Intervista su “Italia Sera” di Shaila Risolo
Come un giovane scrittore romano riesce a vincere un premio nazionale, sbaragliando gli avversari e incantando la giuria. Ieri l’Aula Magna della Sapienza ha indossato il suo vestito più elegante per premiare alcuni giovani artisti. La kermesse culturale è iniziata alle 16.30 quando il Dipartimento di arti musiche e spettacolo, in collaborazione con il laboratorio “24 fotogrammi in movimento” ha dato il via alla consegna dei riconoscimenti ai giovani artisti che si sono contraddistinti in diversi settori dell’arte: cinema, musica, letteratura e pittura: Massimiliano Coccia (scrittore) per “Esterno Estivo”, Luca Guadagnino (regista), Cristiana Capotondi (attrice), Ennio Calabria (pittore), Italo Evangelisti (poeta). Fra questi abbiamo incontrato Massimiliano Coccia, giovane scrittore capitolino, già vincitore di numerosi premi letterari (Premio Internazionale – Miramare”, Premio “Calabria 2007″, premio “Creativi -Città di Cosenza”) e al suo secondo lavoro. Dopo il primo libro “Gli occhi di Piero – Storia di Piero Bruno, un ragazzo degli anni ’70″ a giugno è uscito il suo nuovo libro “Esterno Estivo”, una raccolta di racconti che si snodano per le vie di Roma, che sta riscuotendo grande successo e interesse nel mondo editoriale. “Il libro è composto da tre racconti, tre lettere e una poesia, che rappresenta la somma del libro. Proprio questa commistione di generi ha dato originalità al libro e riconoscenza tra i critici. Volevo sperimentare i generi e giocare con gli stili. C’è un racconto in prima persona, un racconto dialogico ed uno più intimista. Inoltre, come incipit ho scelto dei versi di cantautori. Altra caratteristica peculiare è il fatto che ho proposto io la copertina del libro alla casa editrice per dare anche un senso alla copertina. Non volevo che fosse solo un marchio, qualcosa legata al marketing ma
volevo che tutto fosse coerente”.
– Ma le tre storie hanno un filo conduttore?
“Sono tre storie differenti sui sentimenti della vita. A fare da sfondo è sempre Roma e la stagione estiva. E’ questa la dimensione che scorre sulle pagine. Sono storie d’amore vissute in momenti differenti: c’è un giovane giornalista che torna a Roma dopo anni di assenza e ritrova un vecchio amore. Poi si incontra l’amore adulto e quello adolescenziale, che ha tempi diversi, concitati ed è caratterizzato dall’indecisione e dalla paura. Sono diversi modi di vivere il sentimento e le relazioni interpersonali.
Come sono nati questi racconti, singolarmente o già all’interno di questo progetto più ampio?
“Il libro è frutto di racconti nati singolarmente, cose che avevo scritto e che ho sistemato in questo progetto più ampio. Dopo il primo libro mi sentivo stretto nella dimensione impegnata e giornalistica. Avevo voglia di esprimere la sfera dei sentimenti, spesso per alcuni aspetti trascurata. Volevo poi, che le storie avessero un sapore positivo, che anche i problemi e le difficoltà risultassero colorate di una luce ottimistica. Le storie che racconto non sono mai distruttive, non c’è quell’aura di pesantezza che troppo spesso ritroviamo nel cinema o nella musica.
Forse è proprio questa visione positiva delle cose che lega i racconti”.
- E perché la scelta della stagione estiva?
“Ispirandomi a ‘La bella estate’ di Pavese, a quel mondo, ho scelto la bella stagione perché è un periodo di cambiamento in cui, inoltre, emerge la base della città. Chi rimane in città trova qualcosa di diverso, non so gli anziani, i colori e tutti coloro che rimangono per lavorare il tutto è coinvolto in un silenzio pieno. E’, un periodo in cui si riesce ad assaporare l’eternità di questa città, ecco il vantaggio è dato sicuramente dalla bellezza di Roma, che in tutte le altre stagioni non si scopre e poco si apprezza per la frenesia della quotidianità: ma come una bella donna l’estate non riesce a non mostrarsi…
Ti aspettavi tutti questi premi? Sei soddisfatto del libro?
” I premi fanno sempre piacere, anche se ciò che più mi rende felice è il riconoscimento del pubblico, della gente che lo legge e mi fa i complimenti. Poi, quando presento lo presento nelle scuole, molto spesso nascono delle discussioni interessanti e nonostante il mio forte senso autocritico, ammetto che sono contento del lavoro che ho fatto”.