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Archive for the ‘Novità’ Category

La dignità e la rabbia

martedì, aprile 27th, 2010

di Massimiliano Coccia (leragioni.it)

Il 25 Aprile a Roma è accaduta una cosa molto triste e si materializzata una frattura ampia tra associazioni partigiane, partiti, sindaci e centri sociali e sinistra estrema. 
Al centro del contendere, a mio avviso non c’è solo la questione Polverini, con relativa contestazione, lancio di uova, fumogeni e via dicendo, ma vi è una questione culturalmente più annosa: ovvero la costruzione di un’alternativa. 
I delinquenti che sono andati ad un corteo con petardi, fumogeni, uova, ortaggi e chissà quanto altro ancora, non meritano menzione, perché dovrebbero iniziare ad appartenere alla preistoria politica del nostro Paese, dalle loro facce passate in rassegna sui giornali si scorge una vena di disperazione, univoca disperazione per una vita cullata in un conflitto politico e umano forte, dove di volta in volta non è necessario risolvere ma contestare, contestare tutto e tutti, con qualsiasi mezzo. Sono gli stessi che scrivono 10,100,1000 Nassyria o che allo stesso corteo del 25 Aprile, scandiscono slogan a favore della strage di Acca Larentia o che offendono la Brigata Ebraica. Loro al pari di chi nega la Shoa, le Leggi Razziali, di chi dice che “solo uno stronzo può pensare che il fascismo sia stato il male assoluto” andrebbero isolati in maniera netta e categorica, gli andrebbero revocati finanziamenti su base locale e nazionale e andrebbero fatti cadere in totale i tanti paraventi e coperture politiche che hanno e continuano ad avere.  
Questo serve per creare un centrosinistra realmente nuovo, questo serve a creare un’alternativa di governo credibile ai vari Alemanno e Polverini, che vivono nella più totale incoerenza politica, facendo sponda tra Casa Pound e l’Anpi e proprio di questa incoerenza dovremmo informare i cittadini, gli elettori, proprio di questa incoerenza dovremmo far vanto dettando un percorso preciso e determinato nelle regole e nel rispetto dei dettami costituzionali. Il 25 Aprile deve essere la grande festa della Costituzione, in cui ci sono diritti e doveri per tutti, la stessa Carta che il Governo calpesta giornalmente, la stessa Carta che noi, non dobbiamo calpestare negando la parola a un Presidente democraticamente eletto dai cittadini del Lazio. Impedire di parlare è un fatto grave perché lì dove c’è parola c’è vita, dove c’è dialogo non c’è violenza. La Polverini forse avrebbe detto delle cose sballate, forse qualcuno sarebbe potuto salire sul palco con articoli e manifesti in cui i suoi alleati vanno a braccetto con personaggi indecenti, certamente quello sarebbe stato più forte del rumore assordante del lancio di oggetti. 
Sono arrabbiato perché al 25 Aprile sono legato in maniera inscindibile, da un ricordo emozionale e intimo, perché il 25 Aprile 1995 era un giorno di sole, Berlusconi da un anno aveva vinto le sue prime elezioni e portato per mano da mio nonno per la prima volta conobbi quella meravigliosa comunità di persone che erano i partigiani, i reduci dei campi di sterminio e in quella mattinata di sole decisi che quella memoria non andava dispersa e quella mattina da un senso a tante giornate. Vedere Massimo Rendina impaurito dalle urla, dai petardi, dai fumogeni, mi ha fatto male perché quella smorfia di dolore che ho visto l’altro pomeriggio l’ho vista tante volte ultimamente su visi rigati dal tempo di Piero Terracina, di Adolfo Perugia, di Giulio Spallone, lacrime e smorfie che chissà quante volte hanno versato nella loro vita. 
Per questo occorre cambiare passo, ritrovare identità e forza, isolare i delinquenti ed esigere coerenza. Perché amiamo questo Paese e non vogliamo altre lacrime in giornate di sole.

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Il nostro Albero Falcone…

domenica, aprile 25th, 2010

Degli infami hanno profanato l’albero Falcone, scrivete, commentate, lasciate un pensiero, li manderò alla Fondazione Falcone.
Facciamo sentire l’Italia viva…

La mafia non è affatto invincinbile; è un fatto umano e come tutti i fatti umani ha un inizio e avrà anche una fine. Piuttosto, bisogna rendersi conto che è un fenomeno terribilmente serio e molto grave; e che si può vincere non pretendendo l’eroismo da inermi cittadini, ma impegnando in questa battaglia tutte le forze migliori delle istituzioni.”

