Il Respiro del racconto di Italo Evangelisti
*Ormai un anno fa Italo Evangelisti, poeta e critico d’arte, ci lasciava, questo sito riprende le sue trasmissioni da una sua recensione di “Esterno estivo”.
Massimiliano Coccia
*********
Il Respiro del racconto
di Italo Evangelisti, critico letterario.
La materia certa e presente del racconto è la neve; vergine, plasmabile, precaria ed eterna come tutto ciò che è “natura”.
Almeno per Carver che ne paragona la sorte a quella del “racconto” che, scrive, è come quella di una palla, di neve appunto, che scorre lungo la china della montagna (la nostra memoria e fantasia) e rotola e cresce e sobbalza e rallenta fino a valle dove, rallentando la corsa, conclude il suo viaggio, più o meno lungo, fermandosi in e con un punto finale.
I rischi sono due: o la palla si rompe contro uno sperone di roccia perché la neve, come le idee, è troppo bagnata, oppure si gonfia troppo (come la famosa rana) e si sfarina o diventa valanga che travolge.
Lo scrittore deve, quindi, soprattutto vigilare e governare l’affabulazione perché la struttura narrativa non deragli e gli sfugga di mano travolgendolo per overdose di personaggi, situazioni, paesaggi,sentimenti ecc…
Massimiliano Coccia, a giudicare da questo libro di racconti, “Esterno Estivo”, sembra ben consapevole dei suggerimenti carveriani e scandisce la sua scrittura con un linguaggio modernamente scabro ed essenziale dove il “parlato”e il “quotidiano” sono la felice mediazione tra pensiero e comportamenti dei personaggi conquistandosi una autonomia espressiva di forte suggestione narrativa e, direi, anche grafica; un po’ come i “fumetti” nei “cartoons”.
E’ un linguaggio, quindi, che nutre di verità e naturalezza la declinazione degli accadimenti e ne certifica l’autenticità.
La sua scelta stilistica allude al montaggio cinematografico dove la forma dialogica disegna l’identikit dei protagonisti precisandone, pagina dopo pagina, i caratteri psico-fisici, le ossessioni, i tic, gli ideali, le miserie e le speranze.
“Esterno estivo” affida poi la riflessione e il commento alla intimità confidenziale della forma epistolare con cui conclude il libro; in fondo, da giornalista quale è Massimiliano Coccia: da un lato i fatti, dall’altro, il commento, le considerazioni, ma, per fortuna nostra e merito suo, mai i giudizi che, lo sappiamo bene, sono temerari come le passioni.
Insomma, un bel libro che porta dopo il punto finale, tra parentesi, come per le inchieste serie, la parola “continua”.
E noi aspettiamo con motivata fiducia la prossima puntata.