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Archive for the ‘Articoli’ Category

Vacanze di Natale – Racconti (Cooper)

domenica, gennaio 1st, 2012

“C’è ben poca voglia di “evasione nella gran parte di questi racconti, come se chi vive e scrive oggi in Italia fosse ben consapevole della difficoltà non solo di attraversare questo tempo pesante e grigio, ma anche soltanto di immaginarsi un futuro prossimo o lontano fuori dal vuoto intorno e di fronte a noi che è adesso il nostro Paese. È vero, il mondo è diventato povero, e si viaggia davvero poco nel libro che avete tra le mani, però questi dieci racconti, di voci e stili molto diversi tra loro, sanno ugualmente sorprenderci con la loro onestà, e mostrarci, a volte in modo impietoso, a volte strappandoci un sorriso, qual è davvero la vita in Italia, oggi. Buone “Vacanze di Natale” a voi. (Dalla nota del curatore,Simone Caltabellota).”

Ecco l’elenco dei racconti:

  • Barbaro Matteo –  J.H scomparso       
  • Buccarella Cosimo  –   Panda
  • Coccia Massimiliano –  Rapido 904  
  • Cordisco Giampiero –  Il solito paio di guanti       
  • Garbarini Simona  –  Cristalli       
  • Ledda Rachele  –  Luci di dicembre     
  • Mondin Natan   –  Come il sorriso della hostess       
  • Renzoni Tommaso –   L’uomo senza paura       
  • Rochira Daniela  –  Notte di neve       
  • Settembrini Eddie  –  Approfitto delle vacanze di Natale per pensarci su

In questa antologia troverete “Rapido 904″ un mio racconto sulla “Strage di Natale” avvenuta nel 1984.
Trovate il volume in libreria o nei book shop on-line.
Buona lettura.

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Le omissioni

giovedì, ottobre 6th, 2011

articolo di Massimiliano Coccia (flaneri.com – Flanerì)

I veri libri di poesia sono rari, molto rari, una felice scoperta è stato leggere Le omissioni, di Ottavio Fatica, uno dei migliori traduttori italiani che sta curando da alcuni anni la ritraduzione completa di Rudyard Kipling.
I versi di Fatica giungono alla fine di un lungo cammino di ricerca linguistica e poetica, vi è la passione per la lingua e le figure retoriche, che però non fanno diventare i versi entità astratte o chiuse, bensì liberano il significante e il significato in tutta la loro completezza.
Èpoesia di privazione quella di Fatica, di amore, di dubbio, di incertezze, è ricolma di vita, di ferite non rimarginate ed è in questo istante quando la ferita pulsa e sanguina che si percepisce il senso vero e profondo della sua poetica, perché la sua poesia non è esercizio linguistico o appunti distratti, ma è una ferita aperta, che brilla ancora al sole, che sgorga sangue e versi, una ferita, la stessa che per Italo Calvino è motivo della nostra battaglia quotidiana. Èun poeta silente Ottavio Fatica, che vive un rapporto conflittuale con l’intorno, dove la natura è un’entità misteriosa, una natura che strappa centimetri all’urbana metropoli, (…e poi passando accanto/ alla boscaglia con un brivido/ avvertire una presenza/ […] e continuando/ a correre scoprire con più angoscia/  che mai che sei ignorato da uno scampolo di giungla sotto casa…) , una natura,quindi, che ignora il cammino del passante e che raramente consola.
Chi si aspettava un approccio accademico alla poesia da parte di uno dei più grandi traduttori italiani, ne rimarrà deluso, perché Le omissioni non rappresentano una summa poetica ma sono versi che pongono interrogativi e guardano avanti, sono enigmi irrisolti e sogni sussurrati che accompagnano le nostre sere e i nostri giorni di uomini e donne che si confrontano con la contemporaneità ed è per questo che la poesia di Fatica diventa “nuda mano sulla carne viva”, tocca i centri nervosi e porta sempre e comunque ad una reazione, sia essa un sospiro,una privazione o una gioia intima.
Le omissioni sono quindi la dimostrazione che è ancora possibile fare poesia e con essa cercare di imbrigliare il tempo che fugge e scorre, un tempo pieno di affanno, ma «è sempre tempo: il tempo di ora/ e non ha altro luogo».

