sia folgorante la fine” sperando che il pool di magistrati che il Ministro Alfano ha promesso sugli anni di piombo ci dica la verità sulla morte di Valerio e dei tanti ragazzi caduti sotto il piombo di una stagione che ci appare lontana nel ricordo, ma che invade e pervade la nostra assurda contemporaneità.