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L’impegno e la passione civile affidati alle giovani staffette partigiane del 2010

domenica, aprile 25th, 2010

di FRANCESCA FILIPPI

Sono le nuove staffette partigiane. Erano giovani ed ebbri di passione negli anni eroici della Resistenza. Ci sono giovani e con una forte passione civile anche oggi che i “vecchi” valorosi che combatterono il nazifascismo si assottigliano di numero per legge naturale. E loro sono pronti a raccoglierne il testimone per portare avanti, in tempo di pace, nuove battaglie. E’ così che la gloriosa Anpi si rigenera con ragazzi e ragazze che vi hanno aderito fin dalla più giovane età. Sono studenti, scrittori, insegnanti, attivi politicamente anche se alcuni preferiscono aderire solo all’Anpi piuttosto che avere in tasca la tessera di un qualsiasi partito. Silvia Pettini, 25 anni, ne aveva 21 quando nel 2006 decise di aderire all’Anpi. Oggi è segretaria della sezione “Martiri de La Storta” (60 iscritti), a ricordare il massacro commesso il 4 giugno 1944 dai nazisti in fuga da Roma in cui furono uccisi 12 italiani. «Nessuno in famiglia ha mai fatto politica – racconta Silvia, che insegna italiano agli studenti stranieri dell’Istituto tecnico industriale “Giovanni XXIII” di Tor Sapienza – Ho scelto io di impegnarmi in nome dell’antifascismo, perché i partiti hanno perso la memoria storica. Quando l’Anpi, 4 anni fa, ha modificato lo statuto aprendo di fatto le porte a chiunque sottoscriva di essere antifascista, mi sono detta che dovevo aderire per combattere rigurgiti di razzismo e xenofobia». Cosa significa sentirsi “partigiani” nel 2010? «Essere al fianco dei più deboli ed emarginati, extracomunitari e omosessuali – prosegue Silvia, che con gli anziani dell’Anpi organizza incontri nelle scuole medie romane – La Costituzione? Un baluardo della nostra democrazia, va modificata perché è cambiata anche la società, ma giù le mani dai princìpi fondamentali». Ha le idee chiare anche Nicolò Monti, 18 anni, iscritto all’Anpi dal 2007, studente del liceo scientifico Azzarita, una famiglia comunista alle spalle e un bisnonno rinchiuso a Regina Coeli 20 giorni dai gerarchi fascisti: «Per me tutto è cominciato leggendo i libri di storia, mi sono appassionato alle gesta di questi uomini. Alemanno? Ha ragione quando dice che il 25 aprile non è solo di una parte politica. Per la Resistenza combatterono anche partigiani bianchi, liberali, azionisti, cattolici e repubblicani. Ma proprio perché è il sindaco di tutta la città dovrebbe dichiararsi antifascista e prendere le distanze da Casa Pound e da altre associazioni…». Infine Massimiliano Coccia, 24 anni, scrittore e segretario della sezione “Enzo Biagi” di Testaccio (80 iscritti): «L’aver avuto un nonno deportato ha incoraggiato a soli 20 anni il mio ingresso nell’Anpi, che non ho mai vissuto come un luogo di anziani, anzi. Sentivo il bisogno di dare nuova linfa a questa famiglia, di fare la sentinella in difesa della Costituzione, di valori come libertà di espressione, democrazia e dialogo fra culture. Il fascismo? Non è più quello di 70 anni fa ma è tornato e fa paura».

