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	<title>Massimiliano Coccia</title>
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		<title>Vacanze di Natale &#8211; Racconti (Cooper)</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Jan 2012 15:10:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>massimiliano</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="padding-left: 30px;"><a href="http://www.massimilianococcia.com/wp-content/uploads/2012/01/3442876.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-712" title="3442876" src="http://www.massimilianococcia.com/wp-content/uploads/2012/01/3442876.jpg" alt="" width="139" height="220" /></a></p>
<p style="padding-left: 30px;">&#8220;C&#8217;è ben poca voglia di &#8220;evasione nella gran parte di questi racconti, come se chi vive e scrive oggi in Italia fosse ben consapevole della difficoltà non solo di attraversare questo tempo pesante e grigio, ma anche soltanto di immaginarsi un futuro prossimo o lontano fuori dal vuoto intorno e di fronte a noi che è adesso il nostro Paese. È vero, il mondo è diventato povero, e si viaggia davvero poco nel libro che avete tra le mani, però questi dieci racconti, di voci e stili molto diversi tra loro, sanno ugualmente sorprenderci con la loro onestà, e mostrarci, a volte in modo impietoso, a volte strappandoci un sorriso, qual è davvero la vita in Italia, oggi. Buone &#8220;Vacanze di Natale&#8221; a voi. (Dalla nota del curatore,Simone Caltabellota).&#8221;</p>
<p>Ecco l&#8217;elenco dei racconti:</p>
<ul>
<li>Barbaro Matteo –  <strong><em>J.H scomparso       </em></strong></li>
<li>Buccarella Cosimo  –   <strong><em>Panda</em></strong></li>
<li>Coccia Massimiliano – <strong><em> Rapido 904  </em></strong></li>
<li>Cordisco Giampiero –  <strong><em>Il solito paio di guanti       </em></strong></li>
<li>Garbarini Simona  –  <strong><em>Cristalli       </em></strong></li>
<li>Ledda Rachele  –  <strong><em>Luci di dicembre     </em></strong></li>
<li>Mondin Natan   – <strong> <em>Come il sorriso della hostess       </em></strong></li>
<li>Renzoni Tommaso –   <strong><em>L’uomo senza paura       </em></strong></li>
<li>Rochira Daniela  –  <strong><em>Notte di neve       </em></strong></li>
<li>Settembrini Eddie  – <strong><em> Approfitto delle vacanze di Natale per pensarci su<br />
</em></strong></li>
</ul>
<p style="padding-left: 30px;">In questa antologia troverete &#8220;Rapido 904&#8243; un mio racconto sulla &#8220;Strage di Natale&#8221; avvenuta nel 1984.<br />
Trovate il volume in libreria o nei book shop on-line.<br />
Buona lettura.</p>
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		<title>Le omissioni</title>
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		<pubDate>Thu, 06 Oct 2011 07:12:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>massimiliano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[articolo di Massimiliano Coccia (flaneri.com &#8211; Flanerì) I veri libri di poesia sono rari, molto rari, una felice scoperta è stato leggere Le omissioni, di Ottavio Fatica, uno dei migliori traduttori italiani che sta curando da alcuni anni la ritraduzione completa di Rudyard Kipling. I versi di Fatica giungono alla fine di un lungo cammino [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="immagine"><a href="http://www.massimilianococcia.com/wp-content/uploads/2011/10/Immagine-1.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-709" title="Immagine 1" src="http://www.massimilianococcia.com/wp-content/uploads/2011/10/Immagine-1-227x300.png" alt="" width="227" height="300" /></a></p>
<div id="descrizione">
<h3></h3>
<h4>articolo di Massimiliano Coccia (flaneri.com &#8211; Flanerì)</h4>
</div>
</div>
<div id="body">
<p>I veri libri di poesia sono rari, molto rari, una felice scoperta è stato leggere <strong><em>Le omissioni</em></strong>, di Ottavio Fatica, uno dei migliori traduttori italiani che sta curando da alcuni anni la ritraduzione completa di Rudyard Kipling.<br />
I versi di Fatica giungono alla fine di un lungo cammino di ricerca linguistica e poetica, vi è la passione per la lingua e le figure retoriche, che però non fanno diventare i versi entità astratte o chiuse, bensì liberano il significante e il significato in tutta la loro completezza.<br />
Èpoesia di privazione quella di Fatica, di amore, di dubbio, di incertezze, è ricolma di vita, di ferite non rimarginate ed è in questo istante quando la ferita pulsa e sanguina che si percepisce il senso vero e profondo della sua poetica, perché la sua poesia non è esercizio linguistico o appunti distratti, ma è una ferita aperta, che brilla ancora al sole, che sgorga sangue e versi, una ferita, la stessa che per Italo Calvino è motivo della nostra battaglia quotidiana. Èun poeta silente Ottavio Fatica, che vive un rapporto conflittuale con l’intorno, dove la natura è un’entità misteriosa, una natura che strappa centimetri all’urbana metropoli, (<em>…e poi passando accanto/ alla boscaglia con un brivido/ avvertire una presenza/ […] e continuando/ a correre scoprire con più angoscia/  che mai che sei ignorato da uno scampolo di giungla sotto casa…</em>) , una natura,quindi, che ignora il cammino del passante e che raramente consola.<br />
