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Archive for gennaio, 2010

Per tutta la bellezza che abbiamo perso

domenica, gennaio 31st, 2010

Recensione de “Il commerciante dei bottoni” di Erika Silvestri.
di Massimiliano Coccia (Leragioni.it)

Le giornate della memoria scorrono via velocemente una dopo l’altra lasciandoci alle volte un vuoto, altre impotenza e altre ancora l’amoreper una storia. Per chi come me di memoria vive, non servono ricorrenze o celebrazioni per ricordare o per riflettere su ciò che è stato e che non dovrà essere mai più. Il mantra della memoria è un vocabolo che per alcuniha radici lontane, salvifiche e profonde. Succede alle volte che in libreria si trovi questo tipo di memoria, semplice, duratura ed eccezionalmente importante.
Succede che un libro contiene queste caratteristiche: “Il commerciante di bottoni” (Fabbri editore) di Erika Silvestri,una giovane donna scrittrice di Ladispoli,che avvolge, con le sue parole e le sue emozioni il lettore, in quella che è la semplice storia del suo incontro e del suo vivere quotidiano da quel momento con Piero Terracina sopravvissuto ad Auschwitz. Tra Erika e Piero scorrono pagine e lettere, amore e forza per un incontro che è destinato a cambiare il corso della vita di entrambi. Piero Terracina racconta ad Erika il dramma della deportazione, dello sterminio della sua famiglia e della solitudine del ritorno.Erika ascolta e scrive un diario. Quel diario diventerà questo libro, che a sua volta diventa uno strumento che custodisce la storia di Piero, che è poi la storia di una città intera che in epoche di “scritte infami” e costanti revisionismi è preziosa, preziosa come l’acqua in un vagone che viaggia arroventato verso l’oblio.Piero ed Erika parlano come un nonno parla ad un nipote, come Monsieur Ibrahim parla al giovane Mosè, come “il vecchio” parla al bambino.”Il commerciante di bottoni” è la dimostrazione che esiste un altro modo di tramandarela memoria e che si può raccontare l’infamia dei lager riusciendo a trasmettere un grande amore per la vita, quella vita che oscillava come un filo al vento,quella vita che proprio nel vento si poteva perdere.
Erika Silvestri dimostra di saper scrivere di una scrittura “leggera” in senso calviniano e “importante” in senso carveriano.”Il commerciante di bottoni” è un libro che non si esaurisce con la lettura, è un testoche porta gli occhi lontano, proprio vicino a quel campo, vergogna dell’umanitàe ci fa dire sul serio che non dovrà più essere ciò che è stato.
E ci fa piangere per tutta la bellezza e l’umanità che abbiamo perso.

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Presentazione “Polvere e luce” a Roma – Libreria Mondadori Via Piave,18

sabato, gennaio 23rd, 2010

MARTEDI’ 26 GENNAIO 2010 ORE 18.00
LIBRERIA MONDADORI VIA PIAVE
VIA PIAVE n. 18 ROMA

ANTONIO REZZA , LORENZO AMURRI E VALENTINA GRIPPO
PRESENTANO IL LIBRO
(SARA’ PRESENTE L’AUTORE)

MODERA: MATTEO CHIAVARONE (ILRECENSORE)

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Presentazione “Polvere e luce” a Napoli

domenica, gennaio 17th, 2010

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Iniziano da Napoli, venerdì 22 Gennaio, le presentazioni di “Polvere e luce” il nuovo libro di racconti di Massimiliano Coccia, edito da Fermento.
Nella libreria Ubik, in via Benedetto Croce, 28, dalle ore 18, lo scrittore romano risponderà alle domande del giornalista Valentino di Giacomo e del pubblico.
“La scelta di iniziare da Napoli – dichiara l’autore – non è casuale, penso che questo libro che respira tra palazzi e strade della mia città debba contaminarsi con sguardi e accenti di altre città per assumere sempre di più universalità e forza narrativa. Poi Napoli, in molti lo dimenticano spesso, non è solo la città dei tanti scandali, della camorra e del malgoverno, ma è una capitale di cultura, è la città che ha regalato personaggi come Di Giacomo, Troisi, De Filippo, una città che anche adesso è un laboratorio intenso di scrittura e sperimentazione unico”

Presentazione Polvere e luce
Valentino di Giacomo intervista Massimiliano Coccia
22.1.2010 – ore 18.00
Libreria UBIK – Via Benedetto Croce, 28
Napoli

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“Polvere e luce” di Matteo Chiavarone (ilrecensore.com)

martedì, gennaio 12th, 2010

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Massimiliano Coccia con “Polvere e luce” (Fermento, 2009) nobilita due generi letterari spesso bistrattati, la poesia e il racconto, creando un viaggio che è al tempo stesso narrativo e lirico, intimo e ricco di squarci di vita vissuta.
Sullo sfondo di una Roma colorata e profondamente umana in cui “ogni cosa mi sembra uguale” – città al tempo stesso materna e matrigna, nido accogliente e interstizio di rabbie politiche mai assopite, storicamente accogliente ma anche intollerante e fascitoide – l’autore attraversa il proprio presente, con uno sguardo al proprio passato e un altro al passato collettivo, remoto, profondamente italiano.