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Il respiro del paesaggio

venerdì, aprile 23rd, 2010

di Massimiliano Coccia, per leragioni.it

Nelle Sale della Pinacoteca della Reggia di Caserta dal 26 Marzo al 7 Maggio potrete assistere alla mostra antologica di Ettore de Conciliis, pittore avellinese, che propone ai visitatori un percorso che si snoda dal 1982 al 2010. 
De Conciliis è un artista che pone al centro della sua opera il paesaggio, non inteso semplicisticamente,  come un insieme di costanti naturalistiche ed architettoniche, ma come un estensione dei luoghi del proprio “io” e del proprio inconscio. 
Ogni riflesso e ogni inflessione della luce seguono interiormente dei leggeri e costanti flussi, flussi che si contaminano con la società circostante. Se si vuole dividere in maniera accademica la carriera di De Conciliis troviamo la prima parte ricca di arte sociale, con i murali e le opere di Land Art come il “Murale della Pace” nella chiesa di San Francesco ad Avellino o il memoriale di Portella della Ginestra, ricordo che cauterizza la ferita della strage operata dal bandito Giuliano il primo maggio del 1947, ma dividere le carriere è innaturale e così questa antologica ci mostra una intima universalità dell’arte, si parte dalla Valle del Tevere ritratta spesso dall’artista per arrivare a case abbandonate, a notturni pensanti, che solo una visione miope o viziata dalla forma, può pensare che siano scisse dall’osservazione sociale. E’ lo stesso mondo che ci racconta nei murali, visto da una prospettiva diversa, perché De Conciliis rimane fedele sia alla bellezza che agli oppressi, sia al colore che alla forma, sia alla realtà che al sogno. Ci si perde in molte tele, si perde quel contatto con la terra e si entra in un mondo intenso fatto di pace e sole, fatto di domeniche che scorrono sotto l’incessante e necessario passo della natura, che come una madre regola ogni sentimento ed ogni stagione.
I tratti e le pennellate di Ettore de Conciliis sono carezze che in maniera lieve accompagnano il colore, che accarezzano l’acqua e le foglie, fino a farle muovere sotto un vento fatto di piccole vibrazioni.  Si assapora il vento caldo che scivola sulle gote e sulla nostra esistenza, come a cullare le nostre storie.
L’antologica alla Reggia di Caserta ha il pregio di offrire allo spettatore una selezione accurata dei dipinti, una selezione molto importante che rimarrà sicuramente nel tempo e nella storia. 
E’ una mostra che ben dimostra che può esistere un altro modo di fare arte, un altro modo di viverla, lontano dalla ricerca dell’effetto strabiliante, un altro modo di essere arte contemporanea, magari un arte non urlata, un arte narrata che nasconde la propria bellezza come una donna semplice nasconde il proprio viso.

Reggia di Caserta – Sale della Pinacoteca 
Ettore de Conciliis – Opere 1982-2010

26 Marzo – 7 Maggio 2010

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Una notte a Primavalle (recensione MarteMagazine)

giovedì, aprile 22nd, 2010

CINEMA- Raccontare il passato, per quanto duro e straziante, e farne un monito per le nuove generazioni. 37 anni dopo il rogo di Primavalle, una delle pagine più dolorose del passato recente italiano, ancora si insinuano dubbi, ipotesi e prese di posizione (basti dare un sguardo ai siti e ai blog in rete), ma al di là del proprio colore politico è difficile non rimanere agghiacciati dai racconti di quella notte.

Tutte testimonianza di un’Italia che fu e che, diciamolo, potrebbe anche tornare visto il clima politico e culturale degli ultimi anni. E proprio nel tentativo di “coltivare la memoria” e di non cadere nella tentazione di dimenticare una ferita ancora aperta,venerdì 16 aprile, alla Casa del Cinema di Villa Borghese a Roma, ha avuto luogo una proiezione dedicata agli studenti delle scuole del docufilm scritto daMassimiliano Coccia e diretto da Andrea Rusich.
Attraverso interviste e testimonianze, fra cui quelle di Walter VeltroniGianni Alemanno, il documentario ricostruisce quegli anni prendendo come punto di forza quello di voler riportare, in un’ottica onnicomprensiva, i differenti punti di vista sulla questione andando così a dimostrare come, a prescindere dall’orientamento e dal credo politico, non si possa non gridare all’orrore e quanto sia importante arginare “la pazzesca rimozione” di questo evento nella coscienza collettiva, come ha detto testualmente Veltroni.
A fine documentario hanno animato il dibattito il sindaco Alemanno, l’assessore Umberto Croppi, il consigliere Paolo Masini, gli autori del docufilm e Giampaolo Mattei.