Chi si aspettava un approccio accademico alla poesia da parte di uno dei più grandi traduttori italiani, ne rimarrà deluso, perché <em>Le omissioni</em> non rappresentano una summa poetica ma sono versi che pongono interrogativi e guardano avanti, sono enigmi irrisolti e sogni sussurrati che accompagnano le nostre sere e i nostri giorni di uomini e donne che si confrontano con la contemporaneità ed è per questo che la poesia di Fatica diventa “nuda mano sulla carne viva”, tocca i centri nervosi e porta sempre e comunque ad una reazione, sia essa un sospiro,una privazione o una gioia intima.<br />
<em>Le omissioni</em> sono quindi la dimostrazione che è ancora possibile fare poesia e con essa cercare di imbrigliare il tempo che fugge e scorre, un tempo pieno di affanno, ma «<em>è sempre tempo: il tempo di ora/ e non ha altro luogo</em>».</p>
</div>
<p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.massimilianococcia.com%2F2011%2F10%2F06%2Fle-omissioni%2F&amp;title=Le%20omissioni" id="wpa2a_4"><img src="http://www.massimilianococcia.com/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>“L’inferno sono gli altri”: Intervista a Silvia Giralucci</title>
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		<pubDate>Thu, 06 Oct 2011 07:11:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>massimiliano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[intervista di Massimiliano Coccia (flaneri.com &#8211; Flanerì) Silvia Giralucci è una giornalista veneta, che ha vissuto sulla propria pelle la crudeltà degli anni ‘70 e della terribile stagione del terrorismo italiano, perché in una mattina di inizio estate del 1974 suo padre Graziano Giralucci, agente di commercio, insieme a Giuseppe Mazzola, carabiniere in congedo, entrambi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="descrizione"><img src="http://www.flaneri.com/images/sized/fileblog/image_gallery-100x140.jpg" alt="" width="100" height="140" /></p>
<div id="descrizione">
<h3></h3>
<h4>intervista di Massimiliano Coccia (flaneri.com &#8211; Flanerì)</h4>
</div>
</div>
<div id="body">
<p>Silvia Giralucci è una giornalista veneta, che ha vissuto sulla propria pelle la crudeltà degli anni ‘70 e della terribile stagione del terrorismo italiano, perché in una mattina di inizio estate del 1974 suo padre Graziano Giralucci, agente di commercio, insieme a Giuseppe Mazzola, carabiniere in congedo, entrambi militanti dell’MSI, furono uccisi dentro la sezione di via Zabarella a Padova, dalle Brigate Rosse.<br />
Nel 1974 Silvia ha tre anni e crescerà cercando di capire e di ricostruire quello che avvenne quel 17 Giugno del 1974. Nel mezzo di questo percorso arriva il libro <strong><em>L’inferno sono gli altri</em></strong>, che racconta e scava in quel giorno di Giugno, permettendo al lettore di immergersi pienamente negli intrecci e nelle contraddizioni di quegli anni, di quella storia che diventa narrazione collettiva. La forza del libro di Silvia Giralucci è proprio questa, non diventare una sterile litania personale sul dolore e sulla perdita, sulle ingiustizie e sulla solitudine, ma invertire la rotta, creare una memoria condivisa non sulla carta, ma nel suo senso più profondo, mescolandosi, confrontandosi, scoprendo gli altri.<br />
<em>L’inferno sono gli altri</em> è una bella eccezione di questi tempi dove la memoria degli anni ’70 sembra essere protetta da vestali giornalistici del dolore e dove una vittima per comodità di Stato rimane tale, senza diventare motore di giustizia e verità.</p>
<p><em>L&#8217;inferno sono gli altri </em><strong>è una frase di Jean Paul Sartre riferita a quella sfera </strong><strong>di rapporti umani e sociali che portano alla creazione di barriere, relazioni </strong><strong>contorte che possono portarci all&#8217;inferno. Come mai un titolo così evocativo</strong><strong>e duro?</strong></p>
<p>Il titolo <em>L’inferno sono gli altri</em> è il risultato di lunghe discussioni con la mia editor di Mondadori, la bravissima e paziente Nicoletta Lazzari. Io volevo un titolo che richiamasse l’idea delle prospettive multiple, che raccontasse le difficoltà che abbiamo tutti a guardare il mondo anche con gli occhi del nemico, che sottolineasse la naturale tendenza a considerare la nostra violenza come inevitabile risposta a quelle che consideriamo aggressioni degli altri. Per la casa editrice era importante anche sottolineare la mia storia personale, il fatto che l’autrice fosse la figlia di una vittima del terrorismo. La citazione di Sartre aveva le fiamme, la dicotomia tra il noi e gli altri, l’idea delle prospettive e anche quella della sofferenza, e su questa ci siamo trovate d’accordo. Devo dire poi che mi sembra che come titolo funzioni perché ciascuno ci vede quel che crede. Il significato che gli dò io è molto diverso da quello che ci danno altri lettori. Va bene così.</p>
