Il segno delle orme – Dal 19 Aprile al 25 Maggio alla Casa della Memoria
le strade dell’arte nella memoria del futuro
CASA DELLA MEMORIA E DELLA STORIA | 20 aprile – 25 maggio 2012
a cura di Pierluigi Berto, Bianca Cimiotta Lami, Dario Evola
Alla Casa della Memoria e della Storia il simbolico incontro
tra due generazioni di artisti che dipingono il dolore, l’impegno e la Resistenza
Inaugurazione 19 Aprile 2012 – ore 17.30
La mostra collettiva di pittura, grafica e scultura “Il segno delle orme – Le strade dell’arte nella memoria del futuro” pone a confronto gli allievi dell’Accademia di Belle Arti di Roma con gli artisti della generazione del secondo dopoguerra che hanno partecipato attivamente alle vicende che hanno segnato la Liberazione e la Resistenza.
Il percorso composto da sedici opere d’arte si snoda partendo dall’intimità esistenziale suggerita dalle opere di Vespignani fino ad arrivare alla narrazione di una dolorosa memoria collettiva ispirata da Käthe Kollwitz, unendo le arti e le storie di due generazioni a confronto, che appaiono lontane ma che sono vicine per tensioni, idealità e voglia di cambiamento.
Una memoria che affonda le sue radici nel passato recente del nostro Paese ma che volge il suo sguardo al futuro illuminando colori e linee che contribuiscono a ricostruire paure e lotte di coloro che erano “ragazzi” negli anni della Resistenza e della ricostruzione civile e morale dell’Italia.
Gli artisti coinvolti nell’esposizione sono: Sabina Bernard, Alexandra Bolgova, Gianluca Brando, Laura Cirillo, Michele D’Aloisio, Francesco Di Traglia, Martina Donati, Mario Giordano, Renata Lefel, Gabriele Luciani, Giorgia Marzi, Luigina Massariello, Monica Neri, Uber Passatelli, Giovanni Sigrisi, Claudio Silvano.
Per Dario Evola, è questo un progetto – come scrive nel catalogo della mostra – dove «l’oggetto dei disegni prodotti da questa compagnia di incamminati è la memoria, le cui opere sono la testimonianza di uno sguardo non vissuto direttamente, ma come trasmissione di una esperienza in una corrente ad alta tensione emotiva, quella che passa dal filo della memoria e dell’esperienza estetica. Il segno artistico è progetto di una esperienza, è atto etico nel passaggio estetico».
Di memoria e di memorie, di vite e storie, parlano queste opere d’arte, le quali permettono che la Casa della Memoria si trasformi, cambi pelle perché, come afferma l’Assessore Dino Gasperini sempre nel catalogo della mostra, «la Casa della Memoria e della Storia diventa anche casa della memoria e della storia dell’arte e nell’arte, senza per questo snaturare la propria vocazione e la propria “missione”. L’arte qui riletta e raccontata è quella di documentazione e denuncia di violenze, atrocità e orrori che l’uomo ha commesso ma non può e non deve dimenticare».
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Racconti fatali
Di Massimiliano Coccia (Il Recensore)
La casa editrice “Nova Delphi” fa scoprire al pubblico italiano i “Racconti fatali” di Leopoldo Lugones, poeta, giornalista, narratore argentino, che ha saputo dare spirito, corpo e sostanza al racconto fantastico sudamericano, considerato da Borges e Cortàzar un vero e proprio maestro. La vita di Lugones fu segnata da numerose svolte e frequenti cambiamenti, sopratutto politici,passò dal socialismo al liberalismo e poi al conservatorismo e infine al fascismo e alla speranza che una svolta autoritaria dell’Argentina potesse portare il Paese fuori da un dibattito che si era aggrovigliato su se stesso. Lugones non chiese mai alla politica, tanto rifiutare, durante il governo militare e conservatore, il direttorio della Biblioteca Centrale Argentina.