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“L’inferno sono gli altri”: Intervista a Silvia Giralucci

giovedì, ottobre 6th, 2011

intervista di Massimiliano Coccia (flaneri.com – Flanerì)

Silvia Giralucci è una giornalista veneta, che ha vissuto sulla propria pelle la crudeltà degli anni ‘70 e della terribile stagione del terrorismo italiano, perché in una mattina di inizio estate del 1974 suo padre Graziano Giralucci, agente di commercio, insieme a Giuseppe Mazzola, carabiniere in congedo, entrambi militanti dell’MSI, furono uccisi dentro la sezione di via Zabarella a Padova, dalle Brigate Rosse.
Nel 1974 Silvia ha tre anni e crescerà cercando di capire e di ricostruire quello che avvenne quel 17 Giugno del 1974. Nel mezzo di questo percorso arriva il libro L’inferno sono gli altri, che racconta e scava in quel giorno di Giugno, permettendo al lettore di immergersi pienamente negli intrecci e nelle contraddizioni di quegli anni, di quella storia che diventa narrazione collettiva. La forza del libro di Silvia Giralucci è proprio questa, non diventare una sterile litania personale sul dolore e sulla perdita, sulle ingiustizie e sulla solitudine, ma invertire la rotta, creare una memoria condivisa non sulla carta, ma nel suo senso più profondo, mescolandosi, confrontandosi, scoprendo gli altri.
L’inferno sono gli altri è una bella eccezione di questi tempi dove la memoria degli anni ’70 sembra essere protetta da vestali giornalistici del dolore e dove una vittima per comodità di Stato rimane tale, senza diventare motore di giustizia e verità.

L’inferno sono gli altri è una frase di Jean Paul Sartre riferita a quella sfera di rapporti umani e sociali che portano alla creazione di barriere, relazioni contorte che possono portarci all’inferno. Come mai un titolo così evocativoe duro?

Il titolo L’inferno sono gli altri è il risultato di lunghe discussioni con la mia editor di Mondadori, la bravissima e paziente Nicoletta Lazzari. Io volevo un titolo che richiamasse l’idea delle prospettive multiple, che raccontasse le difficoltà che abbiamo tutti a guardare il mondo anche con gli occhi del nemico, che sottolineasse la naturale tendenza a considerare la nostra violenza come inevitabile risposta a quelle che consideriamo aggressioni degli altri. Per la casa editrice era importante anche sottolineare la mia storia personale, il fatto che l’autrice fosse la figlia di una vittima del terrorismo. La citazione di Sartre aveva le fiamme, la dicotomia tra il noi e gli altri, l’idea delle prospettive e anche quella della sofferenza, e su questa ci siamo trovate d’accordo. Devo dire poi che mi sembra che come titolo funzioni perché ciascuno ci vede quel che crede. Il significato che gli dò io è molto diverso da quello che ci danno altri lettori. Va bene così.

Il tuo non è il canonico libro sulla storia personale di chi, dalle parte delle vittime, ha subito gli anni ’70, ma vuole essere una ricerca letteraria, sociale ed antropologica sul significato degli anni di piombo, com’è (continua…)

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Oltre il caso Penati

domenica, settembre 4th, 2011

Roma2013.org, nel bel mezzo del caso Penati, ha chiesto ad alcuni giovani esponenti del Pd di dare vita ad un dibattito sul futuro del Partito. Crediamo che sia la maniera più giusta per provare a capire cosa e come potrà essere il Pd del futuro. Crediamo che chiederlo alle forze giovani del Partito Democratico sia l’unica maniera per dare voce al cambiamento, che da più parti si chiede. Pubblichiamo l’intervento di Massimiliano Coccia, scrittore ed iscritto al Circolo Pd Alberone.
di Massimiliano Coccia

Il caso Penati mi ha profondamente scosso, non perché pensassi che nel centrosinistra non ci potessero essere corruttori e corrotti, ma perché sinceramente credevo che quel metodo di tangenti e finanziamenti illeciti non ci appartenesse neanche nel sospetto.