<p><strong>Il tuo non è il canonico libro sulla storia personale di chi, dalle parte </strong><strong>delle vittime, ha subito gli anni &#8217;70, ma vuole essere una ricerca letteraria, </strong><strong>sociale ed antropologica sul significato degli anni di piombo, com&#8217;è <span id="more-690"></span>stato </strong><strong>immergersi in storie diverse tra di loro e cercare di comprendere &#8220;il perché&#8221;?</strong></p>
<p>Non so se sia una ricerca letteraria, mi sento una giornalista che in questo caso ha usato la prima persona perché non sarebbe stato onesto nascondere ai lettori che questa storia tocca la mia carne. Ho lavorato con lo spirito della cronista, ho cercato di rapportarmi con i testimoni senza pregiudizi, lasciando che fossero loro a far emergere il loro mondo. Ciascuno è diventato la tessera di un puzzle, anche i pezzi non sempre combaciano, e molti mancano. Strada facendo ho capito che al fondo della mia ricerca c’era sicuramente il desiderio di comprendere le scelte e il destino di mio padre. L’ho cercato nelle storie delle persone che negli anni Settanta hanno rischiato, in modi diversi, la vita per le loro idee. Ciascuno mi ha restituito un tratto di umanità che poteva essere sua, e sicuramente questo mi dà una maggior serenità.</p>
<p><strong>Quando uccisero tuo padre avevi 3 anni, quanto c&#8217;è in questo libro </strong><strong>di quella bambina?</strong></p>
<p>Credo emerga il dolore che purtroppo gli anni non hanno sopito, ma c’è anche l’idea che per guardare avanti è necessario confrontarsi e superare la rabbia.</p>
<p><strong>C&#8217;è stato un momento duro, un momento in cui hai pensato che questo </strong><strong>libro non l&#8217;avresti mai terminato?</strong></p>
<p>I momenti difficili sono stati tanti, ma non per motivi interni al libro. La materia è così appassionante che avrei voluto dedicarmici giorno e notte. E invece di giorno lavoravo a tempo pieno all’ufficio stampa della Giunta regionale a Venezia, la sera e nei fine settimana faccio la mamma e per la scrittura mi rimaneva solo la notte. Quando non crollavo. Èstato un bel sollievo anche per i miei figli quando finalmente è uscito il libro.</p>
<p><strong>Qual è stato il metodo di indagine e di scrittura?</strong></p>
<p>Ho lavorato per rispondere alla mia curiosità. Mettere nero su bianco è stato un modo di fare ordine, di impormi una data di fine, perché quando scavo mi pare sempre di non essere ancora arrivata abbastanza in fondo. Per fortuna ci sono le scadenze dell’editore.</p>
<p><em>L&#8217;inferno sono gli altri </em><strong>sta girando molto l&#8217;Italia, quale bagaglio </strong><strong>riporti da queste presentazioni?</strong></p>
<p>Le occasioni sono molto diverse: la prima a Padova, il giorno del mio 40esimo compleanno, è stata una festa dove c’erano persino i compagni di liceo. In giro per l’Italia sono stata in luoghi e situazioni molto diverse: dai festival letterari alle feste di partito. Il libro si presta a molteplici chiavi di lettura: ad Atreju ,il meeting dei giovani del Pdl, la presentazione con Walter Veltroni e Marcello De Angelis è diventata una discussione sugli anni Settanta, alla festa di Sinistra e Libertà a Padova ho finalmente dialogato con una ex di Autonomia presente tra il pubblico. A Bologna è venuto in libreria Mario Bortoluzzi, voce della Compagnia dell’Anello che sulla vicenda di mio padre ha scritto una canzone. E mi ha rimproverata per non aver approfondito nel libro la ricchezza del mondo della destra, il mondo di mio padre, il ruolo del Pci nell’inchiesta di Pietro Calogero che portò al 7 aprile. Ma devo dire, i contesti che preferisco sono quelli politicamente variegati.</p>
<p><strong>Una frase che rileggendola secondo te riassume il senso di tutto il libro?</strong></p>
<p>«<em>C’è sempre un’altra strada</em>». Ci sono persone che me la ripetono quando mi incontrano per strada.</p>
</div>
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		<title>Oltre il caso Penati</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Sep 2011 12:57:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>massimiliano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Roma2013.org, nel bel mezzo del caso Penati, ha chiesto ad alcuni giovani esponenti del Pd di dare vita ad un dibattito sul futuro del Partito. Crediamo che sia la maniera più giusta per provare a capire cosa e come potrà essere il Pd del futuro. Crediamo che chiederlo alle forze giovani del Partito Democratico sia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Roma2013.org, nel bel mezzo del caso Penati, ha chiesto ad alcuni giovani esponenti del Pd di dare vita ad un dibattito sul futuro del Partito. Crediamo che sia la maniera più giusta per provare a capire cosa e come potrà essere il Pd del futuro. Crediamo che chiederlo alle forze giovani del Partito Democratico sia l&#8217;unica maniera per dare voce al cambiamento, che da più parti si chiede. Pubblichiamo l&#8217;intervento di Massimiliano Coccia, scrittore ed iscritto al Circolo Pd Alberone. </em><br />
di Massimiliano Coccia</p>
