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Archive for the ‘Novità’ Category

Appuntamenti Giugno/Luglio

lunedì, giugno 20th, 2011

Dal 19 al 26 Giugno.2011 – Labico – Mostra “Certe stanze” di Martina Donati.

23.Giugno.2011 -Milano-Bistrot del tempo ritrovato
ore 18.30 – Presentazione “Non parlate al conducente”
con Daniele Nahum (vicepresidente Comunità Ebraica di Milano), Tomaso Greco (Il Riformista) e letture di Miriam
Camerini.

25. Giugno.2011 – Labico(Rm) – Palazzo Giuliani-ore 19.00 – Presentazione “Non parlate al conducente”
con Benedetto Paris (cons.comunale Labico), Giulio
Perrone (editore), Matteo Chiavarone (Flanerì).

30 Giugno – 4 Luglio 2011 – Castello Ducale di Fiano
Romano, Mostra “Certe stanze” di Martina Donati

1.Luglio.2011 – Fiano Romano(Rm)- Castello Ducale Orsini – ore 21.30 – Replica dello spettacolo “Gastone, storia di teatro, d’amore e di altre facezie”.

12.Luglio – Nettuno – Giardini del Forte San Gallo -
ore 21.00 – Replica dello spettacolo “Gastone, storia di teatro, d’amore e di altre facezie”.

13-14 Luglio – Roma – Domus Talenti – Via delle Quattro Fontane – Replica dello spettacolo “Gastone, storia di teatro, d’amore e di altre facezie”.

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M.Coccia, Non parlate al conducente (recensione)

lunedì, giugno 20th, 2011

MassimilianoCocciaFragile la poesia. Fragili le parole. E i sentimenti umani? Potenti, eppure fragili anche loro. Le parole di Massimiliano Coccia, si tingono di poesia e raccontano la storia personale che si tramuta in storia contemporanea.

Poesia sola, che, denudata di tutti gli orpelli, spinge direttamente sul cuore e lo fa offrendoci la possibilità di fermarci un attimo in mezzo al caos di suoni e immagini, difetto del mondo moderno.
La poesia è parola nuda, scarna, e Coccia, quasi novello narratore ermetista, ricorda vagamente il tentativo di inizio secolo scorso di ridurre all’osso le parole per ritrovare l’essenza prima di un concetto, poi di un’emozione. Tra Montale e Luzi, Coccia cerca il silenzio nel rumore di fondo del vivere quotidiano, così da mettere a nudo l’anima, passando prima per il corpo, nudo, alla ricerca di una nudità che è un atto di coraggio.
Rendiamo il senso alle parole, sembra essere la bandiera di questo Non parlate al conducente, edito dalla Giulio Perrone Editore e gli argomenti di base di tutta la conversazione segreta con il lettore sono quelli universali dell’amore, dell’impotenza contro la Storia, dell’abbandono, eppure dice Coccia in apertura: “Non esistono poesie/ dell’abbandono,/ esistono versi/ che celano/ un’assenza. […] Esistono poeti/ che vivono oscillando/ tra la parola/ e il silenzio,/ tra un sorriso/ ed un’offesa,/ tra il detto e il non detto”. Sono poeti del silenzio e del dolore, poeti che “sono morti/ tutti quanti,/ chi per noia/ chi per amore,/ chi di vergogna, /chi ucciso/ chi suicidato”.
E’ il racconto della distanza e del mettersi a nudo, quella nudità che è celebrazione dell’anima e vuoto, senza vergogna, senza distanza, senza intenzione, in un percorso a due che è garanzia di non poter dimenticare, ma di vivere e sentire la vita scorrere nelle parole, anche in quelle che hanno come Destino quello di diventare altre parole.
Un gioco all’incontro nell’abisso profondo dell’anima, oltre il rumore della realtà, questa raccolta di poesie di Massimiliano Coccia, per riflettere un attimo su tutto ciò che può esserci passato inosservato o inascoltato, e per ritrovare quelle “piccole scaglie di esistenza che proprio perché così piccole diventano fondamentali”.

Massimiliano Coccia, Non parlate al conducente, Giulio Perrone, pag. 85, € 11

Edyth Cristofaro

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“Non parlate al conducente”: poesie di Massimiliano Coccia

martedì, maggio 24th, 2011

di Matteo Chiavarone (Il Recensore)

Parlare di poesia nella società di oggi è impresa ardua, ancora di più se si decide di parlarne attraverso la poesia stessa. “Non parlate al conducente“ (Perrone, 2011) di Massimiliano Coccia prova ad assumersi questo che, a conti fatti, diventa, per l’autore, un vero e proprio compito. Questa scelta, consapevole e “ragionata”, non lascia spazi ad inutili orpelli. Tutto è giocato sul piano lirico: persino l’epifania di luoghi e amori e sogni riconsegna al poeta le chiavi della realtà circostante.