Ne i “Racconti fatali” Lugones sembra erigere le fondamenta per la nuova letteratura sudamericana, pulita dagli orpelli del localismo e della costante introspezione e varca le porte Scee del fantastico creando col lettore una sorta di patto dove il narratore onnisciente dei primi tre racconti (Il vaso di alabastro, Gli occhi della Regina e Il pugnale), conduce per mano il lettore fino a confonderlo su cosa sia reale e cosa sia fantastico, mescolando come ne “Il vaso di alabastro” e “Gli occhi della Regina” alle importanti scoperte in ambito archeologico che tra l’800 e i primi decenni del ‘900 fecero sognare molti studiosi sulla natura della civiltà egizia e della natura della specie umana stessa. La prosa di Lugones è quindi fantastico-antropologica dove l’uomo/narratore sembra chiedersi il significato delle proprie origini e del proprio futuro, rifugiandosi nell’archetipo della magia e del fantastico. E’ prosa irrazionale e delle origini che però si lega ad un fantastico “reale”, quando ne “Il segreto di Don Giovanni” e in “Agueda” il contesto diventa la quotidianità argentina. Read more…
Gli occhi di Lucio.La poesia di Lucio Dalla
I grandi se ne vanno così, un giorno come tanti altri, mentre ti stai svegliando, magari mentre saluti la donna che ami con un sorriso, se ne vanno come sono venuti al mondo, in silenzio, portando al cuore l’ultimo applauso del pubblico per stringerlo a sé, per renderlo eterno.
E così, all’improvviso, ci ha lasciato Lucio Dalla, uno dei cantautori più emozionali del nostro tempo, che è riuscito a penetrare nel codice genetico della musica italiana cambiandola per sempre.
Se Lucio Battisti ha rivoluzionato la musica leggera con Mogol, Dalla ha ibridato le molteplici tradizioni che il nostro Paese conserva, creando un miscuglio di sonorità dove la leggerezza della musica faceva da contrafforte ai temi non sempre spensierati che Dalla cantava. Ma il piccolo grande bolognese apparteneva al mondo, era un jazzista nero di New Orleans e un consumato blues man di periferia, uno scugnizzo che saltellava tra le note di una canzone e un poeta delicato che raccontava un amore rivolto sempre al futuro.
Lucio Dalla era questo soprattutto, un uomo che rimirava l’orizzonte con passione e speranza, pensando più al giorno, al mese e all’anno che verrà che a quello appena trascorso. La sua morte sembra innaturale, sembra quasi un furto, una cosa da scatenare una guerra tra uomini e dèi, perché la presenza di Lucio Dalla nella vita culturale del Paese era qualcosa di certo e inequivocabile, quel mondo fatto di “tante finestrelle colorate”, di “disperati ed erotici stomp”, di mari che luccicano, di “santi che pagano il pranzo”, di figli sperati e sogni scoloriti, in quel mondo ci siamo nati e vissuti senza badare tanto alle generazioni e alle cose che cambiavano, in quel mondo non esiste il tempo della storia, ma solo quello del cuore che batte e non sa fermarsi.
Con dolce curiosità – Tributo ad Andrea Zanzotto
Tributo a Zanzotto
Un volume su Andrea Zanzotto. Un tributo che, con l’intervento di alcuni studiosi non vuole fornire un’univoca chiave di lettura di un corpus letterario fin troppo vasto, ma uno strumento di analisi per la poesia di uno dei maggiori intellettuali del nostro tempo.
Il poeta di Pieve di Soligo è riuscito a raccontare e a far coniugare il “silenzio della Natura” e le “violenze della Storia”, il “sacro” e la “scienza”, l’“ordine” e il “disordine”. I grandi interrogativi dell’uomo e della società occidentale non trovano forse risposte ma lasciano dietro di loro un messaggio profondo di speranza. Una lode alla realtà e al vivere quotidiano scandito dalle stagioni.