<p>Il caso Penati mi ha profondamente scosso, non perché pensassi che nel centrosinistra non ci potessero essere corruttori e corrotti, ma perché sinceramente credevo che quel metodo di tangenti e finanziamenti illeciti non ci appartenesse neanche nel sospetto.</p>
<p>Al di là di quello che la magistratura accerterà, c’è alla radice un problema che viene sollevato, ovvero il vincolo tra politica ed economia. Le due hanno spesso un rapporto insano, non basato sul merito, insieme creano clientele e mai meccanismi virtuosi e il perché è facile e assurdo da capire e risiede in una classe politica mediocre, interessata a se stessa e non alla collettività. Per questo la vicenda Penati, presa con le tutele del caso e il massimo rispetto per la presunzione di innocenza, nonché il rispetto per la magistratura, desta un senso preoccupante di vuoto e spaesamento nei cittadini che, semplicisticamente, non amano il garantismo e per loro quindi Penati è già colpevole. Quindi uguale agli altri, ragione per cui il PD è uguale agli altri perché ha il suo tasso di parlamentari migrati tra i Responsabili, i suoi condannati negli Enti Locali e via dicendo.<span id="more-686"></span></p>
<p>Il PD, in linea teorica, è uguale agli altri, ma in linea pratica non è così, perché il Partito Democratico è spesso vittima degli atteggiamenti errati dei singoli e non fa della ruberia e del malaffare un valore aggiunto. Il Partito Democratico non ha mai avuto bisogni di dire “facciamo il partito degli onesti”, è un partito di gente onesta. Esiste un problema di struttura e di disciplina, di etica e di moralità. Il PD è un partito dalle gambe molli, un’enorme lista civica scoordinata a livello locale, senza parole d’ordine chiare e forti, senza un codice etico rigoroso, senza un sistema di tutela nei circoli.</p>
<p>Un tempo il Partito Comunista Italiano aveva un codice etico ferreo dai territori fino alle direzioni nazionali, vi era un tessuto di vigilanza democratica su quello che avveniva all’interno, una sorta di pressione interna dove chi sbagliava era fuori, poteva magari continuare a sbagliare ma per conto suo e non a nome del Partito.</p>
<p>Questo confine nel PD non c’è, si fa un gran rumore quando ci sono diversità di vedute sulla politica, minacciando espulsioni o comitati dei garanti (vedi il caso Adinolfi) e su cose più serie tutto passa sotto banco.</p>
<p>Per questo il Partito Democratico se vorrà vincere la sfida con il futuro dovrà cambiare, partendo dal caso Penati e arrivando ad un codice etico che coinvolga tutti, dai consigliere comunali che preparano gli emendamenti, ai Sindaci che discutono grandi opere e grandi trasformazioni, con quella pressione e quel controllo necessario affinché gli elettori percepiscano la diversità. Perché nel Partito Democratico c’è molta etica, a differenza di quanto afferma Matteo Renzi, e l’etica è fatta dai militanti che organizzano feste, volantinaggi, che spiegano, incontrano cittadini. La forza etica di questa storica sono loro, siamo noi, il popolo democratico che con le lacrime agli occhi ha festeggiato le vittorie e ha pianto per le sconfitte. Occorre che quel fiume di etica, di moralità pervada le stanze e defenestri in tutti gli ambiti chi usa la comunità politica democratica come un bus per rincorrere i propri interessi e il proprio ego, perché  “il vento può diventare bufera, se la politica continuerà a sottovalutare l’indignazione che l’accompagna, o soffiare invano, se non si predisporranno quei mulini a vento necessari per raccogliere tutta questa energia rinnovabile&#8221;.</p>
<p>E partendo dalla delusione di questi mesi, dobbiamo essere questo vento che inverte la rotta e cambi energia, che permetta a tutti noi di affermare con forza che siamo diversi, in tutto.</p>
<p><em>Massimiliano Coccia &#8211; Scrittore, circolo Pd &#8211; Alberone</em></p>
<p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.massimilianococcia.com%2F2011%2F09%2F04%2Foltre-il-caso-penati%2F&amp;title=Oltre%20il%20caso%20Penati" id="wpa2a_8"><img src="http://www.massimilianococcia.com/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Lucian Freud</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Aug 2011 09:33:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>massimiliano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Massimiliano Coccia (www.flaneri.com) Ho conosciuto un uomo qualche autunno fa, era in libreria, una libreria del centro di Roma e fuori faceva freddo. Se ne stava seduto in disparte su uno di quegli sgabelli che servono per prendere i libri. Aveva ritagli di giornale tra le mani che quasi accarezzava. Non sapevo chi fosse [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Massimiliano Coccia (www.flaneri.com)<br />
<a href="http://www.massimilianococcia.com/wp-content/uploads/2011/08/biografia_Lucian_freud_foto2.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-681" title="dd270309s2f31" src="http://www.massimilianococcia.com/wp-content/uploads/2011/08/biografia_Lucian_freud_foto2.jpg" alt="" width="460" height="288" /></a></p>