Eppure la poesia di Coccia non è poesia vuota a se stessa né tantomeno un qualcosa di impalpabile; è un efficace strumento per segnare fortemente il nostro legame con la terra. E per “terra” s’intende tutta la realtà quotidiana, il vivere urbano, gli “incontri” e gli “scontri”, finanche l’impegno politico e civile.

Il poeta vede e ascolta ma non è cieco, decide lui cosa vedere e cosa ascoltare. Non è affatto vero che «I poeti sono morti / in modi dispari / in modi disparati» perché i «versi che celano un’assenza» esistono e vivono nelle nostre stesse parole, in quelle parole che «arrivano come una rivelazione». (continua…)

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“Io sono, io sono Stato”

lunedì, maggio 9th, 2011

9 maggio 2011
ore 21.00
Teatro dell’Orologio
tel. 06 6875550 – 06 68308735
info@teatrorologio.it

“Io sono, io sono Stato”
reading teatrale scritto da Massimiliano Coccia
con Edoardo Pesce

E’ un’alba silenziosa e lieve come tante. Un uomo è alla finestra, osserva il cielo che lentamente va rischiarandosi, riflette in silenzio sulla propria vita, sul proprio lavoro. Quell’uomo è uno sbirro, uno come tanti, che monta sulle volanti, un uomo d’azione e di parola.
In un’alba come tante altre, uno sbirro si racconta.

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Gastone. Storia di teatro, d’amore di altre facezie di Massimiliano Coccia dal 26 al 30 aprile 2011 – Teatro dell’ Orologio – Roma

venerdì, aprile 22nd, 2011


Gastone. Storia di teatro, d’amore e di altre facezie.

scritto e diretto da Massimiliano Coccia
aiuto regia: Martina Donati

con Alessandra Sani, Ivan Bellavista, Gerry Gherardi, Sara Platania, Simone Crisari
scenografia: Francesco Petrone e Grazia Amendola
musiche: Roberto Fiore
tecnico audio/luci: Aulo Cerasomma

Una favola con un incipit contemporaneo.
A Roma, un teatro abbandonato presto verrà abbattuto per lasciare il posto ad un supermercato.
L’ultima rappresentazione spetta ad una giovane compagnia, che sceglie Gastone, opera petroliniana del 1924.
Così Gastone, da “artista cinematografico, danseur, diseur, conquistatore di donne a getto continuo” diventa, in questo spettacolo, maschera e metafora di un teatro che non esiste più, di una realtà che piano piano scompare dai palchi. Si trasforma in figura malinconica, intrisa di poesia.
Poesia di una città scomparsa tra le pieghe della modernità, sopravvissuta al presente senza illusioni.

Nel riadattamento di Coccia, Gastone diventa un uomo solo, alla ricerca del riscatto sulle scene, ma inevitabilmente schiacciato dal peso del suo passato,
maschera e metafora di un teatro che non esiste più, sostituito dalla fiction.
Lo spettacolo riproduce scenograficamente una casa degli anni ’20, con abitudini, costumi, musiche e diventa registicamente un viaggio nelle atmosfere ormai dimenticate di una Roma semplice e antica allo stesso tempo, una città che viveva un rapporto simbiotico con i propri miti e la propria povertà.
Al contempo espone tematiche più che mai attuali, come l’affermazione del super-io in una società basata sulle apparenze, che si riflette nella ricerca spasmodica del successo, elemento estremamente labile e vano.
Tra rabbia e risate la decisione di tentare l’impresa di raccontare quel teatro che non esiste più.

Lo spettacolo si avvale delle musiche originali del Maestro Roberto Fiore.

Nel foyer del teatro: Giorgia Marzi (pittrice dell’accademia di belle arti di Roma vincitrice del concorso per la realizzazione del manifesto Gastone 2011) presenterà una mostra personale di opere create sulla figura petroliniana. (china, aquerelli, olio su tela)

Gastone. Storia di teatro, d’amore di altre facezie.
dal 26 al 30 aprile 2011
ore 21.00 – Teatro dell’Orologio
Via dè Filippini, 17 A , ROMA
Biglietti: Interi 12 € – Ridotti 10 €

Ufficio Stampa: Artinconnessione _ artinconnessione@gmail.com _ tel: 3382006735

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Intervista su Flaneri Tv

venerdì, aprile 15th, 2011

Massimiliano Coccia, intervistato da Flanerí Tv, parla del suo ultimo libro di poesie, “Non parlate al conducente”, in uscita a fine mese. La presentazione dell’opera avverrà giovedì 14 aprile 2011, alle ora 18, presso la Casa delle Letterature, a Roma.

Massimiliano Coccia a Flanerí Tv from Flanerì on Vimeo.