Al di là di quello che la magistratura accerterà, c’è alla radice un problema che viene sollevato, ovvero il vincolo tra politica ed economia. Le due hanno spesso un rapporto insano, non basato sul merito, insieme creano clientele e mai meccanismi virtuosi e il perché è facile e assurdo da capire e risiede in una classe politica mediocre, interessata a se stessa e non alla collettività. Per questo la vicenda Penati, presa con le tutele del caso e il massimo rispetto per la presunzione di innocenza, nonché il rispetto per la magistratura, desta un senso preoccupante di vuoto e spaesamento nei cittadini che, semplicisticamente, non amano il garantismo e per loro quindi Penati è già colpevole. Quindi uguale agli altri, ragione per cui il PD è uguale agli altri perché ha il suo tasso di parlamentari migrati tra i Responsabili, i suoi condannati negli Enti Locali e via dicendo. (continua…)

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Lucian Freud

martedì, agosto 16th, 2011

di Massimiliano Coccia (www.flaneri.com)

Ho conosciuto un uomo qualche autunno fa, era in libreria, una libreria del centro di Roma e fuori faceva freddo. Se ne stava seduto in disparte su uno di quegli sgabelli che servono per prendere i libri. Aveva ritagli di giornale tra le mani che quasi accarezzava. Non sapevo chi fosse era avvolto in un cappotto di lana e le sue mani sembravano dei rami d’alberi, di quegli alberi alti che si trovano o nella Foresta nera o nei sobborghi londinesi. Prese un libro e lo accarezzò guardava alcune immagini sotto il riflesso della luce, sorrise appena un poco ad una commessa dai capelli biondi e l’aria distratta, la fissò per un attimo come a volerla fotografare. Notai sui suoi pantaloni un po’ di colore giallo che emergeva e allora pensai a lui come ad un imbianchino o un manovale che leggeva un libro d’arte.
(continua…)

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Gastone. Storia di teatro, d’amore di altre facezie di Massimiliano Coccia dal 26 al 30 aprile 2011 – Teatro dell’ Orologio – Roma

venerdì, aprile 22nd, 2011


Gastone. Storia di teatro, d’amore e di altre facezie.

scritto e diretto da Massimiliano Coccia
aiuto regia: Martina Donati

con Alessandra Sani, Ivan Bellavista, Gerry Gherardi, Sara Platania, Simone Crisari
scenografia: Francesco Petrone e Grazia Amendola
musiche: Roberto Fiore
tecnico audio/luci: Aulo Cerasomma

Una favola con un incipit contemporaneo.
A Roma, un teatro abbandonato presto verrà abbattuto per lasciare il posto ad un supermercato.
L’ultima rappresentazione spetta ad una giovane compagnia, che sceglie Gastone, opera petroliniana del 1924.
Così Gastone, da “artista cinematografico, danseur, diseur, conquistatore di donne a getto continuo” diventa, in questo spettacolo, maschera e metafora di un teatro che non esiste più, di una realtà che piano piano scompare dai palchi. Si trasforma in figura malinconica, intrisa di poesia.
Poesia di una città scomparsa tra le pieghe della modernità, sopravvissuta al presente senza illusioni.

Nel riadattamento di Coccia, Gastone diventa un uomo solo, alla ricerca del riscatto sulle scene, ma inevitabilmente schiacciato dal peso del suo passato,
maschera e metafora di un teatro che non esiste più, sostituito dalla fiction.
Lo spettacolo riproduce scenograficamente una casa degli anni ’20, con abitudini, costumi, musiche e diventa registicamente un viaggio nelle atmosfere ormai dimenticate di una Roma semplice e antica allo stesso tempo, una città che viveva un rapporto simbiotico con i propri miti e la propria povertà.
Al contempo espone tematiche più che mai attuali, come l’affermazione del super-io in una società basata sulle apparenze, che si riflette nella ricerca spasmodica del successo, elemento estremamente labile e vano.
Tra rabbia e risate la decisione di tentare l’impresa di raccontare quel teatro che non esiste più.

Lo spettacolo si avvale delle musiche originali del Maestro Roberto Fiore.