<p>Ho conosciuto un uomo qualche autunno fa, era in libreria, una libreria del centro di Roma e fuori faceva freddo. Se ne stava seduto in disparte su uno di quegli sgabelli che servono per prendere i libri. Aveva ritagli di giornale tra le mani che quasi accarezzava. Non sapevo chi fosse era avvolto in un cappotto di lana e le sue mani sembravano dei rami d’alberi, di quegli alberi alti che si trovano o nella Foresta nera o nei sobborghi londinesi. Prese un libro e lo accarezzò guardava alcune immagini sotto il riflesso della luce, sorrise appena un poco ad una commessa dai capelli biondi e l’aria distratta, la fissò per un attimo come a volerla fotografare. Notai sui suoi pantaloni un po’ di colore giallo che emergeva e allora pensai a lui come ad un imbianchino o un manovale che leggeva un libro d’arte.<br />
<span id="more-680"></span><br />
Quell’uomo non era nulla di tutto questo, non era la figura anziana che avevo visto o forse immaginato, quell’uomo forse neanche c’era seduto lì, ma quel libro, quel catalogo, si. E’ allora che conobbi Lucian Freud, le sue pennellate silenziose e dure, la sua maledetta voglia di esserci, di raccontare questo nostro corpo così straziato dalla vita, raccontarlo talmente tanto da farlo vivere di vita propria, da farlo brillare di luce propria. Mi sono perso in quelle pagine, tra quei nudi così ruvidi e quella pelle di donne addormentate dall’amore o dalla noia e ho riso a vedere la Regina ritratta o mi sono quietamente assopito nel vedere una stanza con un panorama della vecchia Londra in sottofondo, quei genitali cadenti sul mondo, come a ricordare la lenta decadenza del genere umano.<br />
Lucian Freud non è stato un pittore, è un pittore che resisterà al declino del tempo e della memoria perché con la sua arte si può capire, amare, disprezzare, abbandonare, inventare, la sua arte è vita, vita che passa indenne alle mode e ai momenti. L’arte di Freud è cresciuta nei suoi 88 anni, come un figlio cresce nel ventre della madre, con la stessa voglia di venire al mondo che ha animato i suoi volti, celebri, sconosciuti, oscuri, che ha generato sulla tela.<br />
Con Lucian Freud scompare uno degli ultimi maestri della pittura contemporanea, lontano da etichette, tappeti rossi e sfarzo inutile, aveva la sua irascibilità e il suo mondo che cullava nella sua pittura, che diventava genesi e cosmogonia della bellezza. “Io amo l&#8217;ombra così come amo la luce. Ambedue sono necessarie perché un volto possa essere bello”, scriveva Nietzsche e Freud viveva della stessa importanza, scavava nell’ombra interiore dei personaggi, esaltava la visione prospettica dell’Io e del Super-Io, della luce e della lucentezza dell’anima che traspare dalle sue tele.<br />
Ogni uomo ha uno scopo su questa terra, ogni artista ha la propria meta e Lucian Freud dopo 88 anni di ricerca questa meta l’ha raggiunta, rendere abitate le proprie tele, renderle nuovi posti, nuovi mondi e forse adesso sarà da qualche parte a ridere di tutto questo rumore che ha suscitato la sua dipartita,  riderà di tutto questo che continua anche in sua assenza, riderà perché in ogni foto da vivo il suo broncio era perenne. Riderà anche di questo articolo e di quel ragazzo che per amore lo scopriva qualche anno fa, scambiando la sua presenza con un miraggio e confondendo un sogno con la vita vera.<br />
Se passate in libreria potete trovare il catalogo completo delle sue opere: <strong><em>Lucian Freud</em></strong>, di Feaver William, 2007, <em>Rizzoli, I Libri illustrati. </em>Perché basta un catalogo per conoscere un mondo nuovo.</p>
<p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.massimilianococcia.com%2F2011%2F08%2F16%2Flucian-freud%2F&amp;title=Lucian%20Freud" id="wpa2a_10"><img src="http://www.massimilianococcia.com/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Recensione di Francesco di Majo &#8211; L&#8217;Opinione (23.Giugno.2011)</title>
		<link>http://www.massimilianococcia.com/2011/06/28/recensione-di-francesco-di-majo-lopinione-23-giugno-2011/</link>
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		<pubDate>Tue, 28 Jun 2011 21:39:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>massimiliano</dc:creator>
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		<category><![CDATA[francesco di majo]]></category>
		<category><![CDATA[massimiliano coccia]]></category>
		<category><![CDATA[non parlate al conducente]]></category>
		<category><![CDATA[Roma]]></category>

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		<description><![CDATA[]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.massimilianococcia.com/wp-content/uploads/2011/06/Immagine-1.png"></a><a href="http://www.massimilianococcia.com/wp-content/uploads/2011/06/Immagine-1.png"><img class="aligncenter size-full wp-image-667" title="Immagine 1" src="http://www.massimilianococcia.com/wp-content/uploads/2011/06/Immagine-1.png" alt="" width="422" height="653" /></a></p>
