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Archive for febbraio, 2010

Una giornata particolare…

domenica, febbraio 28th, 2010

di Massimiliano Coccia*

Ho buona memoria, potrebbe essere un bene o potrebbe essere un male. Ho buona memoria anche della mia infanzia, e stampato nei gangli del cervello c’è un urlo di mio nonno, bestiale, atroce, in una notte di giugno, di quasi un ventennio fa. Mio nonno era un sopravvissuto ai campi di concentramento, fatto prigioniero per non essersi schierato con la Repubblica Sociale Italiana, fatto prigioniero per non essersi piegato al fascismo, fu portato lontano e non tornò mai più lo stesso. In quella notte chiamava i suoi compagni di prigionia per nome, nomi persi in chissà quale pagina della storia dell’umanità.
Quell’urlo non si è mai trasformato in parola, è rimasto una fiammata nella notte; mio nonno i segreti della prigionia se lì è portati via con sé inuna notte molto lunga e fredda.

Fredda come la giornata di novembre in cui Piero Terracina ci ha aperto la porta della sua casa per raccontarci la sua vita e per mostrarci con la semplicità di un bambino quanto può essere bella la vita, anche se il destino sembra averti giocato un brutto tiro proprio all’inizio.

Piero è bello, ha la bellezza della vita racchiusa nel suo sorriso. Mentre parla di solito temporeggia, prende fiato, in modo che le sue parole respirino, si aprano, facciano vedere la propria potenza nei confronti della storia. Noi, perché ad ascoltare Piero siamo noi, siamo due, conuna pluralità d’anima e d’amore abbastanza grande da riempire i silenzi, noi, che per un momento abbiamo pensato che forse eravamo di troppo e che forse non siamo proprio nessuno per farci raccontare un dramma così grande, noi che insieme non facciamo gli anni di Piero, noi che a volte mentre Piero parlava a stento e solo per rispetto trattenevamo le lacrime, sforzandoci di non abbracciarlo nel suo maglione morbido alla vista e dolce al tatto, noi, noi avremmo voluto dirgli tanto, ma alla fine non gli abbiamo detto nulla, ci siamo solo nutriti di quel pezzo di storia recente che fa molto male.

La sua storia e quella della sua generazione dissolta al vento di Auschwtiz, Bergen Belsen, Birkenau, dovrebbe essere stampata sui muri di questa città che spesso dimentica.
Piero potrebbe non finire mai di raccontare, potrebbe non finire mai di trattenere le lacrime, simbolo di coraggio strozzato in gola e di malinconia per le stanze della casa che lo vide bambino, per le strade polverose che la sua bici ha solcato.

Mentre Piero parlava l’urlo di mio nonno diventava parola, mentre parlava quei nomi gridati con dolore diventavano volti che mai nessuno poteva farci vedere. Mentre Piero parla la vita mi dice quello che nessuno mi aveva mai raccontato e mi fa ritrovare tutto quello che pensavo di aver perso. Le parole poi ad un certo punto si fermano sempre, come in questa pagine, le parole sono limitate dalla vita che si vive, ne raccontano un frammento per contorno. Piero lo portiamo nel cuore e nella vita, perché é un nonno, un bambino, un figlio, un uomo, Piero Terracina è la dimostrazione che la vita è bella e crudele allo stesso tempo, Piero è la dimostrazione che la storia siamo noi.

Noi, che uscendo da quella casa, ci siamo guardati e per qualche momento non abbiamo detto nulla di sensato, noi che abbiamo frugato in una stanza della memoria e abbiamo scoperto la grandezza di una vita intera, noi…noi…mai pronome personale è stato adeguato per descrivere un incontro.
Noi. E’ il senso della storia di Piero Terracina che diventa memoria collettiva.

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Alle 17 su Radio Fandango

mercoledì, febbraio 24th, 2010

Alle 17 sarò ospite di Johhny Palomba a Radio Fandango, parleremo di “Polvere e luce” e de unsaccodeartrecose…Pure mi cuggino sarà connesso su: www.radiofandango.it .

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Perché San Remo è San Remo?

mercoledì, febbraio 24th, 2010

di Massimiliano Coccia, da “Le ragioni.it”