Coccia, in particolare, spiega l’importanza di far entrare per la prima volta nelle scuole questa storia in quanto “queste cose possono ancora accadere […] se nella società non ci sono degli anticorpi positivi, una politica delle differenze”. Giampaolo Mattei, presente anche nel documentario, spiega quanto la bellezza di questo lavoro  sia dovuta al fatto che non solo per la prima volta si “racconta la storia di Primavalle in una maniera sobria, senza vittimismo e odio politico”, ma anche perché rappresenta un piccolo tassello di un più ampio progetto che coinvolge il Comune di Roma impegnato in un percorso sulla memoria. Il sindaco, dopo alcune frasi di rito, si interroga  sulla copertura giornalistica e culturale di quegli anni, giudicandola inquietante e chiedendo a tutti un esame di coscienza: sia a sinistra che a destra. Chiedendosi poi le motivazioni, in passato come oggi, che portano dei giovani a chiudersi in un ghetto e di come si sia potuti giungere a tali livelli di conflittualità. Il sindaco con una certa enfasi ha asserito che “i bastardi in giro ci sono sempre, ma ci sono poi delle situazioni per cui si trovano aggregati. I bastardi non sono né di  destra né di sinistra…sono solo dei bastardi”.
Ad assistere alla proiezione e al dibattito tanti giovani e speriamo che, fra un sorriso e una chiacchiera, tipiche delle gite scolastiche, abbiano colto almeno in parte il mood della giornata.

Angelo Passero

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Miccoli: Diffonderemo nei Circoli PD la docufiction sul rogo di Primavalle

lunedì, aprile 19th, 2010

“Accogliamo positivamente l’iniziativa di oggi alla Casa del Cinema in occasione dell’anniversario della strage di Primavalle con la presentazione del docufilm di Massimiliano Coccia e Andrea Rusich. Rispondiamo all’appello e ci adopereremo affinché il docufilm sia diffuso nei circoli del Partito democratico”. Lo dichiara in una nota il coordinatore del Pd di Roma Marco Miccoli che prosegue: “E’ infatti necessario utilizzare tutti i mezzi a disposizione per far sì che quel clima terribile e che terrorizzò Roma, non ritorni. Dobbiamo proseguire con lo sforzo di raccontare l’orrore di quegli anni, soprattutto rivolgendoci ai giovani del nostro partito. Inizieremo perciò un percorso che vedrà al centro il docufilm ma anche la straordinaria testimonianza di Carla Verbano attraverso il libro, recentemente pubblicato, sull’assassinio di suo figlio Valerio”. “E’ particolarmente utile ribadire l’importanza di questa iniziativa – sottolinea Miccoli – mentre assistiamo al crescere di una tensione intorno alla facoltà di Lettere di Roma Tre. Sembrano infatti del tutto inopportune le dichiarazioni di autorevoli esponenti del Pdl che addossano le responsabilità di quanto sta accadendo ad una sola parte, pur assistendo da mesi a una serie impressionante di raid e di pestaggi all’interno dell’ateneo effettuati dagli estremisti della destra romana. E’ inoltre sbagliato – aggiunge Miccoli – denigrare le richieste di garanzie sull’ordine pubblico per la manifestazione del 7 maggio che formazioni politiche che inneggiano pubblicamente al fascismo hanno organizzato. In questo delicato momento – conclude Miccoli – ognuno deve assumere atteggiamenti di responsabilità e favorire, dalle proprie postazioni istituzionali, iniziative rivolte al mantenimento dell’ordine pubblico e per combattere la violenza da qualsiasi parte essa provenga”.

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Roma: Croppi a presentazione documentario “Una notte a Primavalle”

lunedì, aprile 19th, 2010

Roma, 16 apr. – (Adnkronos) – L’immagine di Stefano, il piu’ piccolo dei fratelli Mattei, stretto alle gambe del fratello maggiore Virgilio al davanzale della sua casa durante il rogo di Primavalle e’ una delle foto piu’ agghiaccianti degli anni di piombo. Tre militanti di Potere Operaio la notte tra il 15 e il 16 aprile del 1973, versarono una tanica di benzina sotto l’abitazione della famiglia Mattei, una palazzina al terzo piano di via Bibiena nel quartiere di Primavalle a Roma. Durante il rogo, Mario, segretario della Sezione di Primavalle del Movimento Sociale Italiano, e Anna Mattei riuscirono a salvare solo quattro dei loro figli; Virgilio e Stefano morirono, bloccati all’interno dell’appartamento. In ricordo di quella strage di 37 anni fa e’ stato presentato oggi il documentario ‘Una notte a Primavalle’ scritto da Massimiliano Coccia e diretto da Andrea Rusich.