<p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.massimilianococcia.com%2F2011%2F06%2F28%2Frecensione-di-francesco-di-majo-lopinione-23-giugno-2011%2F&amp;title=Recensione%20di%20Francesco%20di%20Majo%20%26%238211%3B%20L%26%238217%3BOpinione%20%2823.Giugno.2011%29" id="wpa2a_12"><img src="http://www.massimilianococcia.com/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Appuntamenti Giugno/Luglio</title>
		<link>http://www.massimilianococcia.com/2011/06/20/appuntamenti-giugnoluglio/</link>
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		<pubDate>Mon, 20 Jun 2011 13:29:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>massimiliano</dc:creator>
				<category><![CDATA[Novità]]></category>

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		<description><![CDATA[Dal 19 al 26 Giugno.2011 &#8211; Labico &#8211; Mostra &#8220;Certe stanze&#8221; di Martina Donati. 23.Giugno.2011 -Milano-Bistrot del tempo ritrovato ore 18.30 &#8211; Presentazione &#8220;Non parlate al conducente&#8221; con Daniele Nahum (vicepresidente Comunità Ebraica di Milano), Tomaso Greco (Il Riformista) e letture di Miriam Camerini. 25. Giugno.2011 &#8211; Labico(Rm) &#8211; Palazzo Giuliani-ore 19.00 &#8211; Presentazione &#8220;Non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.massimilianococcia.com/wp-content/uploads/2011/06/12-castellodiFIANO_ROMANO.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-656" title="12-castellodiFIANO_ROMANO" src="http://www.massimilianococcia.com/wp-content/uploads/2011/06/12-castellodiFIANO_ROMANO-300x204.jpg" alt="" width="300" height="204" /></a></p>
<p>Dal 19 al 26 Giugno.2011 &#8211; Labico &#8211; Mostra &#8220;Certe stanze&#8221; di Martina Donati.</p>
<p>23.Giugno.2011 -Milano-Bistrot del tempo ritrovato<br />
ore 18.30 &#8211; Presentazione &#8220;Non parlate al conducente&#8221;<br />
con Daniele Nahum (vicepresidente Comunità Ebraica di Milano), Tomaso Greco (Il Riformista) e letture di Miriam<br />
Camerini.</p>
<p>25. Giugno.2011 &#8211; Labico(Rm) &#8211; Palazzo Giuliani-ore 19.00 &#8211; Presentazione &#8220;Non parlate al conducente&#8221;<br />
con Benedetto Paris (cons.comunale Labico), Giulio<br />
Perrone (editore), Matteo Chiavarone (Flanerì).</p>
<p>30 Giugno &#8211; 4 Luglio 2011 &#8211; Castello Ducale di Fiano<br />
Romano, Mostra &#8220;Certe stanze&#8221; di Martina Donati</p>
<p>1.Luglio.2011 &#8211; Fiano Romano(Rm)- Castello Ducale Orsini &#8211; ore 21.30 &#8211; Replica dello spettacolo &#8220;Gastone, storia di teatro, d&#8217;amore e di altre facezie&#8221;.</p>
<p>12.Luglio &#8211; Nettuno &#8211; Giardini del Forte San Gallo -<br />
ore 21.00 &#8211; Replica dello spettacolo &#8220;Gastone, storia di teatro, d&#8217;amore e di altre facezie&#8221;.</p>
<p>13-14 Luglio &#8211; Roma &#8211; Domus Talenti &#8211; Via delle Quattro Fontane &#8211; Replica dello spettacolo &#8220;Gastone, storia di teatro, d&#8217;amore e di altre facezie&#8221;.</p>
<p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.massimilianococcia.com%2F2011%2F06%2F20%2Fappuntamenti-giugnoluglio%2F&amp;title=Appuntamenti%20Giugno%2FLuglio" id="wpa2a_14"><img src="http://www.massimilianococcia.com/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p>]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>M.Coccia, Non parlate al conducente (recensione)</title>
		<link>http://www.massimilianococcia.com/2011/06/20/martemagazin/</link>
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		<pubDate>Mon, 20 Jun 2011 13:02:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>massimiliano</dc:creator>
				<category><![CDATA[Novità]]></category>
		<category><![CDATA[Rassegna stampa]]></category>
		<category><![CDATA[edith cristofaro]]></category>
		<category><![CDATA[marte magazine]]></category>
		<category><![CDATA[massimiliano coccia]]></category>
		<category><![CDATA[non parlate al conducente]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
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		<description><![CDATA[Fragile la poesia. Fragili le parole. E i sentimenti umani? Potenti, eppure fragili anche loro. Le parole di Massimiliano Coccia, si tingono di poesia e raccontano la storia personale che si tramuta in storia contemporanea. Poesia sola, che, denudata di tutti gli orpelli, spinge direttamente sul cuore e lo fa offrendoci la possibilità di fermarci [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>
<p><img src="http://www.martemagazine.it/images/stories/magazine/recensioni/libro/MassimilianoCoccia.jpg" alt="MassimilianoCoccia" width="200" height="278" />Fragile la poesia. Fragili le parole. E i sentimenti umani? Potenti, eppure fragili anche loro. Le parole di <strong>Massimiliano Coccia</strong>, si tingono di poesia e raccontano la storia personale che si tramuta in storia contemporanea.</p>
</div>
<p>Poesia  sola, che, denudata di tutti gli orpelli, spinge direttamente sul cuore  e lo fa offrendoci la possibilità di fermarci un attimo in mezzo al  caos di suoni e immagini, difetto del mondo moderno.<br />