C’era una volta un Paese che guardava il Festival di San Remo per ascoltare della buona musica in televisione, che faceva la fila fuori dalle vetrine dei bar per ascoltare Nilla Pizzi o Claudio Villa e per continuare a sognare un domani più roseo e importante in tutti i settori della vita civile. 
Quel Paese lentamente è stato distrutto dalla civiltà dei consumi, dalla voglia di celebrità, dal vippismo e dalle televisioni commerciali che ne hanno annientato il senso civico e del pudore che fa in modo che tutto appaia cultura, tutto appaia progresso anche quando è regresso. 
Oggi San Remo non è più una vetrina positiva, ma diventa la cartina tornasole di quel Paese che vuole evitare la complessa associazione tra vita e pensiero e le canzoni in gara ne erano la dimostrazione. In pochi meritavano di stare su quel palco: Arisa con la sua stravaganza sentimentale insieme alle Sorelle Marinetti, Noemi e la sua voce potente che fa quasi dimenticare che provenga da un reality musicale come X-Factor, Irene Fornaciari che dimostra di non essere una figlia d’arte senza talento, Malika Ayane di cui mi ha sorpreso la grinta e il testo. Il resto dei concorrenti meritava di cantare alla Fiera della Castagna sulla Sgurgola Marsicana. Da Enrico Ruggeri che sembra la brutta copia di sé stesso , fino al famigerato Trio Monnezza costituito da Pupo, il principe di Casa Savoia (che ricordo ha chiesto a noi italiani, lavoratori e contribuenti ben 260 milioni di euro per quello che lo Stato prese alla sua famiglia di monarchici cuor di leone) e il tenore Canonici, che a dire il vero salvava la baracca, abbiamo assistito ad una penuria di testi e di idee che hanno reso palesi gli interessi discografici in campo. Un festival senza poesia quindi, senza la bellezza di essere autenticamente popolare ed emozionante, dove una frizzante Antonella Clerici che alle volte eccedeva nell’autocomplimentarsi per l’impresa di raggiungere notevoli picchi di ascolto notevoli, diventava la musa di quel pressapochismo culturale che ormai ci contraddistingue. 
Nella serata finale il mio muscolo cardiaco è entrato in tensione per ben due volte, la prima davanti al tiro dello spartito dell’orchestra che ha donato dignità alla Sala dell’Ariston e la seconda volta, la più tragica per le mie coronarie, quando il famelico baffo di Maurizio Costanzo si è rivolto al segretario del PD Bersani in merito agli operai di Termini Imerese. 
Ho sperato fino all’ultimo che Bersani dicesse: “No, grazie!” e invece il numero uno del PD, ha risposto, sbiascicando delle parole, dicendo “è giusto che si parli di queste cose”, fermandosi quando hanno urlato qualcosa contro di lui permettendo poi al prode Scajola, di cui la platea dimenticava la gestione vergognosa del G8 di Genova, di incamerare applausi e ovazioni su due dichiarazioni assolutamente banali.

Ha vinto tale Scanu, proveniente da “Amici” (per il secondo anno consecutivo), con una canzone abbastanza anonima, che tuttavia ci invita a “fare l’amore in tutti i laghi”. 
Ho pensato a quando sul Palco dell’Ariston c’era Rino Gaetano che tirava le medaglie e cantava “Gianna” e non Simone Cristicchi che lo imita denigrando Carla Bruni o quando con commovente eleganza Domenico Modugno ci raccontava di quando “volava nel cielo infinito”, dove nascevano nuove speranze per una nazione che sapeva e voleva guardare al futuro e dove non esistevano le astronavi che portavano biondissime conduttrici sbraitanti lontano nelle costellazioni dell’Auditel.

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“Gli occhi di Piero” al Liceo Morgagni – 22.2.10 – ore 9.30

domenica, febbraio 21st, 2010

La storia di Piero Bruno arriva al Liceo Morgagni nel cuore di Monteverde.
Sarà una bella mattinata di memoria e teatro insieme a tanti ragazzi che scopriranno
un pezzo di storia recente che nei libri di scuola non entra mai.
Buona memoria e buono spettacolo!
M.

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La coerenza di Aledanno

martedì, febbraio 16th, 2010

Ecco a voi “Le avventure di Aledanno” con la seconda puntata intitolata “La coerenza di Aledanno”, di cui ho curato i testi insieme a Fabio Santilli e Paolo Masini, consigliere comunale di Roma del Pd, che ha inventato questa striscia di satira e protesta. Buona visione!

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Caro Bersani, il Paese reale non è San Remo (da “Europa” del 16.2)

martedì, febbraio 16th, 2010

europa

Cara Europa,

credo che Bersani andando a San Remo compia
diversi errori. San Remo è senza dubbio un evento
popolare, ma ormai è diventato paradigma di quella
tv spazzatura che invade le nostre case e che
deforma le menti migliori del Paese, che anestetizza
gli anziani e svuota i giovani di protagonismo.
Bersani se vuole essere vicino “al popolo” potrebbe
andare nei tanti Festival musicali indipendenti, nei centri
culturali di periferia, parli con i piccoli editori, i giovani
scrittori e i giovani artisti che per dovercela fare si sottopongono
a lavori precari ed umilianti. Questo è il Paese dove costruire
l’alternativa, queste sono le classi sociali e culturali a cui
il Pd deve parlare. Del velinismo di San Remo possiamo fare
a meno, di un Partito che parli al Paese reale no.

Massimiliano Coccia, scrittore.

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Appuntamenti in radio

martedì, febbraio 2nd, 2010

3. Febbraio.2010 ore 23.00 – Massimiliano ospite di “Culturame”, presenta “Polvere e luce”. In studio Nicolas Ballario su Radio Radicale (http://www.radioradicale.it/dirette) e a Roma sugli 88.600

4. Febbraio.2010 – ore 13.00 – Massimiliano ospite de “La voce di Roma” sui 107.7.

…e molto altro ancora…

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