C’è spazio anche per il futuro, un futuro che è raggiungibile solo attraversando una linea di confine invisibile, un futuro che non trova ragioni d’esistere nell’onirico o nell’intangibile ma nel magma melmoso della realtà. Diviso in sei sezioni che l’autore chiama “stanze” (la prima narrativa, la seconda epistolare, le ultime quattro poetiche) quasi a voler creare un vero e proprio edificio letterario coeso e coerente e, perché no, un senso di “attraversamento” quasi teatrale. Questa suddivisione mi ricorda un album di Francesco Guccini, “Stanze di vita quotidiana”, un disco doloroso e scomponibile nel quale l’autore pavanese racconta storie diverse per descrivere l’angoscia del proprio stato d’animo in un periodo difficile della propria vita artistica. Le difficoltà di Coccia sono quelle però di chi, ancora giovanissimo, vuole tracciare una strada da seguire.

Una strada che è prima di tutto percorso letterario, poi bisogno d’amore, impegno politico, etico, sociale. Coccia attraversa generi e stili, tematiche e intenti, domande e risposte; si muove con destrezza, presenta spunti linguistici di rilievo creando un mélange consapevole e audace, un gioco nient’affatto spiacevole in cui appaiono a poco a poco, tassello per tassello, le linee di un autoritratto umano prima ancora che artistico.

Coccia riesce ad essere lirico, persino cantilenante, anche quando tenta di costruire apparati narrativi (squisito il racconto Il fioraio, in cui l’autore cerca di mettere a fuoco l’intolleranza nei confronti dei “nuovi italiani”) per questo trova i motivi migliori proprio nelle sezioni poetiche.

Quattro sezioni, quattro stanza (“amore”, “memoria”, “città”, “vita quotidiana”) colorate di rabbia e dolcezza, senza ricercare l’incomprensibile e voli pindarici inutili, capaci di colpire dritte al cuore all’animo senza mai essere banali. Il vissuto come materia letteraria qui si innalza, qui apre varchi ora sofferenti ora felici, sintetizza il “mestiere di vivere” che è cronaca, bisogno impellente di uscire, ricerca poetica e linguistica. E così Roma “che respira in bianco e nero” è la stessa brulicante di Testaccio o quella al tempo stessa “silente negli angoli e viva nei rioni”; lo stare seduto al bar, l’andare al lavoro, la lettura di un giornale sono solo momenti di vita vissuta, attimi da fotografare e rubare allo scorrere spietato del tempo.

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Caro diario #2

martedì, gennaio 5th, 2010

snoopy

Caro diario,

girare un documentario a Roma è difficile…Roma è peggio di Londra, piove sempre, piove talmente tanto che quando non piove sembra il 25 Aprile…gente festante, roghi di ombrelli, tuffi al mare anche se è inverno.
Mi sento come Pozzetto in “Roba da ricchi”…”…io la sera mi corico alle 19.45 dopo le previsioni del tempo, mi alzo alle 5 del mattino e controllo se le previsioni erano esatte, poi prego, controllo il tempo, poi riguardo le previsioni del tempo e le ricontrollo…io guardo le previsioni del tempo e le controllo…praticamente sono un barometro…”.
E’ dura ma vinceremo il tempo avverso.

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Caro diario… #1

sabato, gennaio 2nd, 2010

snoopy 1

Caro diario…
Ho pensato spesso di non far diventare questo sito un raccoglitore di notizie, di articoli, ma poi tra i vari e vasti casini della mia vita non sono mai riuscito a farlo e così tra i buoni propositi del nuovo anno c’è quello di aprire un piccolo diario , per raccontarvi in presa diretta un po’ di quello che vedo dai tanti angoli della mia città. 

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“Caro diario,
c’è una cosa che mi piace fare più di tutte: scrivere. E il passo conseguente è pubblicare libri. E il passo conseguente è presentarli. E il passo conseguente è firmare copie. E il passo conseguente è cercare recensioni. E il passo conseguente è vendere libri. E il passo conseguente è non trovare più mezzo minuto di tempo per scrivere. 
Quindi posso affermare con forza che fare lo scrittore è una lotta dura per trovare il tempo di scrivere. Paradossale. Ma vero.”


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