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Presentazione “Non parlate al conducente” – 14 Aprile – ore 18.00 – Casa delle Letterature

sabato, aprile 2nd, 2011

“Non parlate al conducente” non è il classico libro di poesia, non troverete versi buoni per ogni occasione ma parole cresciute per le strade della città, visioni oniriche e letterarie, storie che si macchiano di peccati originali. “Non parlate al conducente” è una dichiarazione d’amore nei confronti della poesia e della scrittura, ci sono storie narrate con rime e anafore, sguardi che sfuggono, sentimenti che permangono, posti lontani del mondo che diventano incredibilmente vicini. Quest’antologia poetica è un manuale di viaggio verso tutti quei luoghi che fuggono alla visione quotidiana delle cose.
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“Scrivere e leggere le poesie è una sorta di palestra, una delle più faticose. E’ una lotta contro un nemico imbattibile. In questo mondo pieno di armi di distrazione di massa, andare a mani nude, noi stessi nudi, è un atto di coraggio” (dalla prefazione di Roan Johnson).
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“Lavorare sicuramente”

venerdì, marzo 18th, 2011

Al Cinema Fandango in via Tiepolo, 13 (zona Flaminio), lunedì 21 marzo alle ore 18.00, si terrà l’incontro
“Lavorare sicuramente” organizzato dai Giovani Democratici Parioli-Flaminio, che vedrà la
partecipazione tra gli altri di Antonio Boccuzzi. Sarà letto da Edoardo Pesce, il mio racconto, “D’amore
si vive, perché di lavoro si muore”, uscito qualche mese fa su “The Week”.
Vi aspetto per vivere insieme una serata di impegno e di cultura.
Massimiliano Coccia

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Vita che scorre: colloquio con Aureliano Amadei

sabato, marzo 12th, 2011


di Massimiliano Coccia (per Flanerì – www.flaneri.com)

Tra febbraio e marzo, Roma regala giornate di sole, come fossero dei lampi, delle ventate di primavera, fugaci come una corsa, fugaci come le parole. Decido, dopo aver letto del suo film, che vorrei intervistare Aureliano Amadei, per molti motivi, prima di tutto “poetici” oltre che cinematografici. Mentre “20 Sigarette” il suo film era a Venezia, leggevo di questo filmaker, precario, eretico nella sua semplicità. Poi, una sera, vidi il suo film e un groppo mi salì fino al cuore, per poi intasare la mia testa. “Venti Sigarette” è un film diretto, immediato, solare nella sua disperazione, nella sua urgenza di raccontare vita, morte, terrore e bellezza. Quando incontro Aureliano a Roma, in un bar del Rione Monti, mi fermo per qualche istante ad osservare le sue mani, che da una parte tengono il passeggino con il figlio più piccolo e dall’altra il bastone, che lo accompagna. Potrebbe essere sintetizzato in questa immagine la sua storia. Il bastone si fa compagnia con la sigaretta, che crea nubi dove si perdono le parole di questa intervista.

“Venti sigarette” è un film che alterna molti registri narrativi, com’è stato da un punto di vista registico dare omogeneità ad una storia per niente statica?

Ho faticato a far passare l’idea di alternare i registri narrativi nel film, ho dovuto convincere i miei collaboratori che fosse l’idea migliore. Ho lavorato molto perché nell’affrontare i tanti stili differenti del film va tutto improntato minuziosamente dagli attori alla fotografia, per cercare di preparare al meglio questo continuo cambiamento di registro, questa incoerenza. Il tutto è essenziale per me, perché il film doveva assolutamente avere il senso di vita vissuta, vera, che di solito è un pout pourrì di generi diversi.

Com’è stato passare dal libro al film?

All’inizio tutti mi dicevano: “è un libro molto cinematografico”, quindi sembrava che sarebbe stato abbastanza semplice, in realtà è stato molto complicato. Sono state fatte diverse stesure della sceneggiatura. Il discorso è che mentre in letteratura si può divagare entrare nei meandri di un solo aspetto, in un film invece la vita reale così com’è rischia di diventare anche noiosa, richiede un certo simbolismo, un certo binario di lettura, che sulla vita vissuta è sempre pericoloso.  Ad esempio il finale è stato trovato solo nell’ultima stesura della sceneggiatura perché ci si è domandati: “come chiudi una storia vera?”
C’è poco spazio per l’invenzione, per il simbolismo e quindi occorre andarsi a trovare nella vita tutti quegli aspetti che possono andar bene per un film.
(continua…)

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Premio Monteverde Pasolini

domenica, febbraio 27th, 2011


Al Teatro Vascello il 5 Marzo a partire dalle ore 11.00 ci sarà il Primo Premio Monteverde Pasolini, presieduto da Gianni Borgna. Nell’arco della giornata saranno premiati tra gli altri: Aureliano Amadei (regista di “Venti Sigarette”), Alberto Sughi (pittore), Antonio Rezza e Flavia Maestrella, Laura Boldrini e molti altri. Vi aspetto!

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