La poesia è  parola nuda, scarna, e Coccia, quasi novello narratore ermetista,  ricorda vagamente il tentativo di inizio secolo scorso di ridurre  all’osso le parole per ritrovare l’essenza prima di un concetto, poi di  un’emozione. Tra Montale e Luzi, Coccia cerca il silenzio nel rumore di  fondo del vivere quotidiano, così da mettere a nudo l’anima, passando  prima per il corpo, nudo, alla ricerca di una nudità che è un atto di  coraggio.<br />
Rendiamo il senso alle parole, sembra essere la bandiera di questo <strong><em>Non parlate al conducente</em></strong>,  edito dalla Giulio Perrone Editore e gli argomenti di base di tutta la  conversazione segreta con il lettore sono quelli universali dell’amore,  dell’impotenza contro la Storia, dell’abbandono, eppure dice Coccia in  apertura: “<em>Non esistono poesie/ dell’abbandono,/ esistono versi/ che celano/ un’assenza</em>. […] <em>Esistono poeti/ che vivono oscillando/ tra la parola/ e il silenzio,/ tra un sorriso/ ed un’offesa,/ tra il detto e il non detto</em>”. Sono poeti del silenzio e del dolore, poeti che “<em>sono morti/ tutti quanti,/ chi per noia/ chi per amore,/ chi di vergogna, /chi ucciso/ chi suicidato</em>”.<br />
E’ il racconto della distanza e del mettersi a nudo, quella nudità che è  celebrazione dell’anima e vuoto, senza vergogna, senza distanza, senza  intenzione, in un percorso a due che è garanzia di non poter  dimenticare, ma di vivere e sentire la vita scorrere nelle parole, anche  in quelle che hanno come Destino quello di diventare altre parole.<br />
Un gioco all’incontro nell’abisso profondo dell’anima, oltre il rumore della realtà, questa raccolta di poesie di <strong>Massimiliano Coccia</strong>, per riflettere un attimo su tutto ciò che può esserci passato inosservato o inascoltato, e per ritrovare quelle “<em>piccole scaglie di esistenza che proprio perché così piccole diventano fondamentali</em>”.</p>
<p><strong>Massimiliano Coccia, <em>Non parlate al conducente</em>, Giulio Perrone, pag. 85, € 11</strong></p>
<p><em>Edyth Cristofaro</em></p>
<p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.massimilianococcia.com%2F2011%2F06%2F20%2Fmartemagazin%2F&amp;title=M.Coccia%2C%20Non%20parlate%20al%20conducente%20%28recensione%29" id="wpa2a_16"><img src="http://www.massimilianococcia.com/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>“Non parlate al conducente”: poesie di Massimiliano Coccia</title>
		<link>http://www.massimilianococcia.com/2011/05/24/%e2%80%9cnon-parlate-al-conducente%e2%80%9d-poesie-di-massimiliano-coccia/</link>
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		<pubDate>Tue, 24 May 2011 16:10:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>massimiliano</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Rassegna stampa]]></category>
		<category><![CDATA[chiavarone]]></category>
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		<description><![CDATA[di Matteo Chiavarone (Il Recensore) Parlare di poesia nella società di oggi è impresa ardua, ancora di più se si decide di parlarne attraverso la poesia stessa. “Non parlate al conducente“ (Perrone, 2011) di Massimiliano Coccia prova ad assumersi questo che, a conti fatti, diventa, per l’autore, un vero e proprio compito. Questa scelta, consapevole [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.massimilianococcia.com/wp-content/uploads/2011/05/non-parlate-al-conducente.gif"><img class="alignleft size-full wp-image-649" title="non-parlate-al-conducente" src="http://www.massimilianococcia.com/wp-content/uploads/2011/05/non-parlate-al-conducente.gif" alt="" width="112" height="165" /></a></p>
<p>di Matteo Chiavarone (Il Recensore)</p>
<p>Parlare di poesia nella società di oggi è impresa ardua, ancora di più se si decide di parlarne attraverso la poesia stessa. “Non parlate al conducente“ (Perrone, 2011) di Massimiliano Coccia prova ad assumersi questo che, a conti fatti, diventa, per l’autore, un vero e proprio compito. Questa scelta, consapevole e “ragionata”, non lascia spazi ad inutili orpelli. Tutto è giocato sul piano lirico: persino l’epifania di luoghi e amori e sogni riconsegna al poeta le chiavi della realtà circostante.</p>
<p>Eppure la poesia di Coccia non è poesia vuota a se stessa né tantomeno un qualcosa di impalpabile; è un efficace strumento per segnare fortemente il nostro legame con la terra. E per “terra” s’intende tutta la realtà quotidiana, il vivere urbano, gli “incontri” e gli “scontri”, finanche l’impegno politico e civile.</p>
<p>Il poeta vede e ascolta ma non è cieco, decide lui cosa vedere e cosa ascoltare. Non è affatto vero che «I poeti sono morti / in modi dispari / in modi disparati» perché i «versi che celano un’assenza» esistono e vivono nelle nostre stesse parole, in quelle parole che «arrivano come una rivelazione».<span id="more-648"></span> C’è uno spiraglio vitale e vitalistico nei versi di questa raccolta, anzi più di uno perché succedono tante cose «prima che sia notte». Può succedere anche che ci si innamori, che si rimanga male, che si ricordi un luogo o una persona della nostra infanzia, che si decida di dimenticare. O può succedere semplicemente che «un tram in lontananza / scivola sui binari / davanti ad una casa».</p>