Nel foyer del teatro: Giorgia Marzi (pittrice dell’accademia di belle arti di Roma vincitrice del concorso per la realizzazione del manifesto Gastone 2011) presenterà una mostra personale di opere create sulla figura petroliniana. (china, aquerelli, olio su tela)

Gastone. Storia di teatro, d’amore di altre facezie.
dal 26 al 30 aprile 2011
ore 21.00 – Teatro dell’Orologio
Via dè Filippini, 17 A , ROMA
Biglietti: Interi 12 € – Ridotti 10 €

Ufficio Stampa: Artinconnessione _ artinconnessione@gmail.com _ tel: 3382006735

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Intervista su Flaneri Tv

venerdì, aprile 15th, 2011

Massimiliano Coccia, intervistato da Flanerí Tv, parla del suo ultimo libro di poesie, “Non parlate al conducente”, in uscita a fine mese. La presentazione dell’opera avverrà giovedì 14 aprile 2011, alle ora 18, presso la Casa delle Letterature, a Roma.

Massimiliano Coccia a Flanerí Tv from Flanerì on Vimeo.

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Presentazione “Non parlate al conducente” – 14 Aprile – ore 18.00 – Casa delle Letterature

sabato, aprile 2nd, 2011

“Non parlate al conducente” non è il classico libro di poesia, non troverete versi buoni per ogni occasione ma parole cresciute per le strade della città, visioni oniriche e letterarie, storie che si macchiano di peccati originali. “Non parlate al conducente” è una dichiarazione d’amore nei confronti della poesia e della scrittura, ci sono storie narrate con rime e anafore, sguardi che sfuggono, sentimenti che permangono, posti lontani del mondo che diventano incredibilmente vicini. Quest’antologia poetica è un manuale di viaggio verso tutti quei luoghi che fuggono alla visione quotidiana delle cose.
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“Scrivere e leggere le poesie è una sorta di palestra, una delle più faticose. E’ una lotta contro un nemico imbattibile. In questo mondo pieno di armi di distrazione di massa, andare a mani nude, noi stessi nudi, è un atto di coraggio” (dalla prefazione di Roan Johnson).
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La bellezza della linea: incontro con la pittura di Sandro Trotti

venerdì, marzo 18th, 2011

Di Massimiliano Coccia e Martina Donati
(per Flanerì – www.flaneri.com )

La cifra stilistica di Alessandro Trotti è articolata e composta da varie fasi che spaziano dall’astrattismo, con la creazione dei “crates”, simbolismo che vede l’unione di punti, linee geometriche e piani, fino ad arrivare ai nudi. L’arte di Trotti è un’arte in cammino che cresce e vive in molti luoghi, dall’intimità del suo studio, alle vedute di Roma fino ad arrivare ai suoi viaggi in Cina, dove in questi giorni inizierà un percorso trimestrale di insegnamento presso l’Università del Canton. Trotti è un artista semplice, ma non semplicista, vive di problematicità irrisolte e di voglia di rappresentare il presente  e la memoria con il magma materico dei suoi quadri, che come il magma lavico, è simbolo di ciò che in passato è stata la sua arte. Abbiamo incontrato Sandro Trotti, nella sua casa adibita a studio, negli ultimi giorni della sua permanenza romana.

Sandro Trotti, com’è cominciato il suo percorso nell’arte e nella pittura?
Ho sempre disegnato fin da quando ero bambino, i miei amici quando passavano mi trovavano intento a disegnare, a dipingere. Mia madre quando qualcuno chiedeva di me diceva sempre: “Sandro è su a “rognecare, sta à dipinge, sta à fa i pupazzi”. I miei professori poi dopo le scuole medie dissero a mio padre che avevo molto talento, talento che andava coltivato e perciò consigliarono di iscrivermi al Liceo Artistico, ma lui rispose: “A me serve un altro muratore”, visto che anche i miei fratelli erano muratori e  in casa servivano altre due braccia. Ho provato per una settimana a farlo e dopo ho detto: “io questo non lo farò mai”. A 15 anni sono venuto a Roma, con tante difficoltà ma con in testa un’idea molto chiara: non avrei mai fatto il muratore, anche se questo significava disubbidire a mio padre. Questo episodio lo raccontai anche quando esposi al Museo Nazionale di Cina e colpì molto la platea perché in Cina disubbidire al padre è una cosa molto grave, però continuai dicendo: “che se mio padre fosse qui sarebbe certamente soddisfatto di me, uscirebbe dalla tomba, mi verrebbe ad abbracciare e perdonerebbe la mia disubbidienza”. Quando dipingo penso spesso che i pittori hanno tanti nemici e i nemici sono i quadri sbagliati che si fanno, e ogni volta che riguardo i miei quadri sbagliati penso a mio padre e al fatto che forse era meglio se avessi intrapreso la carriera di muratore.