Il titolo di questo volume, “Con dolce curiosità“, curato da Matteo Chiavarone, rimanda ad una omonima poesia all’interno di “Sponda al sole”, seconda sezione di Dietro il paesaggio, e vuole essere la “dichiarazione d’intenti” del curatore e degli autori presenti nel libro. Tre parti di cui una è dedicata in un certo senso ai “saluti”, con un breve ricordo di Paolo Di Paolo, giovane autore che sta facendo parlare molto di sé e che conobbe Zanzotto qualche anno fa, lui studente di liceo e il poeta già ottantenne; e un necrologio scritto dall’intellettuale francese Philippe Di Meo per “La Quinzaine littéraire” (numero 1048 del 1° al 15 novembre 2011) e gentilmente offertoci dall’autore.
La seconda parte, la più corposa, è una raccolta di saggi molto diversi tra loro per stile e contenuto. Gli aspetti trattati – linguistici, contenutistici, letterari – sono stati scelti dagli autori (professori, intellettuali, poeti e studiosi in genere) in piena libertà affinché si potesse guardare all’opera zanzottiana con uno sguardo intimo e personale.
Infine, in appendice, un’intervista eseguita nel 1993 da Vera Lúcia de Oliveira (Maccherani), nell’ambito di “Poesia a Palazzo dei Priori” del Merendacolo di Perugia e pubblicata sulla Revista da APIESP – Associação de Professores de Italiano do Estado de São Paulo ma ancora inedita in Italia (se ne trova però traccia su internet, all’indirizzo personale dell’autrice).
Quello che ne viene fuori è un volume agile, capace però di cogliere, a suo modo, la parabola poetica dell’autore. Un testo che guarda e osserva con un gusto voyeuristico, dentro le parole, i suoni, le immagini. Scruta insomma dentro i versi di Zanzotto, dentro quella natura che con tanta forza il poeta, in tutta la sua opera, ci ha voluto disegnare. E lo fa nella maniera migliore: con dolce curiosità.
Massimiliano Coccia partecipa con il saggio “Una storia d’amore”.
Vacanze di Natale – Racconti (Cooper)
“C’è ben poca voglia di “evasione nella gran parte di questi racconti, come se chi vive e scrive oggi in Italia fosse ben consapevole della difficoltà non solo di attraversare questo tempo pesante e grigio, ma anche soltanto di immaginarsi un futuro prossimo o lontano fuori dal vuoto intorno e di fronte a noi che è adesso il nostro Paese. È vero, il mondo è diventato povero, e si viaggia davvero poco nel libro che avete tra le mani, però questi dieci racconti, di voci e stili molto diversi tra loro, sanno ugualmente sorprenderci con la loro onestà, e mostrarci, a volte in modo impietoso, a volte strappandoci un sorriso, qual è davvero la vita in Italia, oggi. Buone “Vacanze di Natale” a voi. (Dalla nota del curatore,Simone Caltabellota).”
Ecco l’elenco dei racconti:
- Barbaro Matteo – J.H scomparso
- Buccarella Cosimo – Panda
- Coccia Massimiliano – Rapido 904
- Cordisco Giampiero – Il solito paio di guanti
- Garbarini Simona – Cristalli
- Ledda Rachele – Luci di dicembre
- Mondin Natan – Come il sorriso della hostess
- Renzoni Tommaso – L’uomo senza paura
- Rochira Daniela – Notte di neve
- Settembrini Eddie – Approfitto delle vacanze di Natale per pensarci su
In questa antologia troverete “Rapido 904″ un mio racconto sulla “Strage di Natale” avvenuta nel 1984.
Trovate il volume in libreria o nei book shop on-line.
Buona lettura.
Le omissioni
I veri libri di poesia sono rari, molto rari, una felice scoperta è stato leggere Le omissioni, di Ottavio Fatica, uno dei migliori traduttori italiani che sta curando da alcuni anni la ritraduzione completa di Rudyard Kipling.
