Recensione de “Il commerciante dei bottoni” di Erika Silvestri.
di Massimiliano Coccia (Leragioni.it)
Le giornate della memoria scorrono via velocemente una dopo l’altra lasciandoci alle volte un vuoto, altre impotenza e altre ancora l’amoreper una storia. Per chi come me di memoria vive, non servono ricorrenze o celebrazioni per ricordare o per riflettere su ciò che è stato e che non dovrà essere mai più. Il mantra della memoria è un vocabolo che per alcuniha radici lontane, salvifiche e profonde. Succede alle volte che in libreria si trovi questo tipo di memoria, semplice, duratura ed eccezionalmente importante.
Succede che un libro contiene queste caratteristiche: “Il commerciante di bottoni” (Fabbri editore) di Erika Silvestri,una giovane donna scrittrice di Ladispoli,che avvolge, con le sue parole e le sue emozioni il lettore, in quella che è la semplice storia del suo incontro e del suo vivere quotidiano da quel momento con Piero Terracina sopravvissuto ad Auschwitz. Tra Erika e Piero scorrono pagine e lettere, amore e forza per un incontro che è destinato a cambiare il corso della vita di entrambi. Piero Terracina racconta ad Erika il dramma della deportazione, dello sterminio della sua famiglia e della solitudine del ritorno.Erika ascolta e scrive un diario. Quel diario diventerà questo libro, che a sua volta diventa uno strumento che custodisce la storia di Piero, che è poi la storia di una città intera che in epoche di “scritte infami” e costanti revisionismi è preziosa, preziosa come l’acqua in un vagone che viaggia arroventato verso l’oblio.Piero ed Erika parlano come un nonno parla ad un nipote, come Monsieur Ibrahim parla al giovane Mosè, come “il vecchio” parla al bambino.”Il commerciante di bottoni” è la dimostrazione che esiste un altro modo di tramandarela memoria e che si può raccontare l’infamia dei lager riusciendo a trasmettere un grande amore per la vita, quella vita che oscillava come un filo al vento,quella vita che proprio nel vento si poteva perdere.
Erika Silvestri dimostra di saper scrivere di una scrittura “leggera” in senso calviniano e “importante” in senso carveriano.”Il commerciante di bottoni” è un libro che non si esaurisce con la lettura, è un testoche porta gli occhi lontano, proprio vicino a quel campo, vergogna dell’umanitàe ci fa dire sul serio che non dovrà più essere ciò che è stato.
E ci fa piangere per tutta la bellezza e l’umanità che abbiamo perso.