“Oggi e’ un grandissimo giorno, anche se noi siamo in lutto da 37 anni – ha detto Gianpaolo, uno dei fratelli Mattei – Considerare che i carnefici di quella strage siano state vittime e’ eccessivo perche’ sono semplicemente assassini ed animali ancora oggi. L’odio politico non deve essere la cultura di un paese civile ne’ deve alimentare le menti dei giovani ragazzi che si proiettano verso il futuro”, ha affermato rivolgendosi alla platea degli studenti delle scuole superiori presenti.

“Se si fosse arrivati prima agli artefici di Primavalle – ha aggiunto – forse ci sarebbe stato ancora un ragazzino in vita, Mikis Mantakas, morto in una manifestazione contro quello che stava avvenendo nel processo Mattei”. Alla presentazione del documentario e’ intervenuto l’assessore alla Cultura del Comune di Roma, Umberto Croppi. (segue)

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Alemanno: «Giustizia per i fratelli Mattei»

lunedì, aprile 19th, 2010

di Tiziana Paolocci (Il Giornale)

Giustizia e verità per le vittime degli anni di piombo. Il monito arriva dal sindaco Gianni Alemanno che insieme al ministro della Gioventù Giorgia Meloni ieri mattina ha deposto due corone nel cortile della casa di Primavalle dove il 16 aprile 1973 morirono Stefano e Virgilio Mattei, 10 e 22 anni, figli del segretario locale della sezione del Msi. Sono passati 37 anni, ma molti abitanti del quartiere ricordano ancora l’immagine dei due bambini morti carbonizzati sul balcone, nel rogo appiccato dagli estremisti di sinistra. E non dimenticano lo strazio dei loro genitori, Mario e Ammamaria, che riuscirono a riabbracciare solo quattro dei sei figli.
«Essere qui oggi – spiega il primo cittadino – ha una duplice importanza. Da un lato c’è il discorso della memoria. Bisogna ricordare che cosa è successo negli anni di piombo soprattutto oggi, che c’è un clima di nuova tensione tra destra e sinistra nelle scuole. Dall’altro, c’è il discorso legato alla giustizia: come abbiamo sottolineato andando dal ministro Alfano insieme con l’ex sindaco Veltroni e a tutti i familiari, quasi tutti gli omicidi commessi negli anni ’70-’80 a Roma sono rimasti impuniti».
Lo scandalo è legato al fatto che spesso gli assassini si conoscono, come nel caso Mattei, ma sono stati condannati con sentenze miti e non assicurati alla giustizia. «Per il rogo di Primavalle c’è stata un’oggettiva inerzia, soprattutto nel primo processo e una copertura giornalistica da parte della sinistra, anche quella ufficiale, che fece di tutto per evitare che i tre imputati fossero condannati – prosegue Alemanno -. Basta guardare le pagine di quegli anni: la tesi era che si trattava di una faida interna all’estrema destra. Il ministro della Giustizia sta lavorando sul caso e attendiamo di essere riconvocati per fare il punto della situazione».
Alla Casa del Cinema il primo cittadino ha assistito alla proiezioni del documentario di Massimiliano Coccia «Una notte a Primavalle». Trenta minuti durante i quali le voci dei protagonisti e di molti politici hanno rievocato quei tragici momenti. In sala anche il fratello delle vittime, Gianpaolo Mattei, che all’epoca aveva 3 anni, l’assessore alla Cultura Umberto Croppi e il vice presidente della commissione scuola Paolo Masini del Pd. «Gianpaolo Mattei ha messo il suo dolore a disposizione di Roma – dichiara quest’ultimo – mi auguro che il film sia diffuso anche nei circoli del Pd e se ne parli perché non possiamo continuare a nasconderci».
«Questo è un grande giorno – commenta Gianpaolo Mattei, al termine della proiezione – anche se porto il lutto da 37 anni oggi posso parlare a tanti ragazzi. I carnefici non sono vittime, sono assassini e animali ancora oggi, ma non perché sono di sinistra: l’odio politico non può essere parte della cultura del paese. Se però i tre responsabili fossero stati subito condannati, Nikis Mantakas sarebbe ancora vivo». Federico Guidi e Marco Visconti, consiglieri Pdl in Campidoglio, rilanciano il progetto di intitolare alle due vittime il parco di via Battistini o una strada adiacente. Una richiesta avanzata già nel 2003 dal XIX municipio, ma bocciata dall’allora amministrazione comunale. Il sindaco, infine, chiede alla sinistra e alla destra un esame di coscienza profondo sugli anni di piombo. «Non possiamo affrontare 19 casi come se fossero separati – conclude Alemanno -. Sebbene diluita, è stata una strage e Roma, come Bologna, con essa non può chiudere. Serve una nuova indagine giudiziaria congiunta e con un unico pool».

