CINEMA- Raccontare il passato, per quanto duro e straziante, e farne un monito per le nuove generazioni. 37 anni dopo il rogo di Primavalle, una delle pagine più dolorose del passato recente italiano, ancora si insinuano dubbi, ipotesi e prese di posizione (basti dare un sguardo ai siti e ai blog in rete), ma al di là del proprio colore politico è difficile non rimanere agghiacciati dai racconti di quella notte.
Tutte testimonianza di un’Italia che fu e che, diciamolo, potrebbe anche tornare visto il clima politico e culturale degli ultimi anni. E proprio nel tentativo di “coltivare la memoria” e di non cadere nella tentazione di dimenticare una ferita ancora aperta,venerdì 16 aprile, alla Casa del Cinema di Villa Borghese a Roma, ha avuto luogo una proiezione dedicata agli studenti delle scuole del docufilm scritto daMassimiliano Coccia e diretto da Andrea Rusich.
Attraverso interviste e testimonianze, fra cui quelle di Walter Veltroni e Gianni Alemanno, il documentario ricostruisce quegli anni prendendo come punto di forza quello di voler riportare, in un’ottica onnicomprensiva, i differenti punti di vista sulla questione andando così a dimostrare come, a prescindere dall’orientamento e dal credo politico, non si possa non gridare all’orrore e quanto sia importante arginare “la pazzesca rimozione” di questo evento nella coscienza collettiva, come ha detto testualmente Veltroni.
A fine documentario hanno animato il dibattito il sindaco Alemanno, l’assessore Umberto Croppi, il consigliere Paolo Masini, gli autori del docufilm e Giampaolo Mattei.
Coccia, in particolare, spiega l’importanza di far entrare per la prima volta nelle scuole questa storia in quanto “queste cose possono ancora accadere […] se nella società non ci sono degli anticorpi positivi, una politica delle differenze”. Giampaolo Mattei, presente anche nel documentario, spiega quanto la bellezza di questo lavoro sia dovuta al fatto che non solo per la prima volta si “racconta la storia di Primavalle in una maniera sobria, senza vittimismo e odio politico”, ma anche perché rappresenta un piccolo tassello di un più ampio progetto che coinvolge il Comune di Roma impegnato in un percorso sulla memoria. Il sindaco, dopo alcune frasi di rito, si interroga sulla copertura giornalistica e culturale di quegli anni, giudicandola inquietante e chiedendo a tutti un esame di coscienza: sia a sinistra che a destra. Chiedendosi poi le motivazioni, in passato come oggi, che portano dei giovani a chiudersi in un ghetto e di come si sia potuti giungere a tali livelli di conflittualità. Il sindaco con una certa enfasi ha asserito che “i bastardi in giro ci sono sempre, ma ci sono poi delle situazioni per cui si trovano aggregati. I bastardi non sono né di destra né di sinistra…sono solo dei bastardi”.
Ad assistere alla proiezione e al dibattito tanti giovani e speriamo che, fra un sorriso e una chiacchiera, tipiche delle gite scolastiche, abbiano colto almeno in parte il mood della giornata.
Angelo Passero
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