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di Massimiliano Coccia – www.leragioni.it
In queste sere di ottobre Roma regala dei tramonti belli e decisi, che infuocano in maniera netta tutto il dorso della città, che vista dall’alto sembra normale e nervosamente quieta. Basta avvicinarsi poco per vedere il cambiamento che il sole e la luce decisa nascondono.
Il peggioramento delle condizioni sociali della città non parte solo dal cambio di amministrazione avvenuto in quelle drammatiche elezioni del 2008, che regalarono la vittoria a Gianni Alemanno, ma si ramifica nei rapporti sociali che sono alla base della storia e della memoria di questa città. L’atteggiamento nei confronti delle grandi questioni da parte della Giunta Alemanno non fa altro che assecondare l’umore della metropoli che come un’enorme matassa di materia appare sospesa in un futuro che stenta ad arrivare.
Il dato oggettivo è che non esiste un’idea globale di città, come ai tempi di Carraro, il governo della macchina amministrativa è lasciata ai dirigenti, che già sotto le amministrazioni Rutelli-Veltroni alle volte avevano più peso contrattuale della politica. E così tra nomine dissennate (è di queste settimane la nomina dell’ex naziskin Stefano Andrini) e una classe politica evidentemente inadatta ogni giorno la città perde le sue sfide centrali e lentamente scivola verso un declino che per il momento appare inarrestabile.
Declino che era iniziato anche con la seconda giunta Veltroni, troppo distratta dai venti della politica nazionale, ma che grazie a quattordici anni di esperienza di governo e alla capacità di molti elementi presenti in squadra, era riuscita quanto meno ad arginare; un declino strutturale nella forma stessa della città nata da uno sviluppo poco equilibrato tra centro e periferia che non è mai stata negli ultimi anni al centro di politiche che tentassero di arginare l’incremento della piccola e media criminalità e il conseguente scollamento sociale tra migranti e residenti. Le amministrazioni precedenti hanno spesso dato una cambiale in bianco alle associazioni e il modello culturale proposto ha scricchiolato fino a rompersi con le elezioni del 2008.
Adesso la città appare una metastasi impazzita nel corpo di un Paese che la rende meno capitale giorno dopo giorno, nonostante la legge speciale voluta dal Governo .
Alemanno si trova quindi una torta economicamente buona da spartire, ma con una Giunta che ha già visto l’avvicendarsi del tecnico Castiglione al Bilancio e che dà sempre meno sicurezza di governabilità. Tra esuberanze comportamentali e malcostume palese il sindaco annaspa su molti territori e neanche una ritrovata sintonia con la comunità ebraica e con un pezzo della città a lui ostile, non lo fa stare tranquillo.
Il caso del consigliere Patrizio Bianconi che via mail ha maltrattato un farmacista reo di non averlo votato e quindi non in diritto di chiedergli lo spostamento di un cassonetto dell’immondizia è solo la punta di un iceberg corposo dove tra assenze continue (i banchi della maggioranza sono quasi sempre vuoti) e bandi-mancia dove la Presidenza del Consiglio Comunale da soldi ad associazioni di Massa Carrara e a Casa Pound, e più che il Consiglio Comunale sembra essere diventato la sala degli hobby della giunta e del Sindaco che con un 79% di assenze registrate non sembra aver molta voglia di frequentare l’aula Giulio Cesare e non sembra avere neanche tutti i torti visto che i consigli non registrano note di pubblico interesse.
E l’opposizione? L’opposizione nel suo complesso tace e dorme.
Se si tolgono due o tre consiglieri che fanno opposizione seria e concreta ad Alemanno, il gruppo capitolino sembra ancora non essersi ripreso dalla batosta del 2008.
Il capogruppo Umberto Marroni, è ancora in sospensione di giudizio dal gruppo che ha più volte mostrato il suo disappunto per moltissime scelte. Una su tutti l’ormai nota questione Acea, dove senza coinvolgere il gruppo, in accordo con il segretario cittadino del PD, Riccardo Milana, fece nominare il Segretario Generale di Italianieuropei Andrea Perutzy. Da quell’episodio in poi Marroni è al centro di polemiche continue legate al rendimento dell’opposizione capitolina che oggettivamente è assente nel tessuto territoriale, sempre sospesa tra il passato veltroniano ed un futuro che vede Nicola Zingaretti, presidente della Provincia, candidato naturale di molti per conquistare tra cinque anni il colle più importante per Roma che ha smesso di essere il centro della politica nazionale ed è sempre più il centro nevralgico di una città dove il traffico, i tagli alla cultura e alle politiche dell’integrazione e dell’ambiente sembrano essere una scure sul futuro della metropoli, dove il sole tramonta sempre senza far rumore.