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PRESENTATO IL DOCUFILM «UNA NOTTE A PRIMAVALLE»

lunedì, aprile 19th, 2010

corriere.it

L’appello di Alemanno: «Una consulta
per la verità sugli anni di piombo»

«Chi uccide resta un bastardo» ha detto il sindaco alla presentazione del documentario sui fratelli Mattei

La corona di fiori in memoria dei fratelli Mattei, depositata dal sindaco Alemano e il ministro Meloni (Foto Eidon)
La corona di fiori in memoria dei fratelli Mattei, depositata dal sindaco Alemano e il ministro Meloni (Foto Eidon)

ROMA - «Una consulta cittadina sugli anni di piombo per ottenere giustizia, verità per le persone morte tra gli anni ’70 e ’80 di destra e di sinistra e per fare in modo che nel futuro non si possano creare più le stesse dinamiche di quegli anni». È quanto ha annunciato dal sindaco di Roma Gianni Alemanno durante la presentazione del documentario «Una notte a Primavalle» presso la Casa del cinema a Villa Borghese.

TUTTI COINVOLTI - «Un tentativo che deve coinvolgere tutti» ha proseguito il sindaco «dagli Alemanno, ai Veltroni, ai Serra, ai Verini, ai Masini alle famiglie, senza cercare contrasti ma cercando di capire più in profondità». «Bisogna fare un passo indietro per fare emergere tutte le verità, perchè se Roma non è capace di fare luce e giustizia si rischia che il veleno faccia nascere nuovamente delle malepiante che possono ritornare in forma peggiorata». E poi va oltre: «Chi uccide resta un bastardo». «Continueremo a sollecitare il ministro della Giustizia per creare un contesto in cui i protagonisti ragionino sui fatti – ha continuato Alemanno – che non sia però “un volemose tutti bene”». L’incontro con il ministro della Giustizia Alfano è stato sollecitato dalla signora Verbano, la mamma di Valerio, il ragazzo ucciso sotto gli occhi dei genitori. «Non dobbiamo dare tregua ad Alfano perchè continui a lavorare – ha concluso il primo cittadino – perchè non si può considerare risolta una strage seppure diluita di 19 casi».

IL DOCUFILM SUI FRATELLI MATTEI - Alla presenza del sindaco di Roma, Gianni Alemanno, dell’assessore capitolino alla cultura, Umberto Croppi, del consigliere comunale del Pd, Masini, di Gian Paolo Mattei e degli autori, è stato proiettato in anteprima, presso la casa del cinema, il docufilm «una notte a Primavalle» che racconta la storia dell’uccisione dei fratelli Mattei avvenuta il 16 aprile del 1973. Davanti ad alcuni studenti delle scuole medie della capitale, «Una notte a Primavalle» ha visto tra gli altri protagonisti l’ex sindaco di Roma, Walter Veltroni, e il primo cittadino Gianni Alemanno. «Questo per me – afferma Mattei – è un grande giorno anche se porto il lutto da 37 anni. I carnefici non sono vittime ma assassini ed animali ancora oggi». L’assessore Croppi, parlando dell’antica amicizia che lo lega alla famiglia Mattei, e a proposito di un titolo di giornale uscito all’indomani dell’omicidio di Stefano e Virgilio, afferma che oggi non esistono le condizioni perché si arrivi a quegli episodi perché c’era un clima politico e culturale per cui atti simili venivano giustificati in qualche modo anche da esponenti politici più moderati. Per il consigliere del Pd, Paolo Masini, «Il docufilm spero giri anche nei circoli del Partito Democratico perché non si può continuare a nascondersi. Un grazie va a Gian Paolo Mattei perché ha messo a disposizione il suo dolore per la città». Alemanno in un passaggio del suo intervento ha ringraziato lo stesso consigliere Masini perché «grazie ad un suo emendamento è stato possibile realizzare questo docufilm». «Una notte a Primavalle» è stato realizzato da Massimiliano Coccia e Andrea Rusic e da Canecane Produzioni. Erano presenti infine anche Achille Serra e Walter Verini, tra gli altri.

