di Massimiliano Coccia, per “Le Ragioni”
Luca Sappino è una bella promessa della politica romana, giovane esponente di Sinistra e Libertà cerca con campagne e militanza territoriale di cambiare le pratiche interne ai processi politici. Si sa che spesso tra il dire e il fare c’è di mezzo un oceano e Luca in questa breve intervista ci spiega come nel suo partito cerca di coniugare le idee con l’azione e come si sta trasformando Sinistra e Libertà. Con un occhio a Vendola.
In questi giorni c’è un gran mormorio intorno alle parole di Vendola sulla voglia di “sparigliare” il centrosinistra. Non pensi che si debba forse creare un’alleanza anziché sparigliare il poco che esiste?
Dobbiamo intenderci sul significato della parola “sparigliare”, perché questo è un verbo che sa di sovvertimento, che ha quasi un sapore rivoluzionario, ma che sottointende la volontà di rimanere ben seduti al tavolo del gioco. “Sparigliare” vuol dire sfidare l’abitudine di subalternità del centrosinistra, vuol dire svincolare la politica dal potere, il governo dal Palazzo, quello con la P maiuscola. Vuol dire rinunciare a compromessi sempre al ribasso, sempre a danno dell’avanzamento dei diritti sociali e civili. Vuol dire riconoscere nella radicalità delle proprie ragioni l’unica motivazione valida per andare al governo. Inteso questo è chiaro come il sole di giorno che per “sparigliare” al tavolo del gioco bisogna esser in tanti. Tanti e forti, se si gioca in squadra.
“Sinistra e Libertà” cos’è al momento? Un partito? Una fabbrica? Un insieme liquido di soggetti?
Sinistra Ecologia Libertà è un partito giovane che si sta formando. Un partito giovane il cui percorso di formazione è fatto tutto di politica vera, di esperienze e forze messe tutte a disposizione di quella che chiamiamo la “buona politica”, quella – appunto – capace di sparigliare. A ottobre faremo il primo congresso nazionale, che sarà l’ultimo passo di un percorso lungo e faticoso per riunire alcuni cocci di una sinistra ormai stordita e spaesata.
Le fabbriche sono altro, un compagno di viaggio assai gradito da cui stiamo imparando molto, ma un soggetto ben distinto. E in questa distinzione sta la forza di entrambi. Io sono impegnato profondamente nella crescita di SeL. Credo che una delle priorità democratiche del nostro paese, sia dotarlo nuovamente di partiti capaci di assolvere pienamente il loro compito costituzionale. Con SeL vogliamo suonare la sveglia ad un centrosinistra assopito da troppo tempo.
A Roma la situazione è forse ancora peggiore. Un PD immobile in molti settori, un progetto di città alternativa ad Alemanno che ancora manca, come affronterà Sel la sfida del Campidoglio?
Il Pd sta dando qualche cenno di vita, ultimamente. E molto di questo lo si deve ad alcuni giovani dirigenti, militanti, che si stanno sbattendo per rianimare un partito nato debole. SeL credo debba lavorare con questo pezzo di Pd per costruire e raccontare un’idea diversa di città. Diversa da quella di Alemanno – ovviamente – ma diversa anche da una certa Roma del centrosinistra. Le critiche al “modello Roma”, ben lontano dalla perfezione amministrativa, non devono restare recintate solo nelle nostre discussioni private. Dobbiamo trovare risposte e dire che ci candidiamo per regalare ai romani una città migliore, a partire dalle piccole cose, dal quotidiano. Da dove cominciare? Io partirei dalla mobilità, che vuol dire accesso ai servizi e qualità della vita. Diciamo come intendiamo liberare Roma dalle macchine. Diciamo quello che non ha fatto il centrosinistra, che non ha fatto la destra, ma che farà una nostra nuova classe dirigente.
Sei stato candidato al Consiglio Regionale, riportando un ottimo risultato, figlio di una bella campagna fatta di cose concrete e di un nuovo approccio alla politica, cos’è mancato alla Bonino per vincere?
Una nuova classe dirigente, appunto. Quello che spero non mancherà al nostro prossimo candidato sindaco: una classe dirigente non compromessa, che non ha nulla da perdere, capace di scommettere e di osare. Capace di proporre una strategia di gestione veramente alternativa. Una classe dirigente giovane che non pensi neanche lontanamente – come invece temo sia stato con la Bonino – che in fondo è meglio perdere, che anche perdendo possiamo mantenere alcune posizioni di potere. Manca coraggio.
Ci racconti l’origine del tuo impegno e quali sogni nutri?
Sarà forse per l’educazione ricevuta, per il contesto familiare, per le letture e le passioni, ma la politica è da sempre parte centrale della mia vita. Il sogno è che lo possa essere ancora per molto, magari proprio in questa città, per questa città. La speranza è di non cedere alla disillusione e – al contrario – di contagiare con questo strano morbo, che è l’impegno politico, quante più persone possibili, tenendo ben lontano la tentazione di rifugiarsi nel privato
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