“Nella pittura non si può fare tutto: bisogna fare l’essenziale” cos’è l’essenziale per lei?
L’essenziale è tutto l’opposto di quello che farebbe un falsario. Il falsario crea il quadro un po’ meglio di quello che fa il pittore, ci mette quel tantino di accattivante per piacere. Un pittore non fa le cose per farle piacere, un pittore fa l’essenziale, se è necessario un occhio solo fa un occhio solo.

Osservando le sue opere, ho notato, che i suoi colori, le scale tonali, le linee, le forme, parlano la lingua della memoria, sono intrise della bellezza del “dopo”, dell’osservazione distante. Quanto è importante la conservazione della memoria nella sua opera?
Quando si lavora per tanti anni si attraversano anche molte fasi, molti periodi: ho avuto la fase astratta, quando facevo gli assi cartesiani, i “crates”, però poi andando avanti si esauriscono le idee. Alle volte penso che è il quadro che fa il pittore e non viceversa perché esistono anche dei quadri che vengono fatti perché è il quadro che ti trasporta. Nel mio ritorno al figurativo c’è questa memoria che tu dici, questo ricordo di questo magma materico, queste smagliature, questi strappi, queste incertezze, che mi portavo dietro e che metti in armonia con una nuova visione, anche con gli elementi di contaminazione. Personalmente tornai al figurativo con i nudi bianchi, chiusi con i “crates” intorno al 1970 . Avevo azzerato il colore, avevo recuperato la purezza. Oggi ho aggiunto nuovamente il colore, le smagliature dei “crates”. Il pittore è libero di andare e tornare. Penso che se un pittore vale 7 o vale 8, non cambia il suo valore se dipinge in un modo piuttosto che in un altro. Un pittore vero non sa mai come si fa un quadro, ogni volta che ha davanti una tela bianca non sa mai cosa farci.

(continua…)

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“Un premio come un impegno”

venerdì, marzo 11th, 2011

articolo di Massimiliano Coccia (per Flanerì)

Si è conclusa la prima edizione del Premio “MONTEVERDE PASOLINI” – “Le ragioni dei sogni, le visioni della realtà – Premio per la cultura, le arti, l’informazione e il sociale” svoltasi al Teatro Vascello il 5 Marzo, anniversario della nascita dell’intellettuale e poeta bolognese. Nei giorni immediatamente precedenti all’evento, mi sono spesso chiesto “il perché” di questo premio, se stessimo facendo la cosa giusta o se non saremmo caduti anche noi nella retorica celebrativa della brava gente che si oppone alla cattiva gente, in un momento convulso per tutto il Paese.

Ho cercato di darmi una risposta e la risposta invece è arrivata da sola, mentre in tv passavano “Il più crudele dei giorni”, il film che racconta di Ilaria Alpi e Mirian Hrovatin, improvvisamente ho pensato che il Premio fosse qualcosa di urgente e di necessario, qualcosa che ci unisca, che non ci faccia sentire soli nelle nostre diverse missioni quotidiane. Così come Ilaria Alpi leggeva nei drammatici giorni somali Pasolini, cercando vita e verità in quelle parole scritta qualche decennio prima, in tanti tra i premiati ho pensato che incarnassero proprio quella volontà, quella voglia di arrivare alla verità senza chiedere niente in cambio, quella voglia urgente di incarnare un altro modo di fare le cose.

Dopo la premiazione penso che sia proprio questo il dato ultimo che rende tutti noi felici e soddisfatti delle oltre 500 persone vere che in una mattinata di marzo hanno riempito un teatro, delle parole dei tanti premiati dagli ideatori del calcio sociale ad Antonio Rezza, passando per Aureliano Amadei e Ottavia Monicelli, fino ad arrivare a Riccardo Iacona, Massimo Rendina e Sofia Sabatino. (continua…)

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