Redazione online
16 aprile 2010(ultima modifica: 17 aprile 2010)

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Reportage Aldo Moro -parte 1- Elena Improta

mercoledì, marzo 31st, 2010

di Massimiliano Coccia (www.leragioni.it)

L’assassinio di Aldo Moro è una delle parentesi più dolorose della nostra storia, un evento che ha sconvolto e cambiato per sempre generazioni intere, diverse per censo, classe e professione.
Vogliamo con questo piccolo reportage narrativo raccogliere le tantissime storie che si sono incrociate con quella dello statista democristiano, vogliamo cercare di raccontare la storia dell’agguato in via Mario Fani, del sequestro e dell’omicidio con i semplici racconti di tanta gente comune.

Questa settimana cominiciamo con Elena Improta, figlia di Umberto Improta, questore di Roma, Napoli e Milano, a cui dedicheremo una piccola monografia. Elena nel 1978 è semplicemente la figlia di un servitore dello Stato, un uomo fedele alle istituzioni, ma quell’episodio modificherà la sua vita.

“Loro sono ovunque”
testimonianza di Elena Improta.

“Era anche per me il 16 marzo 1978, frequentavo la quinta ginnasio al Liceo Mameli nel cuore del quartiere Parioli a Roma . Eravamo in aula, c’era l’interrogazione di Latina. Ma il mio pensiero e il mio cuore era ancora lì legato alla mia amata Via dei Colli Portuensi ,ai miei amici del cortile, al mio grande amore Paolo, ai fantastici compagni della mitica Scuola Media Bennicelli.
Ma da un anno ci eravamo dovuti trasferire per motivi di sicurezza a Via Guido d’Arezzo, nell’abitazione di servizio del Commissariato Salario Parioli.
Le BR avevano colpito a morte l’autista e ferito il braccio destro di mio padre, Alfonso Noce.

Mentre la Professoressa di Latino interrogava pensavo che i migliori anni della mia vita erano segnati dal terrore, dalla paura per me stessa, per i miei fratelli, la mia famiglia i nostri amici (che avevano paura di frequentarci…).
Avevo tanta rabbia dentro, tanta voglia di cambiare il mondo, di fare una buona politica.E poi pensavo che eravamo caduti dalla padella alla brace, visto era già un anno che ci ritrovavamo nel cuore di un quartiere di destra. Non potevo mettere piede a piazza Euclide, che mi gridavano “Ah infame! Tu e tu padre!” (che aveva fatto chiudere tutte le sezioni dell’MSI di zona) .

Per non parlare del Piper. Ho sempre amato ballare, ma appena mi presentavo alla cassa mi facevano capire che non era gradito il mio ingresso.

Mentre la mia mente vagava su tutto quello che sarebbe stato il mio futuro entrò all’improvviso Il Preside che disse: “Un attimo di attenzione : la scuola chiude, le Brigate Rosse hanno rapito Aldo Moro! Si mise a piangere ed insieme a lui anche noi”.

Tornai di corsa a casa, con il viso nascosto tra i capelli, con i miei jeans rotti, le superga bianche e il vecchio maglione a V grigio di papà, la tolfa a tracolla ed una lacrima che scendeva sul mio viso struccato da maschiaccio (come mi dicevano sempre) pensando: “Siamo scappati da Monte Verde, ma non cambierà mai nulla ! Loro sono ovunque e noi saremo sempre in pericolo”.

Giorni bui ci aspettavano, un mese d’inferno, papà era sempre fuori per le indagini e noi chiusi nel commissariato e scortati a vista ad ogni nostro movimento.

Una sera era più o meno verso la metà di Aprile , in piena notte mi alzai per bere e trovai mio padre in cucina , con il viso tra le mani, anche Lui aveva una lacrima che gli scendeva! Come ?! – pensai – Lui non può piangere , Lui è forte, Lui li troverà e Lo libererà! No – mi disse – vai a dormire, la questione è molto più intricata di quanto non si percepisca all’esterno…”

Moro fu trovato assassinato il 9 maggio del 1978. Cambiò la vita non solo nella nostra famiglia , cambiò la storia del nostro Paese e scorrono ancora tante lacrime dentro di me al solo ricordo di quegli anni ed alla paura che possano tornare ora più che mai.

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