<p>Le immagini poetiche, alternate dai bellissimi disegni di Martina Donati, si sovrappongono ora a momenti dell’agire e del vivere; ora a figure assurte a numi tutelari (Carver e Hopper da un lato, Piero Terracina e Alberto Sughi dall’altro) prima ancora di interlocutori del proprio dialogo poetico.</p>
<p>«Non serve luce / per rischiarare un volto» ma serve poesia per affrontare il mattino, una poesia che «salvifica di mistero» è capace di trovare una redenzione universale, prima ancora che individuale.</p>
<p>E quale redenzione c’è per un paese come l’Italia, come la nostra Italia? Dove trovarla? Un paese «senza nome / solo con l’onor della cronaca / di tristi tragedie familiari / consumate / tra salotti e varietà» succhiato da «amanti / che sfrutteranno / l’ingenua bellezza / delle sue coste, / la famelica sincerità dei suoi vicoli, / la bugiarda verità / della sua Costituzione» trova la salvezza solo nel sonno quando «come una donna / si abbandona al silenzio / di un sogno / piccolo, / di rivoluzionaria semplicità».</p>
<p>Bisognerebbe scomodare Pasolini per affrontare nuovamente quel meraviglioso viaggio dalle Alpi alla “Terra di lavoro” ma qui, in questa poesia, in questo “scrivere per vivere”, non abbiamo bisogno di pietà negate, bensì di piccoli gesti (saluti, frasi dette o ascoltate, il “difficile vagare”), di luoghi erti a simboli (il Sacher, i binari del tram, il porto) e di parole; perché «è destino di certe parole diventare altre parole».</p>
<p>Non parlate al conducente è insomma un’ottima prova poetica, una raccolta capace di muoversi nel verso libero con intelligenza, capacità ed ironia; un atto di coraggio di chi è capace di “andare a mani nude”, o soltanto con lo strumento del linguaggio, verso, e non per forza “contro”, il mondo.</p>
<p>Massimiliano Coccia, scrittore, sceneggiatore e giornalista, è nato nel dicembre del 1985. Esordisce nel 2006 con Gli occhi di Piero – Storia di Piero Bruno, un ragazzo degli anni ’70 (Ed. Alegre); nel 2007 pubblica Esterno estivo (ed. Terre Sommerse) e nel 2010 Polvere e luce(Fermento Editore). Co-autore dello spettacolo Gli occhi di Piero, ha adattato e diretto Gastone. Storia di teatro, d’amore e di altre facezie. Ha inoltre curato la sceneggiatura del cortometraggio Roma, un giorno e dei documentari La malinconia del vero. Viaggio nell’arte di Ettore de Conciliis e Il Borgo di Dio. Sulla strada di Danilo Dolci. Il suo sito è: www.massimilianococcia.com</p>
<p>Autore: Massimiliano Coccia<br />
Titolo: Non parlate al conducente<br />
Editore: Giulio Perrone<br />
Anno di pubblicazione: 2011<br />
Prezzo: 11 euro<br />
Pagine: 94</p>
<p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.massimilianococcia.com%2F2011%2F05%2F24%2F%25e2%2580%259cnon-parlate-al-conducente%25e2%2580%259d-poesie-di-massimiliano-coccia%2F&amp;title=%E2%80%9CNon%20parlate%20al%20conducente%E2%80%9D%3A%20poesie%20di%20Massimiliano%20Coccia" id="wpa2a_18"><img src="http://www.massimilianococcia.com/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>&#8220;Io sono, io sono Stato&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 09 May 2011 12:13:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>massimiliano</dc:creator>
				<category><![CDATA[Novità]]></category>
		<category><![CDATA[Teatro]]></category>

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		<description><![CDATA[9 maggio 2011 ore 21.00 Teatro dell&#8217;Orologio tel. 06 6875550 – 06 68308735 info@teatrorologio.it &#8220;Io sono, io sono Stato&#8221; reading teatrale scritto da Massimiliano Coccia con Edoardo Pesce E&#8217; un&#8217;alba silenziosa e lieve come tante. Un uomo è alla finestra, osserva il cielo che lentamente va rischiarandosi, riflette in silenzio sulla propria vita, sul proprio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.massimilianococcia.com/wp-content/uploads/2011/05/invito_improta.jpg"><img src="http://www.massimilianococcia.com/wp-content/uploads/2011/05/invito_improta-300x149.jpg" alt="" title="invito_improta" width="300" height="149" class="aligncenter size-medium wp-image-642" /></a></p>
<p>9 maggio 2011<br />
ore 21.00<br />
Teatro dell&#8217;Orologio<br />
tel. 06 6875550 – 06 68308735<br />
info@teatrorologio.it</p>
<p>&#8220;Io sono, io sono Stato&#8221;<br />
reading teatrale scritto da Massimiliano Coccia<br />
con Edoardo Pesce</p>
<p>E&#8217; un&#8217;alba silenziosa e lieve come tante. Un uomo è alla finestra, osserva il cielo che lentamente va rischiarandosi, riflette in silenzio sulla propria vita, sul proprio lavoro. Quell&#8217;uomo è uno sbirro, uno come tanti, che monta sulle volanti, un uomo d&#8217;azione e di parola.<br />
In un&#8217;alba come tante altre, uno sbirro si racconta. </p>
<p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.massimilianococcia.com%2F2011%2F05%2F09%2Fio-sono-io-sono-stato%2F&amp;title=%26%238220%3BIo%20sono%2C%20io%20sono%20Stato%26%238221%3B" id="wpa2a_20"><img src="http://www.massimilianococcia.com/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p>]]></content:encoded>
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