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Pasolini ci manca

Posted by massimiliano on 4 novembre 2009 in Novità |

pierpaolo_pasolini

di Massimiliano Coccia (Leragioni.it)

L’acqua cade in maniera incessante in questo giorno dei morti vissuto da noi vivi,l’acqua che cade sembra lavar via la coltre di dolore che da troppo tempo circonda questa città, piombata in un sonno che sa di pianto.
Le pozzanghere si susseguono in maniera ossessiva e come a giocare alla gincana sfuggono i tanti piedi che nel caos metropolitano si tuffano in portoni troppo umidi per ripararsi dalla pioggia. E’ questa la città che accoglie il ricordo, è questa la città inumana, irreale, quasi come fosse un racconto di Asimov, la Roma che si ricorda di Pierpaolo Pasolini, in un angolo della vecchia periferia romana, al Pigneto, in Via Fanfulla da Lodi dove scorreva l’esistenza di Accattone tra un bar e il marciapiede.
E’ qui che si avverte la mancanza di Pasolini, è qui, al Biondo Tevere, nella sua casa di Chia, in un tramonto all’idroscalo che il poeta, l’uomo, l’intellettuale, manca a questo Paese, è nella case che si vedono dalla strada mentre la pioggia sbatte sui vetri che servirebbe quella voce, sottile, intensa, che ci direbbe che “la passione non ottiene mai il perdono”. Ci manca Pasolini, ci manca come una parte importante, come un padre, un padre di un Paese mai nato, abortito nel momento stesso che è stato concepito, ma che tuttavia può essere amato. Pasolini è la parte più preziosa di questa città che abbiamo per sempre perso, perché la nuova periferia è aspra, dura, crudele, non conosce la dolcezza, la nuova periferia resa feroce e spietata dal centro opulento, e la periferia orgoglioso, proletariamente forte, socialmente orgogliosa delle “pezze al culo” era essenziale per questa comunità cittadina, come Pasolini. Essenziale. Pasolini è stato ucciso.
Alla storia che fu Pelosi ad ucciderlo non crede più nessuno, neanche Pelosi che per la prima volta nel ’75 la raccontò ai magistrati, e capire da chi fu ucciso sarebbe molto importante, capire la mano che recise la poesia e la rivoluzione sarebbe vitale per chiarire le trame occulte del potere dell’Italia democristiana e complottista.
Capire chi armò la mano di qualche ragazzino borgataro forse ci aiuterebbe a capire la nostra storia. Ci aiuterebbe ma non basta. Non basta perché nessuno ci può dare indietro un poeta, nessuno ci può ridare indietro il suo sguardo celato dagli occhiali neri, nessuno ci può donare oggi di incontrarlo al terzo tavolino del Biondo Tevere e fermarsi a parlare di qualunque cosa passi sulle righe di un giornale.
Per questo che non so perdonare chi ha ucciso Pasolini, chi ha privato la mia generazione del suo sguardo attento, illuminato, per questo vorrei vedere i suoi assassini dietro le sbarre, per questo non sopporto chi dice 34 anni dopo di sapere e non dice, per questo non posso accettare che questo Paese non si sappia indignare contro chi alzò la mano contro la sacralità del poeta.

L’acqua adesso si è calmata, la giornata sta per finire e il domani sarà lieve. Resta Pasolini, aggrappato ad un luna che si fa spazio sulle nuvole, resta Pasolini nel tempo e nello spazio, resta la sua analisi del mondo, del sogno, dell’amore.

Che rimane.Comunque.Sempre. Come una poesia, che non perde inchiostro sotto la pioggia dell’irreale città.

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