Reportage Aldo Moro -parte 1- Elena Improta
di Massimiliano Coccia (www.leragioni.it)
L’assassinio di Aldo Moro è una delle parentesi più dolorose della nostra storia, un evento che ha sconvolto e cambiato per sempre generazioni intere, diverse per censo, classe e professione.
Vogliamo con questo piccolo reportage narrativo raccogliere le tantissime storie che si sono incrociate con quella dello statista democristiano, vogliamo cercare di raccontare la storia dell’agguato in via Mario Fani, del sequestro e dell’omicidio con i semplici racconti di tanta gente comune.
Questa settimana cominiciamo con Elena Improta, figlia di Umberto Improta, questore di Roma, Napoli e Milano, a cui dedicheremo una piccola monografia. Elena nel 1978 è semplicemente la figlia di un servitore dello Stato, un uomo fedele alle istituzioni, ma quell’episodio modificherà la sua vita.
“Loro sono ovunque”
testimonianza di Elena Improta.
“Era anche per me il 16 marzo 1978, frequentavo la quinta ginnasio al Liceo Mameli nel cuore del quartiere Parioli a Roma . Eravamo in aula, c’era l’interrogazione di Latina. Ma il mio pensiero e il mio cuore era ancora lì legato alla mia amata Via dei Colli Portuensi ,ai miei amici del cortile, al mio grande amore Paolo, ai fantastici compagni della mitica Scuola Media Bennicelli.
Ma da un anno ci eravamo dovuti trasferire per motivi di sicurezza a Via Guido d’Arezzo, nell’abitazione di servizio del Commissariato Salario Parioli.
Le BR avevano colpito a morte l’autista e ferito il braccio destro di mio padre, Alfonso Noce.
Mentre la Professoressa di Latino interrogava pensavo che i migliori anni della mia vita erano segnati dal terrore, dalla paura per me stessa, per i miei fratelli, la mia famiglia i nostri amici (che avevano paura di frequentarci…).
Avevo tanta rabbia dentro, tanta voglia di cambiare il mondo, di fare una buona politica.E poi pensavo che eravamo caduti dalla padella alla brace, visto era già un anno che ci ritrovavamo nel cuore di un quartiere di destra. Non potevo mettere piede a piazza Euclide, che mi gridavano “Ah infame! Tu e tu padre!” (che aveva fatto chiudere tutte le sezioni dell’MSI di zona) .
Per non parlare del Piper. Ho sempre amato ballare, ma appena mi presentavo alla cassa mi facevano capire che non era gradito il mio ingresso.
Mentre la mia mente vagava su tutto quello che sarebbe stato il mio futuro entrò all’improvviso Il Preside che disse: “Un attimo di attenzione : la scuola chiude, le Brigate Rosse hanno rapito Aldo Moro! Si mise a piangere ed insieme a lui anche noi”.
Tornai di corsa a casa, con il viso nascosto tra i capelli, con i miei jeans rotti, le superga bianche e il vecchio maglione a V grigio di papà, la tolfa a tracolla ed una lacrima che scendeva sul mio viso struccato da maschiaccio (come mi dicevano sempre) pensando: “Siamo scappati da Monte Verde, ma non cambierà mai nulla ! Loro sono ovunque e noi saremo sempre in pericolo”.
Giorni bui ci aspettavano, un mese d’inferno, papà era sempre fuori per le indagini e noi chiusi nel commissariato e scortati a vista ad ogni nostro movimento.
Una sera era più o meno verso la metà di Aprile , in piena notte mi alzai per bere e trovai mio padre in cucina , con il viso tra le mani, anche Lui aveva una lacrima che gli scendeva! Come ?! – pensai – Lui non può piangere , Lui è forte, Lui li troverà e Lo libererà! No – mi disse – vai a dormire, la questione è molto più intricata di quanto non si percepisca all’esterno…”
Moro fu trovato assassinato il 9 maggio del 1978. Cambiò la vita non solo nella nostra famiglia , cambiò la storia del nostro Paese e scorrono ancora tante lacrime dentro di me al solo ricordo di quegli anni ed alla paura che possano tornare ora più che mai.
