“Paz e Pert”. E l’Italia che fu.
articolo di Massimiliano Coccia (per Flanerì – www.flaneri.com)
Gli anni ’80 me li ricordo di sfuggita perché ci sono nato proprio nel mezzo, ricordo pomeriggi e mattine passate tra la mia stanza e il corridoio. Ho in mente una luce finta, simile a quella dei vecchi filmati in super 8, una luce troppo gialla per essere vera. I Mondiali di Spagna erano finiti da un po’, lo scudetto della Roma era ormai passato e rimanevano solamente i rimpianti per la Coppa dei Campioni persa ai rigori. Mentre io imparavo a camminare e a parlare, c’erano due personaggi singolari che passeggiavano sulle vie della storia del nostro Paese: Sandro Pertini e Andrea Pazienza. Il primo fu Presidente della Repubblica e il secondo è stato la mente più originale e irriverente della satira italiana. Cosa li accomunava? Difficile dirlo, forse lo stesso sentimento d’amore per le cose, la semplicità di vivere in un Paese complesso come l’Italia e la stima reciproca. Pertini era un uomo spigoloso, ruvido, che aveva ben chiaro cosa significassero l’onestà, il coraggio, l’amore, un uomo che non si mai risparmiato per l’Italia. Andrea Pazienza “conteneva una moltitudine” ,vedeva il mondo con la passione e il disincanto di un bambino e proprio con il candore di un bambino che creò il personaggio di “Pert” un partigiano che gironzolando per l’Italia insieme a Paz si imbatteva in avventure, battaglie, esplosioni, mostri, nazisti. Un partigiano dal cuore di bambino Pert, che rimbrotta continuamente Paz, reo di compiere degli errori strategici enormi. C’è un rapporto tenero e bellissimo tra i due “pupazzetti” che sembrano un nonno e un nipote alle prese con una guerra dura, ma che quella durezza sanno declinarla in positività.
Il percorso espositivo ha una sezione documentaria molto importante, sono infatti presenti fotografie, scritti autografi di Pertini, l’urna dell’elezione per la presidenza della Repubblica, le tantissime lettere che avversari e compagni nel corso degli anni inviarono. Si scopre quindi un Pertini inedito, vicino alla sua povera Italia, dilaniata in quegli anni dal terrorismo e dal malaffare, dalle morti in piazza e dalla crisi economica, un Italia che era ancora una comunità unita, che si ritrovava compatta intorno alle gioie, come le vittorie italiane al Mundial o al dolore, come per la morte del piccolo Alfredo a Vermicino.
Riscoprire Pertini è un tuffo al cuore, è una ventata di ossigeno in un momento storico delicato dove l’etica pubblica è abbandonata a se stessa e dove stentiamo tutti a trovare un modo per impegnarci in un deserto ideale molto esteso.
“Paz e Pert” ci saluta con un video dove Pazienza prova uno spot promozionale per “Tango” l’allora inserto satirico de L’Unità, qui ci regala molti sorrisi con le sue ipotesi di strisce assurde, davanti ad uno Staino silente ed incredulo, che non far altro che annuire e sorridere perché Pazienza lo incalza, lo stupisce, lo stende con la parola, il ritmo, la gestualità che sembra quella di un attore consumato.
Roberto Benigni, grande amico di Pazienza disse che “non c’era mai poeticume nelle sue opere; era sempre duro, ma duro come lo può essere un bambino. Vedeva tutte le cose come le si vedono per la prima volta. Il suo tratto nel disegno era stravagante, un caos rigorosissimo”. La durezza e la purezza dei bambini, le stesse emozioni che animavano lo sguardo di Sandro Pertini.
“Paz e Pert” insomma è una mostra da non perdere.
Palazzo Incontro – Roma, via dei Prefetti 22.
Orari della mostra: 10-19. Lunedì chiuso Chiuso il 25 dicembre 2010 e 1° gennaio 2011.
Biglietto: Intero 6€, ridotto 4€.
Informazioni e prenotazioni: 06 32810.