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“Non parlate al conducente” – Intervista “Le Ragioni”

Posted by massimiliano on 9 maggio 2011 in Rassegna stampa |

di Tomaso Greco

Massimiliano Coccia è un giovane scrittore e giornalista, che ha al suo attivo diverse pubblicazioni che con rigore e precisione hanno raccontato vicende pubbliche del nostro Paese e temi interiori complessi. Torna in libreria con “Non parlate al conducente” (Perrone editore), una raccolta di poesie, che entra nell’anima di molti luoghi, di molte città e di molti ambienti storici diversi.
Massimiliano, un libro di poesia nel 2011. Perché?

Ribalto la domanda e ti chiedo perché non farlo?
Perché non provare di tanto in tanto a ribaltare questi assiomi del mercato, della letteratura e del pensiero dominante? In Italia c’è sempre stata una grande tradizione poetica, poi è arrivata l’editoria a pagamento e ha distrutto tutte le scale meritocratiche che il pubblico, la critica e la società creava.  Inoltre il tempo che viviamo ci porta così distante dalla riflessione, dall’analisi dei sentimenti che la poesia sembra soccombere sotto il peso del nulla, un nulla progettato a tavolino.

Quindi potremmo dire che queste poesie sono il tuo antidoto al nulla?

Mi sembra pretenzioso, diciamo che combattono il nulla. Esistono. Vivono. Già è qualcosa.

Nel tuo libro la riflessione su argomenti più intimi, si apre e diventa riflessione su argomenti che riguardano tutti, non trapela mai pessimismo però, come mai?

L’ottimismo e il pessimismo sono due categorie abbastanza nette che secondo me non esistono. Io sono una persona, un cittadino, uno scrittore fiducioso, fiducioso che si possa trovare un modo per cambiare le cose. La fiducia non è aspettativa passiva di cambiamento per me ma motore di ricerca e di innovazione.

Tra le poesie mi ha colpito molto “I poeti sono morti”, che quasi apre come una premessa il libro…

Potrebbe sembrare una provocazione ma non è così perché penso veramente che per la società i poeti sono morti, per quella società di cui parlavamo prima ovviamente. Se già Montale si domandava nel ’75 se era ancora possibile la poesia pensa oggi cosa di domanderebbe un Nobel di quel calibro.

In questo clima di profondo degrado, come riesce un giovane autore a portare avanti la propria proposta letteraria e culturale?

Combatte. Lotta. Afferma con forza nel quotidiano i principi per cui è animato. Facendo cultura oggi a Roma mi trovo davanti tante porte chiuse, ma non è di quelle porte aperte che l’arte e la poesia hanno bisogno per sopravvivere, basta solo il coraggio di osare e di rischiare.

Chiudiamo con una domanda sul titolo e sulle aspettative su questo libro.
Perché “Non parlate al conducente” e cosa ti aspetti da questa nuova avventura?

“Non parlate al conducente” è un titolo ironico che sdogana molto l’idea che la poesia debba essere qualcosa per addetti ai lavori, è un titolo semplice, immediato che ha ampi rimandi con il quotidiano. Da questo libro mi aspetto che cammini per tante strade diverse, che valichi anche gli stanchi confini nazionali, che si riunisca con i posti dove sono nate le parole che lo compongono, che viva di respiri ampi e di tante menti che lo facciamo diventare qualcosa di importante.

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