I versi di Fatica giungono alla fine di un lungo cammino di ricerca linguistica e poetica, vi è la passione per la lingua e le figure retoriche, che però non fanno diventare i versi entità astratte o chiuse, bensì liberano il significante e il significato in tutta la loro completezza.
Èpoesia di privazione quella di Fatica, di amore, di dubbio, di incertezze, è ricolma di vita, di ferite non rimarginate ed è in questo istante quando la ferita pulsa e sanguina che si percepisce il senso vero e profondo della sua poetica, perché la sua poesia non è esercizio linguistico o appunti distratti, ma è una ferita aperta, che brilla ancora al sole, che sgorga sangue e versi, una ferita, la stessa che per Italo Calvino è motivo della nostra battaglia quotidiana. Èun poeta silente Ottavio Fatica, che vive un rapporto conflittuale con l’intorno, dove la natura è un’entità misteriosa, una natura che strappa centimetri all’urbana metropoli, (…e poi passando accanto/ alla boscaglia con un brivido/ avvertire una presenza/ […] e continuando/ a correre scoprire con più angoscia/ che mai che sei ignorato da uno scampolo di giungla sotto casa…) , una natura,quindi, che ignora il cammino del passante e che raramente consola.
Chi si aspettava un approccio accademico alla poesia da parte di uno dei più grandi traduttori italiani, ne rimarrà deluso, perché Le omissioni non rappresentano una summa poetica ma sono versi che pongono interrogativi e guardano avanti, sono enigmi irrisolti e sogni sussurrati che accompagnano le nostre sere e i nostri giorni di uomini e donne che si confrontano con la contemporaneità ed è per questo che la poesia di Fatica diventa “nuda mano sulla carne viva”, tocca i centri nervosi e porta sempre e comunque ad una reazione, sia essa un sospiro,una privazione o una gioia intima.
Le omissioni sono quindi la dimostrazione che è ancora possibile fare poesia e con essa cercare di imbrigliare il tempo che fugge e scorre, un tempo pieno di affanno, ma «è sempre tempo: il tempo di ora/ e non ha altro luogo».
“L’inferno sono gli altri”: Intervista a Silvia Giralucci
intervista di Massimiliano Coccia (flaneri.com – Flanerì)
Silvia Giralucci è una giornalista veneta, che ha vissuto sulla propria pelle la crudeltà degli anni ‘70 e della terribile stagione del terrorismo italiano, perché in una mattina di inizio estate del 1974 suo padre Graziano Giralucci, agente di commercio, insieme a Giuseppe Mazzola, carabiniere in congedo, entrambi militanti dell’MSI, furono uccisi dentro la sezione di via Zabarella a Padova, dalle Brigate Rosse.
Nel 1974 Silvia ha tre anni e crescerà cercando di capire e di ricostruire quello che avvenne quel 17 Giugno del 1974. Nel mezzo di questo percorso arriva il libro L’inferno sono gli altri, che racconta e scava in quel giorno di Giugno, permettendo al lettore di immergersi pienamente negli intrecci e nelle contraddizioni di quegli anni, di quella storia che diventa narrazione collettiva. La forza del libro di Silvia Giralucci è proprio questa, non diventare una sterile litania personale sul dolore e sulla perdita, sulle ingiustizie e sulla solitudine, ma invertire la rotta, creare una memoria condivisa non sulla carta, ma nel suo senso più profondo, mescolandosi, confrontandosi, scoprendo gli altri.
L’inferno sono gli altri è una bella eccezione di questi tempi dove la memoria degli anni ’70 sembra essere protetta da vestali giornalistici del dolore e dove una vittima per comodità di Stato rimane tale, senza diventare motore di giustizia e verità.
L’inferno sono gli altri è una frase di Jean Paul Sartre riferita a quella sfera di rapporti umani e sociali che portano alla creazione di barriere, relazioni contorte che possono portarci all’inferno. Come mai un titolo così evocativoe duro?
Il titolo L’inferno sono gli altri è il risultato di lunghe discussioni con la mia editor di Mondadori, la bravissima e paziente Nicoletta Lazzari. Io volevo un titolo che richiamasse l’idea delle prospettive multiple, che raccontasse le difficoltà che abbiamo tutti a guardare il mondo anche con gli occhi del nemico, che sottolineasse la naturale tendenza a considerare la nostra violenza come inevitabile risposta a quelle che consideriamo aggressioni degli altri. Per la casa editrice era importante anche sottolineare la mia storia personale, il fatto che l’autrice fosse la figlia di una vittima del terrorismo. La citazione di Sartre aveva le fiamme, la dicotomia tra il noi e gli altri, l’idea delle prospettive e anche quella della sofferenza, e su questa ci siamo trovate d’accordo. Devo dire poi che mi sembra che come titolo funzioni perché ciascuno ci vede quel che crede. Il significato che gli dò io è molto diverso da quello che ci danno altri lettori. Va bene così.
Il tuo non è il canonico libro sulla storia personale di chi, dalle parte delle vittime, ha subito gli anni ’70, ma vuole essere una ricerca letteraria, sociale ed antropologica sul significato degli anni di piombo, com’è Read more…
Oltre il caso Penati
Roma2013.org, nel bel mezzo del caso Penati, ha chiesto ad alcuni giovani esponenti del Pd di dare vita ad un dibattito sul futuro del Partito. Crediamo che sia la maniera più giusta per provare a capire cosa e come potrà essere il Pd del futuro. Crediamo che chiederlo alle forze giovani del Partito Democratico sia l’unica maniera per dare voce al cambiamento, che da più parti si chiede. Pubblichiamo l’intervento di Massimiliano Coccia, scrittore ed iscritto al Circolo Pd Alberone.
di Massimiliano Coccia
Il caso Penati mi ha profondamente scosso, non perché pensassi che nel centrosinistra non ci potessero essere corruttori e corrotti, ma perché sinceramente credevo che quel metodo di tangenti e finanziamenti illeciti non ci appartenesse neanche nel sospetto.
Al di là di quello che la magistratura accerterà, c’è alla radice un problema che viene sollevato, ovvero il vincolo tra politica ed economia. Le due hanno spesso un rapporto insano, non basato sul merito, insieme creano clientele e mai meccanismi virtuosi e il perché è facile e assurdo da capire e risiede in una classe politica mediocre, interessata a se stessa e non alla collettività. Per questo la vicenda Penati, presa con le tutele del caso e il massimo rispetto per la presunzione di innocenza, nonché il rispetto per la magistratura, desta un senso preoccupante di vuoto e spaesamento nei cittadini che, semplicisticamente, non amano il garantismo e per loro quindi Penati è già colpevole. Quindi uguale agli altri, ragione per cui il PD è uguale agli altri perché ha il suo tasso di parlamentari migrati tra i Responsabili, i suoi condannati negli Enti Locali e via dicendo. Read more…
Lucian Freud
di Massimiliano Coccia (www.flaneri.com)

Ho conosciuto un uomo qualche autunno fa, era in libreria, una libreria del centro di Roma e fuori faceva freddo. Se ne stava seduto in disparte su uno di quegli sgabelli che servono per prendere i libri. Aveva ritagli di giornale tra le mani che quasi accarezzava. Non sapevo chi fosse era avvolto in un cappotto di lana e le sue mani sembravano dei rami d’alberi, di quegli alberi alti che si trovano o nella Foresta nera o nei sobborghi londinesi. Prese un libro e lo accarezzò guardava alcune immagini sotto il riflesso della luce, sorrise appena un poco ad una commessa dai capelli biondi e l’aria distratta, la fissò per un attimo come a volerla fotografare. Notai sui suoi pantaloni un po’ di colore giallo che emergeva e allora pensai a lui come ad un imbianchino o un manovale che leggeva un libro d’arte.
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